venerdì 30 gennaio 2026

La riforma della giustizia (2)

Torniamo sui detti e non detti riguardo alla riforma. La scorsa volta avevo accennato qua e là alle possibili conseguenze istituzionali della stessa. Il fronte del No, tra cui di recente Alessandro Barbero e Mario Monti, collega la separazione delle carriere a una potenziale deriva autoritaria. La riforma sarebbe un indebolimento della magistratura e un prodromo alla sua sottomissione alla politica.

A me pare che nella riforma non ci sia tecnicamente nulla che permetta di trarre conclusioni del genere. La composizione dei due CSM è grosso modo la stessa attuale, come proporzione tra membri “togati” e “laici”. Non vedo modo in cui la politica potrebbe “prendere il controllo” di uno di quegli organismi. Si ribatte che la magistratura, causa sorteggio, perderà il “controllo” dei membri togati, che potranno essere meno motivati e meno compatti; mentre la politica avrà forse un po’ meno controllo di ora, con il sorteggio anziché l’elezione diretta, ma ne perderà meno che la parte togata, visto che il sorteggio sarà “pilotato”. Mi sembrano considerazioni piuttosto ipotetiche; non dico che per forza un giudice valga l’altro (ho già scritto la scorsa volta che l’”uno vale uno” ha già dato cattiva prova di sé), ma a livello di indipendenza o orientamento politico credo ci si possa tendenzialmente fidare anche dei giudici sorteggiati.

L’altro elemento che si osserva è che in molti Paesi in cui c’è la separazione delle carriere il PM è dipendente dall’esecutivo, quindi questa separazione potrebbe essere il primo tassello per un cambiamento in quella direzione. La dipendenza del PM dall’esecutivo è una cosa che esiste anche in democrazie solide, ma onestamente ne farei a meno, però – torniamo a quanto scritto sopra – non è in questa riforma. E’ vero che chi volesse attuare un simile progetto dovrebbe separare le carriere, e che quindi chi in futuro avrebbe questa intenzione si troverebbe il primo passo già compiuto, ma per completarlo sarebbe/sarà necessaria comunque una ulteriore modifica costituzionale, da passare a referendum (escludo che una cosa così grossa possa essere approvata a maggioranza qualificata), nel quale voterei contro. Né un eventuale vittoria del No impedirebbe a qualcuno in futuro di presentare comunque una riforma complessiva che compia in una volta sola entrambi i passaggi (separazione delle carriere e subordinazione del PM all’esecutivo) in un colpo solo.

Però è vero che c’è il dato politico: una vittoria del No direbbe chiaramente che questa direzione non è gradita, rendendo politicamente più difficile perseguire quella strada almeno a breve termine. Politicamente purtroppo la questione è diventata uno scontro tra magistratura e governo al di là del merito tecnico della riforma. Il No rafforzerebbe la prima. Ma è vero che il Sì la indebolirebbe? Secondo me è discutibile: la politica può essere indebolita da un voto politico, ma magistratura no. La politica ha dei limiti invalicabili in quello che può fare rispetto alla magistratura, costituiti dalle leggi, e la magistratura a quelle risponde; non a un voto politico. Anche se vincesse il Sì la politica non potrebbe esercitare sui magistrati alcun controllo o pressione oltre quanto previsto dalla legge, e torniamo al merito tecnico della riforma. 

Con tutto questo cosa voglio dire? Non lo so bene, forse che la valutazione che farò non terrà in gran conto queste discussioni politiche, ma più il merito tecnico.

lunedì 26 gennaio 2026

La riforma della giustizia (1)

Prime impressioni, senza essermi informato granché, sul referendum sulla riforma della giustizia.
Per come l’ho capita io, questa riforma ha 3+1 punti fondamentali: 

1. la separazione delle carriere;
2. la separazione dei CSM;
3. la costituzione di un’Alta Corte disciplinare;
4. il fatto che 2 e 3 saranno scelti tramite sorteggio.

1) Sulla separazione delle carriere, io di principio sono sempre stato d’accordo. So che è un punto che all’atto pratico riguarda pochissimi casi, ma pur essendo poco influente mi pare un principio corretto. Questa suddivisione c’è in molti Paesi, inoltre se col tempo succedesse che si creassero due “ambienti” diversi anche come studi, convegni, frequentazioni sarebbe secondo me una cosa positiva.

 2) Sulla separazione dei CSM, io non l’avrei fatto; un CSM unico mi parrebbe una garanzia del fatto che non si vada verso una subordinazione del PM all’esecutivo. So che anche questa cosa c’è in molti ordinamenti, ma visti i chiari di luna e la temperie democratica in giro per il mondo preferirei evitare qualsiasi passo che vada nella direzione di un maggiore controllo della politica su anche solo una parte della giustizia, per quanto legittimo. Avere il CSM unificato potrebbe essere una “assicurazione” in tal senso. D’altra parte mi rendo conto che la suddivisione potrebbe essere vista come un completamento del punto 1, il creare “ambienti” completamente separati tra la magistratura inquirente o giudicante. Diciamo che sono abbastanza neutrale sul tema.

 3) Sull’Alta Corte disciplinare cominciano le dolenti note. Se per gli altri due punti ci sono solidi esempi in altri ordinamenti, questa mi pare una peculiarità tutta italiana. Essendo quella Corte uguale agli altri due CSM come composizione (maggioranza di togati, minoranza di “laici” scelti dal Parlamento) , non vedo il vantaggio. Anche io ho la netta impressione che quando i giudici sbagliano o intentano processi temerari non subiscano nessuna conseguenza, e non mi piace; però non vedo come questa cosa potrebbe cambiare con una Corte che è composta nello stesso modo dell’organo che oggi si occupa della parte disciplinare, cioè il CSM stesso. E in ogni caso il fatto che siano dei giudici a giudicare altri giudici mi pare assolutamente necessario per garantire l’indipendenza del potere giudiziario; se questo si traduce in una inefficienza della fase disciplinare mi pare un costo che è necessario pagare per preservare una necessaria divisione dei poteri. Tra l’altro mentre i CSM sono due, questa Corte disciplinare è unica, competente sia per i giudicanti che per i requirenti, perciò in un certo senso quello che esce dalla porta rientra dalla finestra. Insomma, mi sembra un provvedimento inutile e guardo con sospetto la sua unicità nel panorama internazionale.

4) Stesso discorso per il sorteggio: pure quello, specie se integrale, mi pare sia un unicum. Ho seguito poco e distrattamente le polemiche sul caso Palamara, ma onestamente che in magistratura ci siano correnti, comunelle, cordate e corporazioni mi pare il segreto di Pulcinella. Capisco che un sorteggio possa togliere la terra sotto i piedi agli ambiziosi, ma non eliminerà le correnti e le comunelle: un sorteggio fatto bene statisticamente porterà in CSM la stessa proporzione di magistrati espressa oggi dalle correnti (per esempio: se oggi i componenti del CSM sono in maggioranza di Magistratura Democratica, anche i sorteggiati saranno in maggioranza di Magistratura Democratica, con percentuali simili a oggi). E non avere certi ambiziosi è probabilmente un bene, ma non averne altri può essere un male, nel senso che con l’elezione comunque si sceglieva gente che quel ruolo lo voleva fare; avere persone non interessate può essere un male per il funzionamento degli organi. Dovremmo aver imparato che l’uno vale uno non funziona.
Inoltre è molto importante la questione procedurale: i sorteggiati potranno rinunciare? La lista da cui si sorteggiano i membri “laici” come verrà composta? A maggioranza qualificata, come è oggi per l’elezione dei membri laici? Ho letto da qualche parte che per quell’aspetto non cambia nulla, ma andando a leggere la legge del 1958 che oggi regola l’elezione dei membri laici a me pare sostanzialmente non applicabile con il nuovo ordinamento. Bisognerà scrivere una nuova legge? Questa parte del sorteggio mi pare estremamente esposta a possibili storture legate non alla riforma ma ai regolamenti con cui verrà attuata praticamente.