mercoledì 18 dicembre 2019

Allergia alla verità

Sono reduce dal "ritiro" diocesano di sabato scorso per persone impegnate nel sociale e nel politico.
L'intervento principale è stato tenuto da Marco Tarquinio, direttore di Avvenire; a contorno ha parlato anche il nostro Vescovo. Il tema era la biodiversità e la sostenibilità per le future generazioni, ma gli interventi hanno divagato parecchio, in maniera piacevole.
Metto giù alcuni appunti, conditi da una serie di pensieri miei.
Tarquinio ha lavorato su due famose citazioni, "Il politico pensa alla prossima elezione, lo statista pensa alla prossima generazione" (James Freeman Clarke feat. De Gasperi) e "Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere" (Aldo Moro).
Il discorso è partito dal clima, da Laudato sì, dalla casa comune, ma poi - come detto - si è ampliato. Si è toccato il ruolo dei giornali e dei social network. Oggi la gente si informa spesso su internet e Facebook, social network*, e lì trova di tutto: notizie che confermano ciò che si vuole sentir dire, notizie false.. Allora ho pensato al fatto che la verità non va di moda: in fondo anche il negazionismo climatico è una negazione della verità. E ho ripensato a Benedetto XVI, che intitolò la sua enciclica sociale Caritas in veritate, e che sulla lotta al relativismo ha fatto una battaglia. C'è un nesso tra il rifiuto della Verità da parte del mondo moderno e il rifiuto della verità spiccia, quella dei fatti?
Pensare di informarsi nella propria bolla è in fondo un altro elemento di quell'individualismo imperante, di un certo egoismo: cerco la notizia che mi fa star bene, che mi dà ragione. Rifiuto la responsabilità della verità, di cercarla, di impegnarmi per farlo, di poter avere torto. Rifiuto di accollarmi un dovere civile, per tornare a Moro.
Il Vescovo ha poi esortato i politici cristiani a trovare un modus vivendi con le opposizioni. Ha detto: non è che perché sono maggioranza ho sempre ragione, o perché sono minoranza allora la maggioranza ha sempre torto. Questo vuol dire relativismo? La ragione un po' e un po'? No: l'atteggiamento corretto è quello di mettersi insieme alla ricerca della verità, che in questo caso coincide con il bene comune.
Tra gli altri punti interessanti, Tarquinio ha raccontato che mentre il numero di cristiani che si dedicano al sociale cresce, il numero di chi si dedica alla politica cala, anzi il 90% dei cristiani impegnati nel sociale rigetta la politica. Secondo Tarquinio - e anche secondo me - questa è una tragedia.
Il Vescovo non ha molto raccolto l'argomento; questo si è ripresentato con l'osservazione di uno degli intervenuti, il quale ha sottolineato che la Laudato sì - in teoria il tema del ritiro - è pochissimo conosciuta dai cristiani, e si è chiesto se non sarebbe il caso di fare un lavoro più incisivo nelle parrocchie. Io aggiungo che questo vale non solo per la Laudato sì, ma per tutta la dottrina sociale della Chiesa. Il vescovo ha risposto dicendo che sarà difficile arrivare alle parrocchie**, se ho capito bene bisogna che alcuni cristiani conoscano la Laudato sì (forse quelli impegnati in politica?), mentre a tutti arrivi il senso del cambio di paradigma, di stile di vita.


* Comunque il problema non sono i social in sé, è l'uso che se ne fa: nel mese di novembre Aggiornamenti Sociali proponeva un articolo sull'uso dei social in Camerun e Gabon per proporre un controllo sulla regolarità delle elezioni da parte di gruppi indipendenti, in Paesi in cui i media sono tutti governativi.
** Questo mi ha ricordato quando, in un'altra occasione, mi aveva detto che per la dottrina sociale sui presbiteri non si può contare.

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