martedì 29 ottobre 2019

Cristiani a cinque stelle?

E niente, ci penso da quando ho scritto l'ultima chiosa a questo post:
Osservo che l'unica esperienza recente di partito nato senza un politico come leader è il MoVimento 5 Stelle. Che un leader ce l'aveva, ma non veniva dalla politica; e che nacque anche da gruppi sul territorio.
Il vescovo di Brescia, da un paio d'anni, esprime il desiderio di mettere in campo percorsi che in una prospettiva di medio periodo (non breve, ma nemmeno lungo, quindi) possano forse portare a un partito di cattolici (forse significa che non è detto che succederà, ma non lo si esclude a priori). L'ho sentito dire: "Se ce l'hanno fatta altri, perché non noi?"

giovedì 24 ottobre 2019

Suocera contro nuora

Oggi non è proprio una parabola sbagliata, quanto una curiosità.
Luca 12,49-53:
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse gia acceso! C'è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione.D'ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
Quindi prima di Gesù suocera e nuora andavano d'accordo. Ne abbiamo anche le prove: la storia di Noemi e Rut, ma anche la storia di Pietro e la suocera. Che infatti avviene al capitolo 4 di Luca, cioè prima. Da quel momento innanzi Pietro non farà più guarire la suocera!

sabato 19 ottobre 2019

Cattolici e politica, ancora

Ho letto la riflessione pubblicata da Antiseri e Felice sulla presenza di un partito di cattolici in Italia.
Casualmente, il tema è stato affrontato anche da Occhetta nella mia precedente lettura, così come - tangenzialmente - da padre Costa su Aggiornamenti sociali.
La posizione dei due gesuiti è quella classica degli ultimi 15 anni: non è più il tempo dell'unità politica, la pluralità di opzioni è un dato di fatto.
Antiseri e Felice - per me abbastanza sorprendentemente - portano una posizione diversa, che mi pare un po' una novità.
E' vero che qualche volta la nostalgia della DC ritorna. La prima volta, a mia memoria, fu il convegno di Todi 2011 citato da Antiseri e Felice, ma quella volta l'esperienza di Monti "impaurì" le gerarchie e alcuni cattolici, che bloccarono la Todi 2 dell'anno dopo per paura che sembrasse un endorsement a Scelta Civica.* Anche la CEI di Bassetti (breve riassunto qui) si muove con molti mal di pancia rispetto ai partiti attuali, che - specie l'anno scorso - hanno portato qualche volta ad accarezzare l'idea di un nuovo soggetto politico. Per ora è rimasto tanto rumore per nulla, e un "movimento", Politica Insieme.

Non so cosa pensare, e in ogni caso non la vedo rosea.

domenica 13 ottobre 2019

Ricostruiamo la politica (2)

Ho proseguito e terminato la lettura del libro di padre Occhetta.
Sulla parte che riguarda l'immigrazione, mi pare illuminante la constatazione della perdita del senso di prossimità. Dell'abitudine alla relazione con l'altro. Mi chiedo se non c'entri la diffusione dei social, che comportano la disabitudine al rapporto personale e il contatto solo con i simili selezionati. ormai l'unico ambiente in cui ci si relaziona con estranei non selezionati è la classe scolastica da piccoli. Per il resto, Occhetta richiama le parole del Papa sull'accoglienza secondo "quanti posti si hanno". Al solito, non si spiega cosa fare se 1) la risposta è "abbiamo 0 posti" (tipo Ungheria) e soprattutto se 2) si presenta a bussare alla porta l'(N+1)-esimo richiedente a fronte di N posti. Ma non si tratta di un trattato sull'immigrazione, quindi me lo farò andare bene così.
La parte sulle riforme costituzionali mi ha un po' stupito. Quella sì che è invecchiata: le riforme proposte sono quelle della "commissione dei saggi" di Napolitano del 2013, con una certa somiglianza con quelle bocciate dal referendum di Renzi. Mi ha incuriosito vedere che in quelle bozze c'era una riduzione dei parlamentari a 450 per la Camera e 150-200 per il Senato: in questo, invece che invecchiato, il libro di Occhetta è stato premonitore...
Mi ha stupito anche leggere un appoggio - definito come naturale per la parte cattolica - a forme di sempresidenzialismo o premierato, accompagnate da un Parlamento snello. Questo nel quadro di un'auspicata democrazia dell'alternanza. Su questo sono d'accordo: abbiamo visto che - come aveva ben capito Moro - avere un partito unico "costretto" a governare per 40 anni non è stato, alla fine, positivo. Questo vuol dire che non possiamo pensare di rimettere in piedi un proporzionalone per tenere Salvini lontano dal governo, come ai tempi della conventio ad excludendum verso il PCI. Certo, c'è un passaggio più avanti in cui dice che è necessaria l'alternanza rispetto ai populisti, ma voglio sperare che il valore dell'alternanza rimanga tale in ogni caso.
Sono infine d'accordo con l'autore quando evidenzia il problema del finanziamento dei partiti (che da quando non è pubblico è ancor meno trasparente); è anche vero che vedo molto difficile oggi trovare il modo di reintrodurlo in forma pubblica. Si potrebbe forse legare il finanziamento a una nuova legge sulla registrazione dei partiti, lasciandola opzionale: i partiti che accettano le regole della legge vengono anche finanziati.
La parte dedicata alla presenza dei cattolici insiste sul lavoro prepolitico, e indica alcuni ambiti di riflessione: la vita, il carcere, il lavoro.
Lungi da me non essere d'accordo con questa impostazione, ma - come accennavo la volta scorsa - mi pare che ricostruire i corpi intermedi sia un vaste programme. Infatti non sono in crisi solo i partiti e i sindacati, ma anche tutti i corpi intermedi cattolici, dall'AC alle ACLI e via dicendo.
Come si fa a ricostruirli? Quali azioni pratiche mettere in campo? Come si crea un pensiero cristiano? favorendo le scuole di formazione? Con cicli di conferenze in ogni parrocchia? Favorendo votazioni anche per i temi parrocchiali? regalando il libro di Occhetta a tutti i parrocchiani? (scherzo ma non troppo).
Tra l'altro, anche sui singoli temi di cui parla Occhetta, mi pare che - con l'eccezione forse del lavoro - la posizione cattolica sia minoritaria nella società. Non si trovano interlocutori disposti a ragionare in termini che non siano di libertà assoluta sulla bioetica, così come è difficile che il sentiment popolare sia favorevole alle pene alternative al carcere. Anzi, su entrambi questi temi la classe dirigente ha fatto finora da "freno", ottemperando al suo ruolo di calmieratore antipopulista.
Alla fine, sulle prospettive pratiche da mettere in campo, l'autore dice che le scuole di politica sono "desuete, parziali e non dialogiche", e poi descrive un'esperienza che a me pare parecchio simile. Forse con "scuole di politica" intende quelle dei partiti?
In definitiva, un buon volume per avere un bigino delle più recenti elaborazioni del cattolicesimo democratico, ma certamente non risolutivo (come nessun volume lo può essere).
Ho comunque preferito il vecchio I cattolici e la politica oggi, di Giuseppe Savagnone.

mercoledì 9 ottobre 2019

Ricostruiamo la politica (1)

Sto leggendo Ricostruiamo la politica di padre Francesco Occhetta.
Ho letto solo la prima parte, per ora: quella in cui l'autore analizza le caratteristiche dei populismi.
Si tratta di un bel riassunto delle analisi che si fanno di solito sull'argomento. Le caratteristiche rintracciate sono quelle classiche: disintermediazione, accento sulla democrazia diretta, comunicazione emozionale, leaderismo carismatico.
Forse ho trovato poco approfondimento sulla caratteristica della ipersemplificazione, mentre ho trovato sorprendente - ma tutto sommato centrata - l'analisi sul populismo come subdola via per sostituire le decisioni politiche con decisioni "tecniche".
Ma la caratteristica su cui sono più d'accordo - e che mi preoccupa di più - è il fatto che i populismi escludono e negano legittimità a delle parti (politiche, del popolo), alle minoranze. Il populista rappresenta "il popolo", e quindi chi non è d'accordo si pone fuori dal "popolo", e quindi non è titolare di sovranità.

mercoledì 25 settembre 2019

Dalle ordinazioni diaconali

Oggi parliamo ancora un po' di preti.
Sabato sono stato alle ordinazioni diaconali.
Ho quindi avuto occasione di vedere nuovamente (come ogni anno) i futuri preti rispondere con il rituale "Lo prometto!" alla domanda "Prometti a me e ai miei successori filiale rispetto e obbedienza?".
Siamo in un periodo di grandi spostamenti e nomine, in Diocesi.
E come sempre si ripete l'edificante spettacolo dei preti che rifiutano destinazioni, suggeriscono, cincischiano, si impuntano*. Può essere che abbia già scritto della cosa, perché ogni volta mi scandalizza.
Una volta, parlando con un prete, mi diceva: "Eh, ma l'obbedienza non è mica cieca e assoluta**, incondizionata. Siamo gente che pensa anche noi. Si parla, si discute, si valuta, se vede se la richiesta è utile per il bene di tutti, della comunità ma anche della persona, e poi si decide".
Tutto molto buon senso, vero?
Bene. Proviamo a prendere la stessa frase, sostituiamo la parola "obbedienza" con la parola "fedeltà" e applichiamola al matrimonio. L'obbedienza al Vescovo è uno degli impegni solenni che i presbiteri assumono nel sacramento. La fedeltà è uno degli impegni solenni che gli sposi assumono nel sacramento.
Suona altrettanto bene, vero? La fedeltà non è mica cieca, assoluta. Si valuta, caso per caso, quello che fa bene agli sposi ma anche a come sto bene io, come mi piace.
Resto dell'idea espressa qui: a certi preti manca la fede nel sacramento, nel fatto che la grazia possa portarli a superare anche le difficoltà umane. Come a certi sposi, d'altra parte.

* E tra l'altro stupisce sempre di come queste cose si vengano a sapere facilmente. Certi preti sono delle perpetue in stile gazzettino padano. Se ne è accorto anche il Vescovo: "Tra le note negative, la mancanza di riservatezza, ma su questo si può lavorare". E tanto...
** Attenzione: "filiale rispetto e obbedienza", dice la formula. "Filiale" è il rispetto, non l'obbedienza. Anche perché l'obbedienza filiale tante volte è un ossimoro... Invece tanti preti ubbidiscono al vescovo proprio come fanno i figli adolescenti ai genitori: di testa loro.

lunedì 16 settembre 2019

Scuotere l'albero

Ovvero un mini bilancio del governo gialloverde ormai passato alla storia.
In due parole (letteralmente): pensavo peggio.
Ragionando per capitoli: sul lavoro, dopo una breve flessione i numeri degli occupati sono cresciuti, fino ad arrivare a superare il numero alla data dell'insediamento. Sono aumentati anche gli occupati stabili. Non è tutto oro ciò che luccica: le ore lavorate sono più o meno stabili. Lavorare meno per lavorare tutti? Comunque, risultati non negativi.
Sull'economia, si conferma il trend degli ultimi 20 anni: siamo sempre qualche decimale di punto sotto la prestazione europea. Su balla sempre da un -0.1% a un -0.4%, tolta la parentesi della crisi dello spread del 2012. In questo senso la prestazione è negativa in assoluto, senza infamia e senza lode in confronto agli altri governi. Evidentemente l'Italia è così ingessata che l'azione del governo è "inutile".
Sull'immigrazione, il discorso si fa complesso. Riassumo quanto scritto qui:
  • c'è stato un forte calo di sbarchi in Italia;
  •  c'è stato un calo di arrivi in Europa, ma non così forte;
  • ergo: gli immigrati continuano a partire dall'Africa, ma preferendo altre rotte;
  • questo ha fatto sì che altri Paesi (Spagna) si sono dovuti accorgere della questione;
  • i vari bracci di ferro con le navi ONG hanno spesso avuto come risoluzione una promessa di redistribuzione tra Paesi europei;
  • tutto ciò sulla pelle dei migranti, assistiti ma bloccati al largo per 1-2-3 settimane.
  • Resta inoltre sullo sfondo la questione degli sbarchi autonomi incontrollati.
Mi pare che Salvini abbia forzato (con modi probabilmente illegali) una condivisione europea del problema. Anche gli sbarchi autonomi - in quanto non registrati - permettono a quei migranti di proseguire clandestinamente per il Nord Europa. E' un risultato. Prendo in prestito l'espressione di Nicola Graziani (AGI) alla rassegna stampa di sabato sera: il governo ha "scosso l'albero", con una certa brutalità, e qualche frutto è caduto.
Graziani diceva che anche sull'economia il governo precedente ha "scosso l'abero": i proclami di nazionalizzazione di autostrade e banche da parte di Di Maio hanno riportato al centro del dibattito - di nuovo in modo rozzo e brutale - l'intervento statale in economia, che oggi è sdoganato nel discorso pubblico italiano e forse anche in quello europeo.
Il problema di queste scosse d'albero da elefanti in cristalleria, è che purtroppo hanno riguardato anche lo sdoganamento dell'odio pubblico e i diritti delle minoranze.
Inoltre c'è l'altra faccia della medaglia anche per i risultati economici non così disastrosi: è stata tutta spesa a deficit, con coperture rinviate a domani (privatizzazioni fantasmagoriche e clausole IVA). Questa è l'ipoteca più pesante sul futuro. E anche il nuovo governo giallorosso sembra intenzionato a proseguire su questa strada, approfittando della benevolenza europea verso chi ha estromesso l'orco Salvini.