domenica 13 ottobre 2019

Ricostruiamo la politica (2)

Ho proseguito e terminato la lettura del libro di padre Occhetta.
Sulla parte che riguarda l'immigrazione, mi pare illuminante la constatazione della perdita del senso di prossimità. Dell'abitudine alla relazione con l'altro. Mi chiedo se non c'entri la diffusione dei social, che comportano la disabitudine al rapporto personale e il contatto solo con i simili selezionati. ormai l'unico ambiente in cui ci si relaziona con estranei non selezionati è la classe scolastica da piccoli. Per il resto, Occhetta richiama le parole del Papa sull'accoglienza secondo "quanti posti si hanno". Al solito, non si spiega cosa fare se 1) la risposta è "abbiamo 0 posti" (tipo Ungheria) e soprattutto se 2) si presenta a bussare alla porta l'(N+1)-esimo richiedente a fronte di N posti. Ma non si tratta di un trattato sull'immigrazione, quindi me lo farò andare bene così.
La parte sulle riforme costituzionali mi ha un po' stupito. Quella sì che è invecchiata: le riforme proposte sono quelle della "commissione dei saggi" di Napolitano del 2013, con una certa somiglianza con quelle bocciate dal referendum di Renzi. Mi ha incuriosito vedere che in quelle bozze c'era una riduzione dei parlamentari a 450 per la Camera e 150-200 per il Senato: in questo, invece che invecchiato, il libro di Occhetta è stato premonitore...
Mi ha stupito anche leggere un appoggio - definito come naturale per la parte cattolica - a forme di sempresidenzialismo o premierato, accompagnate da un Parlamento snello. Questo nel quadro di un'auspicata democrazia dell'alternanza. Su questo sono d'accordo: abbiamo visto che - come aveva ben capito Moro - avere un partito unico "costretto" a governare per 40 anni non è stato, alla fine, positivo. Questo vuol dire che non possiamo pensare di rimettere in piedi un proporzionalone per tenere Salvini lontano dal governo, come ai tempi della conventio ad excludendum verso il PCI. Certo, c'è un passaggio più avanti in cui dice che è necessaria l'alternanza rispetto ai populisti, ma voglio sperare che il valore dell'alternanza rimanga tale in ogni caso.
Sono infine d'accordo con l'autore quando evidenzia il problema del finanziamento dei partiti (che da quando non è pubblico è ancor meno trasparente); è anche vero che vedo molto difficile oggi trovare il modo di reintrodurlo in forma pubblica. Si potrebbe forse legare il finanziamento a una nuova legge sulla registrazione dei partiti, lasciandola opzionale: i partiti che accettano le regole della legge vengono anche finanziati.
La parte dedicata alla presenza dei cattolici insiste sul lavoro prepolitico, e indica alcuni ambiti di riflessione: la vita, il carcere, il lavoro.
Lungi da me non essere d'accordo con questa impostazione, ma - come accennavo la volta scorsa - mi pare che ricostruire i corpi intermedi sia un vaste programme. Infatti non sono in crisi solo i partiti e i sindacati, ma anche tutti i corpi intermedi cattolici, dall'AC alle ACLI e via dicendo.
Come si fa a ricostruirli? Quali azioni pratiche mettere in campo? Come si crea un pensiero cristiano? favorendo le scuole di formazione? Con cicli di conferenze in ogni parrocchia? Favorendo votazioni anche per i temi parrocchiali? regalando il libro di Occhetta a tutti i parrocchiani? (scherzo ma non troppo).
Tra l'altro, anche sui singoli temi di cui parla Occhetta, mi pare che - con l'eccezione forse del lavoro - la posizione cattolica sia minoritaria nella società. Non si trovano interlocutori disposti a ragionare in termini che non siano di libertà assoluta sulla bioetica, così come è difficile che il sentiment popolare sia favorevole alle pene alternative al carcere. Anzi, su entrambi questi temi la classe dirigente ha fatto finora da "freno", ottemperando al suo ruolo di calmieratore antipopulista.
Alla fine, sulle prospettive pratiche da mettere in campo, l'autore dice che le scuole di politica sono "desuete, parziali e non dialogiche", e poi descrive un'esperienza che a me pare parecchio simile. Forse con "scuole di politica" intende quelle dei partiti?
In definitiva, un buon volume per avere un bigino delle più recenti elaborazioni del cattolicesimo democratico, ma certamente non risolutivo (come nessun volume lo può essere).
Ho comunque preferito il vecchio I cattolici e la politica oggi, di Giuseppe Savagnone.

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