Venerdì io e Francesca siamo stati all'incontro su Paolo VI e il lavoro organizzato dalla Parrocchia (che prima o poi verrà caricato qui).
E' stato un incontro interessante, sono felice di essere stato tra i pochi partecipanti.
La relatrice ha tratteggiato l'atteggiamento di Montini/Paolo VI nei confronti del lavoro citando molti testi e facendo molti parallelismi con l'attuale Papa. Mi ha un po' stupito che non si sia parlato della continuità che si legge in tutta la dottrina sociale della Chiesa sulla dignità del lavoro, dalla Rerum Novarum (prima) alle Laborem Exercens, Centesimus Annus e Caritas in Veritate (poi).
Ma al di là della relazione in sè, ho poi riflettuto sul rapporto tra Chiesa e lavoro. Con tutte quelle aperture "spot", come visitare le fabbriche o scrivere encicliche, si è costruito un rapporto duraturo ed efficace?
A me pare di no: gli operai hanno continuato a votare comunista, nel decennio finale di Paolo VI è nato e cresciuto il terrorismo rosso, i padroni hanno continuato a godere dell'appoggio di gran parte della gerarchia, l'esperimento dei preti operai, citato nell'incontro, non ebbe gran seguito.
Ma anche dalla parte della Chiesa si nota un certo silenzio: nelle moltitudini di beati e santi elevati agli altari da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI non ricordo nessuno che sia santo per la sua attività lavorativa, né tra i padroni né tra gli operai. Ci sono dei santi lavoratori, ma nessuno che sia "simbolico" e santo in virtù del suo operato, tant'è vero che il patrono dei lavoratori è San Giuseppe lavoratore e non un santo moderno.
Qui a Brescia abbiamo il beato Tovini, che però era più che altro un professionista e la cui figura non è esente da polemiche, specie nella sua stessa Valcamonica.
domenica 26 aprile 2015
lunedì 20 aprile 2015
Consigli di lettura
Articolo bello bello bello sulla questione meridionale.
Che, come avevo già detto, è essenzialmente una questione culturale.
Però i problemi non sono solo meridionali, eh: l'Italia tutta ha parecchi problemi. A volte mi viene da pensare che aveva ragione Giovanni Federico quando diceva che
che se vogliamo è un altro problema culturale.
Renzi sta provando a metterci qualche pezza. Potrebbe andar meglio e potrebbe andar peggio: io continuo a pensare che Renzi sia un miglioramento rispetto a Berlusconi (e ci vuole poco), ma per ora sta facendo cose secondo me condivisibili ma solo quando gli conviene.
Gli interventi impopolari ma necessari sono continuamente procrastinati.
Che, come avevo già detto, è essenzialmente una questione culturale.
Però i problemi non sono solo meridionali, eh: l'Italia tutta ha parecchi problemi. A volte mi viene da pensare che aveva ragione Giovanni Federico quando diceva che
Molti a parole riconoscono la necessità di profonde riforme, ma (quasi) nessuno è disposto a subirne i costi per la propria posizione personale
che se vogliamo è un altro problema culturale.
Renzi sta provando a metterci qualche pezza. Potrebbe andar meglio e potrebbe andar peggio: io continuo a pensare che Renzi sia un miglioramento rispetto a Berlusconi (e ci vuole poco), ma per ora sta facendo cose secondo me condivisibili ma solo quando gli conviene.
Gli interventi impopolari ma necessari sono continuamente procrastinati.
lunedì 13 aprile 2015
Bilanci e risanamento
Leggo sull'ultimo numero del giornalino comunale l'intervento di Massimo Reboldi, da cui apprendo che il bilancio del Comune di Ospitaletto è di 18 milioni di euro all'anno.
Poche righe sotto si parla del
Reboldi ci dice insomma che il debito ammontava al 44% del bilancio comunale!
Ma soprattutto, Reboldi e il Sindaco ci informano che nei prossimi anni partirà l'auspicata riduzione delle tasse, che finora non si è riuscita a fare per colpa del debito pregresso. Dobbiamo quindi desumere che Bordonaro è riuscito a ripianare il bilancio rientrando in soli due anni (arco temporale citato dallo stesso Reboldi) da un debito così importante?
A me sembra che ci sia qualcosa che non va, in questa versione.
Intanto, il rientro dal debito ha avuto una grossa mano dal Commissario, che ha applicato il ben noto aumento delle imposte locali fino ai massimi. L'amministrazione Sarnico si è trovata un risanamento già avviato, quindi per lo menola prospettiva temporale va un po' estesa, dando merito anche a qualcun altro. Prandelli ha lasciato il suo "buco" nel 2011, quattro anni fa, non due.
Ma fidiamoci di Reboldi, e conteggiamo il tempo di attività come dice lui: due anni. Dobbiamo quindi pensare che in due anni questa amministrazione ha ripianato per ogni anno un debito pari al 22% dell'intero bilancio comunale.
Facciamo un parallelo col bilancio statale: esso ammonta a circa 500 miliardi di euro l'anno. Rientrare ogni anno del 22% significa recuperare 110 miliardi di euro, ovvero quasi il 7% del PIL.
Altro che fiscal compact! Di fronte a una performance simile bisognerebbe proporre l'assessore al Bilancio come commissario europeo, e mandarlo a risanare la Grecia. Invece nell'intervento di Reboldi non si fa nessun cenno all'assessore, che - come sappiamo - non è nemmeno più assessore.
Insomma, caro Massimo, qui o si taglia la stima del debito, o si ricalcola l'orizzonte temporale fino al commissariamento, o si fa un monumento a Bordonaro!
Poche righe sotto si parla del
[...] debito lasciato in eredità dall’allora Sindaco Prandelli e assessore Chiari, che tra cause perse con Italgas, atti unilaterali d’obbligo per aree trasformate prima dell’approvazione del PGT e introiti registrati ma mai incassati di aree mai cedute, ammontava a 8 milioni di euro.
Reboldi ci dice insomma che il debito ammontava al 44% del bilancio comunale!
Ma soprattutto, Reboldi e il Sindaco ci informano che nei prossimi anni partirà l'auspicata riduzione delle tasse, che finora non si è riuscita a fare per colpa del debito pregresso. Dobbiamo quindi desumere che Bordonaro è riuscito a ripianare il bilancio rientrando in soli due anni (arco temporale citato dallo stesso Reboldi) da un debito così importante?
A me sembra che ci sia qualcosa che non va, in questa versione.
Intanto, il rientro dal debito ha avuto una grossa mano dal Commissario, che ha applicato il ben noto aumento delle imposte locali fino ai massimi. L'amministrazione Sarnico si è trovata un risanamento già avviato, quindi per lo menola prospettiva temporale va un po' estesa, dando merito anche a qualcun altro. Prandelli ha lasciato il suo "buco" nel 2011, quattro anni fa, non due.
Ma fidiamoci di Reboldi, e conteggiamo il tempo di attività come dice lui: due anni. Dobbiamo quindi pensare che in due anni questa amministrazione ha ripianato per ogni anno un debito pari al 22% dell'intero bilancio comunale.
Facciamo un parallelo col bilancio statale: esso ammonta a circa 500 miliardi di euro l'anno. Rientrare ogni anno del 22% significa recuperare 110 miliardi di euro, ovvero quasi il 7% del PIL.
Altro che fiscal compact! Di fronte a una performance simile bisognerebbe proporre l'assessore al Bilancio come commissario europeo, e mandarlo a risanare la Grecia. Invece nell'intervento di Reboldi non si fa nessun cenno all'assessore, che - come sappiamo - non è nemmeno più assessore.
Insomma, caro Massimo, qui o si taglia la stima del debito, o si ricalcola l'orizzonte temporale fino al commissariamento, o si fa un monumento a Bordonaro!
mercoledì 8 aprile 2015
Il Triduo comunitario
Ogni anno che passa mi piace sempre di più vivere il triduo con la mia comunità parrocchiale.
Giovedì e venerdì sera mi sono guardato in giro e ho visto tante facce. Ormai sono di mezza età e ho la fortuna di conoscere molte persone sia più vecchie che più giovani di me.
Già il fatto di vedere facce note assieme a facce nuove dà l'idea di una comunità viva, che si conosce e insieme si rinnova.
Tra le facce che conosco, poi, mi colpiva la varietà. Ho visto giovani e vecchi, uomini e donne, lavoratori e studenti, coppie e singoli. Ho visto gente di destra e di sinistra, gente che stimo e gente con cui non sono d'accordo. Gente che incrocio in giro per il paese e gente che vedo solo a Messa.
Comunque tutte persone che dopo una giornata di lavoro o di impegni hanno voluto trovarsi nella loro Chiesa per celebrare i riti del Triduo, per dirsi ancora una volta cristiani e pregare insieme.
Quei tre giorni danno l'idea della comunità cristiana ancor di più che la Messa pasquale, che pure è più partecipata. Perché le persone che c'erano il giovedì, il venerdì, il sabato hanno scelto di esserci, di ritagliarsi un momento.
Grazie alla mia comunità, quindi.
Giovedì e venerdì sera mi sono guardato in giro e ho visto tante facce. Ormai sono di mezza età e ho la fortuna di conoscere molte persone sia più vecchie che più giovani di me.
Già il fatto di vedere facce note assieme a facce nuove dà l'idea di una comunità viva, che si conosce e insieme si rinnova.
Tra le facce che conosco, poi, mi colpiva la varietà. Ho visto giovani e vecchi, uomini e donne, lavoratori e studenti, coppie e singoli. Ho visto gente di destra e di sinistra, gente che stimo e gente con cui non sono d'accordo. Gente che incrocio in giro per il paese e gente che vedo solo a Messa.
Comunque tutte persone che dopo una giornata di lavoro o di impegni hanno voluto trovarsi nella loro Chiesa per celebrare i riti del Triduo, per dirsi ancora una volta cristiani e pregare insieme.
Quei tre giorni danno l'idea della comunità cristiana ancor di più che la Messa pasquale, che pure è più partecipata. Perché le persone che c'erano il giovedì, il venerdì, il sabato hanno scelto di esserci, di ritagliarsi un momento.
Grazie alla mia comunità, quindi.
giovedì 2 aprile 2015
Per una Pasqua di perdono
Qualche giorno fa sono stato a fare una passeggiata in montagna. A un certo punto ho incontrato un gruppo di persone che discutevano. Una signora stava raccontando a un'amica di una sua confessione. La conversazione è andata più o meno così.
"...e il prete mi ha detto che non mi poteva assolvere. Poteva benedirmi, ma non poteva darmi l'assoluzione."
"Ah sì? E come mai?"
"Perché anche se tu hai ragione, ma non fai nulla per fare la pace, sei nel peccato lo stesso. Ma io non me la sentivo di perdonare. Non dopo quello che mi aveva fatto. Ma ti pare? No no, va bene tutto ma deve essere lei a cercarmi e a chiedermi scusa. E allora gli ho detto: va bene, mi benedica, ma io non me la sento di perdonarla."
Siamo ancora nel Sabato Santo della storia, e a volte torniamo anche al Venerdì.
Ringraziamo il Cristo per l'esempio del perdono fino al supremo sacrificio.
Ringraziamo il Signore perché esistono tante persone capaci di perdono.
Ringraziamo il Signore perché esistono pastori che non hanno paura di annunciare la verità, anche quando non piace.
Preghiamo perché sempre più cristiani riescano a vivere secondo il Vangelo.
Buona Santa Pasqua.
"...e il prete mi ha detto che non mi poteva assolvere. Poteva benedirmi, ma non poteva darmi l'assoluzione."
"Ah sì? E come mai?"
"Perché anche se tu hai ragione, ma non fai nulla per fare la pace, sei nel peccato lo stesso. Ma io non me la sentivo di perdonare. Non dopo quello che mi aveva fatto. Ma ti pare? No no, va bene tutto ma deve essere lei a cercarmi e a chiedermi scusa. E allora gli ho detto: va bene, mi benedica, ma io non me la sento di perdonarla."
Siamo ancora nel Sabato Santo della storia, e a volte torniamo anche al Venerdì.
Ringraziamo il Cristo per l'esempio del perdono fino al supremo sacrificio.
Ringraziamo il Signore perché esistono tante persone capaci di perdono.
Ringraziamo il Signore perché esistono pastori che non hanno paura di annunciare la verità, anche quando non piace.
Preghiamo perché sempre più cristiani riescano a vivere secondo il Vangelo.
Buona Santa Pasqua.
mercoledì 25 marzo 2015
Sulla centrale a biomasse
Ho seguito solo a spizzichi e bocconi la questione della centrale a biomasse della fraternità. Metto giù alcuni punti.
Qualche pasticcio, in fase di approvazione del PGT, dev'esserci stato. In effetti sembra un controsenso concedere la maggior cubatura alla Fraternità per poi inalberarsi se questa richiede di farci la centrale: si poteva semplicemente non concedere l'ampliamento. Sarebbe bello conoscere le spiegazioni della maggioranza riguardo a questa che sembra un'evidente contraddizione.
La richiesta di un Consiglio Comunale aperto da parte della minoranza è legittima, anche se non so quanto opportuna.
Da una parte l'esigenza di trasparenza è sempre da tenere in conto.
D'altra parte uno strumento come il Consiglio Comunale aperto è a rischio demagogia: si rischia di finire in nulla di fatto con accuse reciproche.
Mi chiedo anche se un gruppo di associazioni, parti in causa e cittadini possa essere il luogo migliore per parlare serenamente di una questione che ha anche risvolti tecnici non indifferenti: la compatibilità o la pericolosità di una centrale elettrica a biomasse di quella dimensione dovrebbe essere discussa e stabilita quantomeno con l'ausilio di esperti del settore (ASL? ARPA?). Il pubblico meno competente rischia di essere esposto alla sindrome NIMBY.
Vedo che però la maggioranza si è mossa convocando una seduta pubblica della Commissione Territorio e Ambiente, con audizione di
per la discussione dell'argomento. Una Commissione "aperta", quindi (aspetto che chi di dovere faccia notare le differenze ai fini pratici: la Commissione non è deliberativa?)
Altra iniziativa dell'Amministrazione è stata proporre l'estensione della rete del metano fino alla Fraternità, anche a spese (parzialmente) pubbliche.
Si può obiettare che se ci si fosse pensato prima non ci sarebbe stato bisogno di trovare una mediazione, per di più onerosa per le casse pubbliche.
Allo stato in cui siamo, però, la mossa ha senso. O meglio: ci sono due possibilità:
Certo leggere articoli come questo fanno male, pensando alla Fraternità, alla sua storia, a Giovanni Borghetti.
Infine: non sarebbe ora di ripensare il concetto di biomasse come fonte rinnovabile?
La loro classificazione mi sembra un grimaldello per aggirare le leggi ecologiche.
Qualche pasticcio, in fase di approvazione del PGT, dev'esserci stato. In effetti sembra un controsenso concedere la maggior cubatura alla Fraternità per poi inalberarsi se questa richiede di farci la centrale: si poteva semplicemente non concedere l'ampliamento. Sarebbe bello conoscere le spiegazioni della maggioranza riguardo a questa che sembra un'evidente contraddizione.
La richiesta di un Consiglio Comunale aperto da parte della minoranza è legittima, anche se non so quanto opportuna.
Da una parte l'esigenza di trasparenza è sempre da tenere in conto.
D'altra parte uno strumento come il Consiglio Comunale aperto è a rischio demagogia: si rischia di finire in nulla di fatto con accuse reciproche.
Mi chiedo anche se un gruppo di associazioni, parti in causa e cittadini possa essere il luogo migliore per parlare serenamente di una questione che ha anche risvolti tecnici non indifferenti: la compatibilità o la pericolosità di una centrale elettrica a biomasse di quella dimensione dovrebbe essere discussa e stabilita quantomeno con l'ausilio di esperti del settore (ASL? ARPA?). Il pubblico meno competente rischia di essere esposto alla sindrome NIMBY.
Vedo che però la maggioranza si è mossa convocando una seduta pubblica della Commissione Territorio e Ambiente, con audizione di
gruppi, associazioni, operatori economici e sociali, comitati e cittadini
per la discussione dell'argomento. Una Commissione "aperta", quindi (aspetto che chi di dovere faccia notare le differenze ai fini pratici: la Commissione non è deliberativa?)
Altra iniziativa dell'Amministrazione è stata proporre l'estensione della rete del metano fino alla Fraternità, anche a spese (parzialmente) pubbliche.
Si può obiettare che se ci si fosse pensato prima non ci sarebbe stato bisogno di trovare una mediazione, per di più onerosa per le casse pubbliche.
Allo stato in cui siamo, però, la mossa ha senso. O meglio: ci sono due possibilità:
- se la centrale a biomasse è un pericolo per la salute, incompatibile con l'ambiente circostante, dovrebbe pur trovarsi un qualche ente che certifichi questa cosa (a chi spetta?). In questo caso Fraternità Impresa Sociale si dovrebbe arrangiare a trovare un rimpiazzo per la caldaia vecchia, senza intervento pubblico;
- se invece la centrale è riconosciuta compatibile da tutti gli organi preposti, allora fa bene l'Amministrazione a proporre una mediazione per tutelare gli interessi di tutti, anche in forma onerosa.
Certo leggere articoli come questo fanno male, pensando alla Fraternità, alla sua storia, a Giovanni Borghetti.
Infine: non sarebbe ora di ripensare il concetto di biomasse come fonte rinnovabile?
La loro classificazione mi sembra un grimaldello per aggirare le leggi ecologiche.
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