domenica 3 luglio 2011

Val di Susa, Valle Giulia

Nuovi scontri oggi in Val di Susa. Non dirò nulla al riguardo che non sia già stato detto: no alla violenza, in ogni forma. In questa storia ci sono dubbi pratici sulla realizzazione del progetti, innegabili lacune di comunicazione, situazione incancrenita, ma a questo punto l'opera s'ha da fare nella legalità e chi si oppone lo può fare altrettanto nella legalità.

Sulla effettiva utilità pratica dell'opera ho i miei dubbi, anche se non ho una posizione definitiva (non sono abbastanza informato). Diciamo che leggendo qui con i vari commenti e link credo che l'opera non sia davvero necessaria, poi una volta che ci sarà ovviamente sarà utilizzata e il lavoro sarà farla funzionare al meglio. Esistono inoltre delle opere "simboliche", come potrebbe essere il corridoio 5 transeuropeo, il cui valore va oltre quello pratico.

Credo inoltre che ci siano alcune domande da farsi che non ho ancora letto da nessuna parte.
Per esempio: la proposta di migliorare il traffico sul Frejus è accettabile dall'UE come parte del corridoio 5, oppure questo prevede esplicitamente un'alta capacità?
Oppure: leggo da qualche parte (non trovo il link) che di là del confine i francesi sono già molto avanti con la costruzione della loro parte di Torino-Lione. Possiamo lasciarli con un binario tronco o è troppo tardi per tirarsi indietro?

Questa parte del discorso però non è quella su cui voglio soffermarmi oggi.
Leggevo due considerazioni interessanti su La Stampa di venerdì, una pro TAV, l'altra anti TAV. Voglio condividere alcune riflessioni al riguardo.

Innanzitutto, entrambe le parti ritengono che sia essenzialmente "l'altra" a usare la forza: Chiamparino parla della "mite determinazione messa in campo per sgomberare i blocchi" contro i "duri" delle frange estremiste; gli anti TAV scrivono che "hanno vinto fin qui le ragioni della forza" e che loro difendono "le ragioni del buon senso e delle generazioni future contro la legge del più forte".

Allo stesso modo, entrambe le parti ritengono non solo di avere ragione, ma di essere anche maggioranza: Chiamparino scrive più volte che la TAV va fatta anche per "rispetto delle opinioni e delle decisioni della maggioranza del Paese", mentre la controparte sostiene che il progetto asseconda "un modello di sviluppo che, col voto referendario, una maggioranza del Paese ha detto di voler ripensare".


Curioso come la stessa situazione possa essere letta in modo diametralmente opposti. Quest'ultimo passaggio sui referendum mi sembra un po' tirato per i capelli, ma mi ha generato un'altra riflessione venerdì sera stesso. Quella sera infatti mi è capitato di vedere su Rai Storia un documentario sugli scontri di Valle Giulia e sulla polemica di Pasolini con i dimostranti. In sostanza, nel 1968 a Valle Giulia gli studenti universitari si scontrarono con la polizia in nome degli ideali ugualitaristici e di giustizia sociale in auge in quei mesi. Pasolini fece notare che in realtà gli universitari erano i figli dei borghesi abbienti (allora studiare all'università era una cosa d'élite), che non vivevano nelle loro famiglie quegli ideali che propagandavano dall'alto delle loro sicurezze economiche, dell'essere "figli di papà", anzi questi studenti prendevano a sassate i poliziotti che spesso erano proletari e allora percepivano uno stipendio da fame.

Io non so se i black bloc di oggi siano "figli di papà", non è questo che mi interessa. Mi chiedo però se questi dimostranti siano pronti davvero ad accettare di perdere le loro certezze in nome di un nuovo modello di sviluppo alternativo a quello vecchio, consumistico, di cui tutti loro hanno ampiamente goduto.
Chiamparino conclude che "questa è soprattutto una sfida fra chi pensa che possa esistere un percorso di crescita sostenibile in Paesi di antica industrializzazione come l’Italia, e chi ritiene che l’unica strada sia, nei fatti, la decrescita ovvero la gestione del declino", attribuendo ai no-TAV un modello ravvisabile nella cosiddetta "decrescita felice". Questa non è indolore, e magari a tanti non piace consumare meno energia, ridurre il tenore di vita livelli sostenibili e via discorrendo.
Ecco la stessa domanda insita nelle righe di Pasolini: voi che protestate, siete pronti ad applicare a voi stessi i modelli, il cambiamento di modello di sviluppo che chiedete?

Lo scrivo anche per esperienza personale: sto comprando e preparando la mia futura casa, vedo come è difficile resistere alla tentazione di farci stare tutto, di non rinunciare alle comodità, di volere un pochino di più.

p.s. un'ultima chiosa da cattolico: il "bene comune", per un cristiano, non è il bene della maggioranza, è il bene di tutti e di ciascuno. Anche per questo faccio fatica a trovare una posizione sull'argomento TAV.

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