Voglio segnalare questo post di Stefano Quintarelli, che descrive la sua esperienza di parlamentare.
Il post si compone essenzialmente di due parti: nella prima si descrive la routine della vita d'aula, con curiosità interessanti ed altre meno.
Su questa parte, l'unica osservazione che mi viene da fare è: devono essere i parlamentari stessi a proporre gli standard da usare per l'accesso alla rete? Non possono esserci degli addetti a pensare alle cose tecniche, lasciano liberi i parlamentari di pensare a governare?
Ma queste sono minuzie: la parte che mi interessa di più è la seconda, quella in cui Quintarelli descrive la sua esperienza con la "ggente" riguardo alla situazione di Uber.
Un'esperienza triste. Letta così, c'è un gruppo di persone che cerca di far bene e senza preconcetti il suo lavoro, e c'è invece un gruppo di cittadini che protestano e urlano senza ascoltare.
Si può interpretare come un sintomo della stanchezza e della sfiducia degli italiani nei confronti della politica: "è inutile che ascoltiamo, tanto loro (casta!) non ci ascolteranno mai". Allora però non capisco a che serva andare a urlare dai parlamentari, se tanto si parte dal presupposto che questi tanto non ascoltano.
A me però pare che il torto sia dalla parte degli urlatori: manca l'educazione, nel senso terra terra di non urlare, e anche nel senso di educazione al confronto, al ragionamento.
Così facendo, però, si è rovinato un gruppo che - nella descrizione di Quintarelli - bene o male funzionava come ci piacerebbe che funzionasse la politica: discussione sul merito delle cose, cercando la soluzione migliore, indipendentemente dalle posizioni preconcette dei partiti.
E questo è un peccato. In questo senso, forse, mancano di coraggio quei parlamentari che - umanamente - si sono intimiditi.
Per questo, oggi io credo che la politica sia un mestiere difficile (a tutti i livelli), e che le qualità necessarie per farla bene siano l'onestà intellettuale e le spalle larghe, per sopportare di essere politici al tempo della casta.
E' un po' quel che ho sempre detto riguardo l'amministrazione comunale: tanto di cappello per chi si rende disponibile, perché il pensiero dominante spesso è quello di alcuni di quei parlamentari attaccati a Roma: "chi me lo fa fare?".
sabato 12 settembre 2015
giovedì 3 settembre 2015
Bambini e cattivi pensieri
E' arrivata su tutti gli schermi la foto del bambino siriano morto sulle coste turche.
Ho sentito i commenti di tantissimi personaggi pubblici. L'emozione, l'orrore, il dispiacere, il senso di tragedia trasudano da ogni parola.
Oggi è anche l'anniversario della strage di Beslan. Undici anni fa morivano 186 bambini nella scuola osseta.
Ma non credo di sbagliare se dico che moltissimi bambini sono morti nelle guerre in corso, in Siria, in Libia e ovunque, e altrettanti saranno morti nell'attraversare il mare per fuggire da queste tragedie.
Probabilmente ho un cuore di pietra, ma sono abbastanza stupito delle reazioni emotive all'immagine del bimbo curdo morto. Non credo che sia una novità.
Comunque, come ha detto il presidente Mattarella, evidentemente quell'immagine ha avuto una "grande forza persuasiva". Ora pare che l'Europa si stia muovendo, che si capisce che bisogna fare qualcosa.
Volendo pensare male, potremmo collegare questa consapevolezza non tanto alla tragedia di Aylan, quanto piuttosto al fatto che ormai, alla fine dell'estate - la stagione che più ha favorito chi voleva mettersi in viaggio - i profughi sono arrivati in tutta Europa, e ormai ogni Paese ha le sue gatte da pelare.
Situazione ben diversa da quella in cui i Paesi del nord si trovavano quando avvenivano le vecchie stragi sulla rotta di Lampedusa, non meno tragiche.
Volendo continuare a pensare male, oggi ciascun Paese pensa che si debba muovere l'Europa, che si debbano dividere i profughi eccetera. Secondo me, nell'ondata dell'emergenza, ogni governo pensa che in questo modo potrà avere dei vantaggi e scaricare un po' di peso ad altri Stati. Inutile dire che questo non può essere vero per tutti, e qualcuno rimarrà col cerino in mano: forse proprio i Paesi di transito, in cui senza una distribuzione programmata i profughi non si fermerebbero di certo.
Comunque, se questi cattivi pensieri possono dare vita a un sistema europeo più omogeneo, ben venga: ogni passo avanti verso l'unione europea è ben accetto.
Questa estate ha inoltre dimostrato, secondo me, che non c'è verso di fermare nè regolare l'immigrazione da disperazione: è come voler fermare il mare con le mani.
Ci sono stati diversi approcci: la Grecia ha provato a fare la gnorri, l'Ungheria ha tirato su un muro, la Francia predica bene all'Italia ma razzola male a Calais, il Regno Unito non vuole sapere nulla di nulla, l'Italia essenzialmente lascia passare chi vuole chiudendo un occhio. Tutto inutile: ciascun Paese è stato investito dall'ondata.
Per ora l'unica a fare qualcosa è stata (come spesso accade) la Germania, con l'annuncio di accoglienza verso i siriani.
Ho sentito i commenti di tantissimi personaggi pubblici. L'emozione, l'orrore, il dispiacere, il senso di tragedia trasudano da ogni parola.
Oggi è anche l'anniversario della strage di Beslan. Undici anni fa morivano 186 bambini nella scuola osseta.
Ma non credo di sbagliare se dico che moltissimi bambini sono morti nelle guerre in corso, in Siria, in Libia e ovunque, e altrettanti saranno morti nell'attraversare il mare per fuggire da queste tragedie.
Probabilmente ho un cuore di pietra, ma sono abbastanza stupito delle reazioni emotive all'immagine del bimbo curdo morto. Non credo che sia una novità.
Comunque, come ha detto il presidente Mattarella, evidentemente quell'immagine ha avuto una "grande forza persuasiva". Ora pare che l'Europa si stia muovendo, che si capisce che bisogna fare qualcosa.
Volendo pensare male, potremmo collegare questa consapevolezza non tanto alla tragedia di Aylan, quanto piuttosto al fatto che ormai, alla fine dell'estate - la stagione che più ha favorito chi voleva mettersi in viaggio - i profughi sono arrivati in tutta Europa, e ormai ogni Paese ha le sue gatte da pelare.
Situazione ben diversa da quella in cui i Paesi del nord si trovavano quando avvenivano le vecchie stragi sulla rotta di Lampedusa, non meno tragiche.
Volendo continuare a pensare male, oggi ciascun Paese pensa che si debba muovere l'Europa, che si debbano dividere i profughi eccetera. Secondo me, nell'ondata dell'emergenza, ogni governo pensa che in questo modo potrà avere dei vantaggi e scaricare un po' di peso ad altri Stati. Inutile dire che questo non può essere vero per tutti, e qualcuno rimarrà col cerino in mano: forse proprio i Paesi di transito, in cui senza una distribuzione programmata i profughi non si fermerebbero di certo.
Comunque, se questi cattivi pensieri possono dare vita a un sistema europeo più omogeneo, ben venga: ogni passo avanti verso l'unione europea è ben accetto.
Questa estate ha inoltre dimostrato, secondo me, che non c'è verso di fermare nè regolare l'immigrazione da disperazione: è come voler fermare il mare con le mani.
Ci sono stati diversi approcci: la Grecia ha provato a fare la gnorri, l'Ungheria ha tirato su un muro, la Francia predica bene all'Italia ma razzola male a Calais, il Regno Unito non vuole sapere nulla di nulla, l'Italia essenzialmente lascia passare chi vuole chiudendo un occhio. Tutto inutile: ciascun Paese è stato investito dall'ondata.
Per ora l'unica a fare qualcosa è stata (come spesso accade) la Germania, con l'annuncio di accoglienza verso i siriani.
domenica 23 agosto 2015
Comincia il campionato...
E così ci siamo.
Quest'anno il mercato è stato folle. Io non capisco da dove abbiano preso i soldi Inter, Milan e anche Roma. Che abbiano scommesso?
Comunque potremmo avere un campionato più combattuto.
La Juve rischia di più. E' vero che ha vinto due scudetti con Vucinic-Quagliarella-Giovinco in attacco, ma c'erano Pirlo e Vidal... Khedira non è Vidal. Dybala non è Tevez. Allegri non è Conte (comunque). Però la squadra è sempre fortissima. Diciamo che stavolta dipende molto dalle altre.
La Roma sulla carta è più forte, ma Roma è Roma. Vedremo come reagirà alle prime difficoltà.
Per me una tra Roma e Napoli andrà bene, l'altra fallirà l'annata. Quella buona dovrebbe essere la Roma, ma non si sa mai.
Inter e Milan hanno fatto un all-in di spese. Anche qui: secondo me non andranno in Champions entrambe: una farà bene, una fallirà. Vedo meglio il Milan: l'Inter fece un gran mercato già a gennaio, e poi i grandi nomi Shaqiri e Podolski abbiamo visto che fine hanno fatto. Per me Mancini resta un underachiever.
Però mi aspetto una stagione divertente.
Quest'anno il mercato è stato folle. Io non capisco da dove abbiano preso i soldi Inter, Milan e anche Roma. Che abbiano scommesso?
Comunque potremmo avere un campionato più combattuto.
La Juve rischia di più. E' vero che ha vinto due scudetti con Vucinic-Quagliarella-Giovinco in attacco, ma c'erano Pirlo e Vidal... Khedira non è Vidal. Dybala non è Tevez. Allegri non è Conte (comunque). Però la squadra è sempre fortissima. Diciamo che stavolta dipende molto dalle altre.
La Roma sulla carta è più forte, ma Roma è Roma. Vedremo come reagirà alle prime difficoltà.
Per me una tra Roma e Napoli andrà bene, l'altra fallirà l'annata. Quella buona dovrebbe essere la Roma, ma non si sa mai.
Inter e Milan hanno fatto un all-in di spese. Anche qui: secondo me non andranno in Champions entrambe: una farà bene, una fallirà. Vedo meglio il Milan: l'Inter fece un gran mercato già a gennaio, e poi i grandi nomi Shaqiri e Podolski abbiamo visto che fine hanno fatto. Per me Mancini resta un underachiever.
Però mi aspetto una stagione divertente.
mercoledì 29 luglio 2015
La responsabilità pubblica, politica, penale
Stavo giusto cominciando a mettere un po' d'ordine nei pensieri sparsi che mi vengono in mente sulla Grecia, quando le nuove notizie su Varoufakis fanno tornare d'attualità le mie elucubrazioni.
Io li capisco, i greci. Tanti non hanno nessuna colpa.
Tanti non hanno votato i governi che si sono succeduti, e che hanno creato la situazione in cui si trovano ora (i conti truccati, il debito esploso, le mostruose inefficienze).
Tanti magari hanno votato per i partiti di governo, ma questi sicuramente non avevano nel programma elettorale di disastrare i conti pubblici (oddio, magari qualcuno più di altri, a leggere bene...).
Tanti greci hanno sicuramente approfittato del lassismo sociale e del clientelismo diffuso, ma non dubito che tanti altri non l'abbiano fatto. Forse a costoro si può imputare di non aver fatto sentire la propria voce per un cambiamento della situazione quando si era ancora in tempo (quando?), o di essersi fidati dei loro governanti.
E qui arriviamo al punto: è una colpa?
No. Se da una parte srebbe meglio avere chiara la consapevolezza delle conseguenze del proprio voto, o saper leggere tra le righe delle politiche le conseguenze a lungo termine, d'altra parte è chiaro che sulla media della popolazione non è possibile che una tale consapevolezza sia universalmente diffusa: non tutti hanno gli strumenti o la volontà per informarsi, capire, ponderare. E infatti questo non è un requisito per il voto, in democrazia.
La democrazia a suffragio universale si basa (anche) sul fatto di essere rappresentativa, ovvero su una delega ai propri rappresentanti. Laddove non vige il vincolo di mandato, ovvero nella stragrande maggioranza delle democrazie evolute, è una delega in bianco. Ricordo di aver sentito Cacciari, in una conferenza, sostenere che la dem0crazia è più o meno un potere assoluto demandato a termine: tra un'elezione e l'altra i rappresentanti eletti sono sovrani quanto un Luigi XIV.
Questo fatto porta con sè la conseguenza che se le cose vanno male, si prende e si porta a casa: non ci si può fare nulla. Di solito in quattro o cinque anni nessun governo o parlamento ha la possibilità di fare così tanti danni da non poter essere riparati.
La Grecia però pare essere un caso di malgoverno incancrenito per decenni. E allora che si fa?
Che si fa quando i danni diventano irreparabili?
In questi casi viene da pensare che non sia giusto che i politici siano sciolti da ogni mandato, ma anche da ogni responsabilità: ha senso inchiodarli al loro agire non solo politicamente (mandandoli a casa), ma anche secondo delle responsabilità penali?
Ci sono degli argomenti a favore di questa soluzione, certo. Però sta di fatto che quando vedo un politico condannato per le azioni compiute quando era in carica non penso ai Paesi civili, ma a Paesi del terzo mondo, ai dittatori, a Mohammed Morsi o a Saif al Islam Gheddafi, in questi giorni. Ci sarà un motivo.
Forse si può implementare il "recall", come si fa in alcuni luoghi, ma ciò vale solamente in casi molto particolari e specifici.
L'unica possibilità che vedo è quella di curare la formazione e il voto consapevole di cui parlavo prima, insegnando a più gente possibile a pensare in termini generali e non particolari, in termini di lungo periodo e non di promesse elettorali. Tutti antidoti al populismo, che è la malattia della democrazia universalista.
Se la società civile greca, intendo la parte buona, ha avuto una mancanza, probabilmente è stata questa: in decenni di tempo non si è costruita una vera consapevolezza.
Io li capisco, i greci. Tanti non hanno nessuna colpa.
Tanti non hanno votato i governi che si sono succeduti, e che hanno creato la situazione in cui si trovano ora (i conti truccati, il debito esploso, le mostruose inefficienze).
Tanti magari hanno votato per i partiti di governo, ma questi sicuramente non avevano nel programma elettorale di disastrare i conti pubblici (oddio, magari qualcuno più di altri, a leggere bene...).
Tanti greci hanno sicuramente approfittato del lassismo sociale e del clientelismo diffuso, ma non dubito che tanti altri non l'abbiano fatto. Forse a costoro si può imputare di non aver fatto sentire la propria voce per un cambiamento della situazione quando si era ancora in tempo (quando?), o di essersi fidati dei loro governanti.
E qui arriviamo al punto: è una colpa?
No. Se da una parte srebbe meglio avere chiara la consapevolezza delle conseguenze del proprio voto, o saper leggere tra le righe delle politiche le conseguenze a lungo termine, d'altra parte è chiaro che sulla media della popolazione non è possibile che una tale consapevolezza sia universalmente diffusa: non tutti hanno gli strumenti o la volontà per informarsi, capire, ponderare. E infatti questo non è un requisito per il voto, in democrazia.
La democrazia a suffragio universale si basa (anche) sul fatto di essere rappresentativa, ovvero su una delega ai propri rappresentanti. Laddove non vige il vincolo di mandato, ovvero nella stragrande maggioranza delle democrazie evolute, è una delega in bianco. Ricordo di aver sentito Cacciari, in una conferenza, sostenere che la dem0crazia è più o meno un potere assoluto demandato a termine: tra un'elezione e l'altra i rappresentanti eletti sono sovrani quanto un Luigi XIV.
Questo fatto porta con sè la conseguenza che se le cose vanno male, si prende e si porta a casa: non ci si può fare nulla. Di solito in quattro o cinque anni nessun governo o parlamento ha la possibilità di fare così tanti danni da non poter essere riparati.
La Grecia però pare essere un caso di malgoverno incancrenito per decenni. E allora che si fa?
Che si fa quando i danni diventano irreparabili?
In questi casi viene da pensare che non sia giusto che i politici siano sciolti da ogni mandato, ma anche da ogni responsabilità: ha senso inchiodarli al loro agire non solo politicamente (mandandoli a casa), ma anche secondo delle responsabilità penali?
Ci sono degli argomenti a favore di questa soluzione, certo. Però sta di fatto che quando vedo un politico condannato per le azioni compiute quando era in carica non penso ai Paesi civili, ma a Paesi del terzo mondo, ai dittatori, a Mohammed Morsi o a Saif al Islam Gheddafi, in questi giorni. Ci sarà un motivo.
Forse si può implementare il "recall", come si fa in alcuni luoghi, ma ciò vale solamente in casi molto particolari e specifici.
L'unica possibilità che vedo è quella di curare la formazione e il voto consapevole di cui parlavo prima, insegnando a più gente possibile a pensare in termini generali e non particolari, in termini di lungo periodo e non di promesse elettorali. Tutti antidoti al populismo, che è la malattia della democrazia universalista.
Se la società civile greca, intendo la parte buona, ha avuto una mancanza, probabilmente è stata questa: in decenni di tempo non si è costruita una vera consapevolezza.
domenica 26 luglio 2015
San Giacomo
San Giacomo, ti affidiamo la nostra comunità, i nostri vicini. Custodiscici.
San Giacomo, ti affidiamo i nostri sacerdoti, i nostri medici, gli insegnanti delle nostre scuole, gli educatori dell'Oratorio, e tutti coloro che hanno la responsabilità di indicare la via ad altri membri della comunità. Illuminali.
San Giacomo, ti affidiamo il Sindaco, la giunta comunale, il consiglio comunale, e tutte quelle persone che a vari livelli (provincia, regione, Italia, Europa) detengono il potere di fare scelte che determinano il futuro della nostra comunità. Metti loro una mano sulla testa.
San Giacomo, ti affidiamo i più deboli della nostra comunità, gli ammalati, gli anziani, i poveri, le persone sole, i rifugiati e i migranti. Accudiscili.
San Giacomo, ti affidiamo i piccoli della nostra comunità, i bambini, quelli già nati, quelli che devono ancora nascere, quelli desiderati, quelli non voluti, quelli ammalati, tutti quanti. Proteggili.
Amen.
San Giacomo, ti affidiamo i nostri sacerdoti, i nostri medici, gli insegnanti delle nostre scuole, gli educatori dell'Oratorio, e tutti coloro che hanno la responsabilità di indicare la via ad altri membri della comunità. Illuminali.
San Giacomo, ti affidiamo il Sindaco, la giunta comunale, il consiglio comunale, e tutte quelle persone che a vari livelli (provincia, regione, Italia, Europa) detengono il potere di fare scelte che determinano il futuro della nostra comunità. Metti loro una mano sulla testa.
San Giacomo, ti affidiamo i più deboli della nostra comunità, gli ammalati, gli anziani, i poveri, le persone sole, i rifugiati e i migranti. Accudiscili.
San Giacomo, ti affidiamo i piccoli della nostra comunità, i bambini, quelli già nati, quelli che devono ancora nascere, quelli desiderati, quelli non voluti, quelli ammalati, tutti quanti. Proteggili.
Amen.
martedì 21 luglio 2015
In lode di Peter Sagan
Ma che Tour sta facendo Peter Sagan!
Lo so che non vince mai, sta diventando come Paperino. Ma il suo non vincere è ben diverso da quello dello scorso anno: quest’anno lotta, ci prova, scatta, va in fuga ce la mette tutta. Dei suoi secondi posti può recriminare davvero solo per quelli dietro Stybar (soprattutto) e Van Avermat. Per gli altri, ha fatto quel che ha potuto.
E’ incredibile che riesca a tenere la ruota di velocisti puri come Greipel e a battere regolarmente Cavendish, e insieme a fare davanti la salita del Col de Mense (seconda categoria).
Senza contare i numeri in discesa e la guida per Contador sul pavé, i miglioramenti a cronometro.
Senza contare che è tutto l’anno che va a tutta, non è un corridore che prepara solo alcune corse. Lui corre per vincere dalla Sanremo al Mondiale.
Io ho la sensazione che anche se il numero di vittorie cala, di anno in anno lui migliori. Ora nessuno si stupisce di vederlo fare volate a ranghi compatti, né di vederlo tenere in salita e vincere il Tour of California. Secondo me fisicamente sta migliorando su ogni terreno. Tatticamente si è bloccato qualcosa, e influisce anche il fatto che tutti gli corrono contro.
Se c’è una giustizia (e sappiamo che non c’è: Bitossi docet), quest’anno il Mondiale lo vince lui.
Lo so che non vince mai, sta diventando come Paperino. Ma il suo non vincere è ben diverso da quello dello scorso anno: quest’anno lotta, ci prova, scatta, va in fuga ce la mette tutta. Dei suoi secondi posti può recriminare davvero solo per quelli dietro Stybar (soprattutto) e Van Avermat. Per gli altri, ha fatto quel che ha potuto.
E’ incredibile che riesca a tenere la ruota di velocisti puri come Greipel e a battere regolarmente Cavendish, e insieme a fare davanti la salita del Col de Mense (seconda categoria).
Senza contare i numeri in discesa e la guida per Contador sul pavé, i miglioramenti a cronometro.
Senza contare che è tutto l’anno che va a tutta, non è un corridore che prepara solo alcune corse. Lui corre per vincere dalla Sanremo al Mondiale.
Io ho la sensazione che anche se il numero di vittorie cala, di anno in anno lui migliori. Ora nessuno si stupisce di vederlo fare volate a ranghi compatti, né di vederlo tenere in salita e vincere il Tour of California. Secondo me fisicamente sta migliorando su ogni terreno. Tatticamente si è bloccato qualcosa, e influisce anche il fatto che tutti gli corrono contro.
Se c’è una giustizia (e sappiamo che non c’è: Bitossi docet), quest’anno il Mondiale lo vince lui.
Iscriviti a:
Post (Atom)