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mercoledì 19 agosto 2026

Gli schiavi dell'IA

Prima o poi troverò il tempo di scrivere qualcosa di più generale su Magnifica Humanitas.
Lettura difficile, densa, molto "onnicomprensiva". Praticamente un compendio di dottrina sociale.

Per ora segnalo questo paragrafo, tratto dal numero 173:

Nulla, nel mondo dell’IA, è immateriale o magico. Ogni risposta che appare immediata e perfetta proviene da una lunga catena di mediazioni, da una rete estesa di risorse naturali, di infrastrutture energetiche e, soprattutto, di persone. Una parte significativa del funzionamento dell’economia digitale si regge sul lavoro silenzioso di milioni di esseri umani, impiegati in attività poco visibili ma essenziali: etichettatura dei dati, moderazione dei contenuti – spesso pessimi –, addestramento dei modelli. In molti casi si tratta di giovani, per lo più donne, che lavorano duramente per compensi minimi.

Conoscevo già il tema, che papa Leone cita nelle righe successive, della estrazione dei materiali necessari ai microchip e delle condizioni in cui essa avviene. Non conoscevo invece la questione dell'addestramento dell'IA.

Giusto ieri mi è capitato sott'occhio questo articolo. Dovrei citarlo praticamente tutto, perché è terribilmente (in tutti i sensi) interessante; mi limito alla conclusione:

L’intelligenza artificiale, insomma, non è “uno strumento magico costruito da persone a San Francisco che guadagnano milioni di dollari l’anno e portano le proprie aziende ad avere valutazioni di mercato pazzesche. È una tecnologia estrattiva, come una miniera, che si appoggia sulla fatica brutale di lavoratori sottopagati in tutto il mondo”, dice 404media, e di cui si cerca di non parlare perché le loro sofferenze guasterebbero l’immagine patinata del mondo hi-tech.

Per dirla con Michael Geoffrey Asia: “L’IA non può essere senza gli esseri umani. Non è intelligenza artificiale: è intelligenza africana.”

Condizioni di lavoro dickensiane, però in contesti in cui il prodotto di quel lavoro non è fruito nello stesso posto in cui ci sono queste condizioni, e dove magari c'è una cultura disposta a ragionare progressivamente su come migliorarle*, come succedeva ai tempi di Dickens. Una delocalizzazione completamente virtuale che separa del tutto l'utente dal lavoratore. Occhio non vede, cuore non duole.

* che poi non è detto che funzioni, i braccianti agricoli sfruttati ci sono anche da noi, per prodotti che consumiamo vicino a dove sono raccolti. 

 

giovedì 12 marzo 2026

La giustizia cristiana

L’intervento del professor Eusebi sulla figura di Pilato durante le elevazioni spirituali di quaresima ha veramente sparigliato le carte. Ha descritto la tradizionale immagine della bilancia come visione povera, incompleta, persino maligna della giustizia. Un’immagine da “occhio per occhio”: tu compi il male, io legalmente ti restituisco un male. Ho pensato subito alla serata che abbiamo proposto con l’avv. Gorlani sul referendum, per la quale avevamo messo nel volantino la classica personificazione della giustizia con la bilancia…

Ma un cristiano ha il dovere, anzi la vocazione di tenere lo sguardo più in alto. La concezione puramente retributiva della giustizia è puramente umana, è forse necessaria in un mondo di uomini imperfetti, ma Gesù ci indica un modello più elevato, quello del perdono, del rispondere al male con il bene. Di farsi costruttori di pace, e non perpetuatori di torti.

Risuonano in questi ragionamenti le parole di papa Leone XVI nel messaggio per questa quaresima, l’appello a “disarmare il linguaggio”, a far passare il digiuno dalla gola alla lingua. E, rimanendo a Roma e tornando alla giustizia e alla cronaca politica, sono parole simili a quelle usate dal presidente Mattarella riguardo al dibattito sul referendum, che si è fatto troppo acceso.

Ecco, la capacità del cristiano di vivere la società, anche nei suoi ambiti più conflittuali - come può essere la politica - con uno stile dialogante e “disarmato”, per “giustificarla”, cioè farla più giusta, è una cosa che dobbiamo imparare tutti. Nel nostro piccolo, come circolo Acli, cerchiamo di portare avanti questo stile, e nonostante il volantino forse poco azzeccato credo che anche l’incontro con Gorlani sia stato un buon esempio di atteggiamento costruttivo.

domenica 2 novembre 2025

Notizia inaspettata

Stavo navigando cercando tutt'altro e mi sono imbattuto in questa notizia:

Teheran dedica alla Madonna una nuova stazione della metropolitana

Mi ha fatto quasi commuovere. C'è persino la raffigurazione della Vergine, mentre per l'Islam le raffigurazioni umane sono proibite.
 
 
In questo periodo di conflitti anche religiosi mi sembra un bel segno. 

martedì 22 aprile 2025

Il lascito di papa Francesco

Alla morte di un papa è normale fare dei bilanci.

Papa Francesco lascia, secondo me, una impronta dottrinale forte, la Laudato si', una impronta pastorale ben visibile ma non so se altrettanto forte e una eredità problematica.

Cominciamo dalla Laudato Si'. Prima di essa non c'era una sistemazione organica del tema ecologico nella dottrina sociale della Chiesa. Francesco inoltre non ha solo parlato di ecologia, cosa che si sarebbe potuta fare in molti modi, ma ha legato il tema a un'impostazione complessiva, quella dell'ecologia integrale, che unisce ("tutto è connesso") la tematica ambientale a quella sociale e pure a quella etica. Un mondo che genera "scarti" tra le persone, tra i bambini non nati, non può non generare scarti anche nell'ambiente. La cosa assomiglia parecchio alla connessione che fece madre Teresa di Calcutta quando nel discorso di accettazione del Nobel parlò dell'aborto come maggiore minaccia alla pace.

Questa impostazione di condanna dello scarto e della sopraffazione di uomini su altri uomini si è tradotta in una forte attenzione pastorale per le periferie, per i poveri, per gli immigrati. Anche a livello episcopale le nomine hanno seguito questa attenzione, e mi pare che oggi le diocesi siano più impostate, nella loro attività, verso questi richiami "sociali" (che purtroppo spesso sono un po' gli unici che rimangono a livello mediatico, ma è sempre papa Francesco che ci ricorda che "la Chiesa non è una ONG"). Non sono convinto che questa attenzione sarà prioritaria in maniera definitiva, ho la sensazione che una parte della Chiesa l'abbia un po' subita.
Si tratta infatti di una sensibilità marcatamente "di sinistra", e si vede bene quando questa è trasferita all'economia. Un'altra espressione ad effetto di Francesco è quella che parla di "un'economia che uccide". Francesco era probabilmente l'ultimo critico del capitalismo, sistema ormai trionfante in tutto il mondo e dato per presupposto sia in sistemi liberali che nelle dittature. E' come se la famosa "fine della storia" di Fukuyama, che tutti ormai hanno riconosciuto come un abbaglio, per il sistema economico sia invece effettivamente avvenuta.

E qui veniamo alla considerazione "politica" del suo pontificato. La parte sociale ed economica è stata certamente di "sinistra", anche se oggi la sinistra occidentale si qualifica più per i temi etici e i cosiddetti "diritti civili", su cui il papa è rimasto saldo alla dottrina, e quindi di "destra". Marx inorridirebbe, visto che Bergoglio si è trovato ben più a sinistra della sinistra occidentale sulla "struttura", ma tant'è, viviamo in tempi strani.

E questa collocazione è stata il problema di Bergoglio come di Paolo VI.
Non è vero che sono stati espressione della fazione più "di sinistra" della Chiesa. Ci sono molte posizioni più "di sinistra" nella chiesa, dai teologi della liberazione ieri alla conferenza episcopale tedesca oggi fino a gente con un piede dentro e uno fuori come Noi siamo Chiesa.
Al massimo Bergoglio e Montini sono stati espressione delle posizioni più "di sinistra" che fossero anche papabili.

Però le loro aperture di inizio pontificato sono state prese al volo dai progressisiti più progressisti per cercare di tirare acqua al mulino di posizioni più avanzate di quelle effettivamente espresse dal papato, da qui la percezione "più di sinistra" che poi è stata inevitabilmente frustrata ma che ha creato un'etichetta.
Con Montini ci riuscirono abbastanza (la riforma liturgica è andata molto oltre quelli che erano gli auspici vaticani), con Bergoglio meno ma creando comunque un gran movimento centrifugo.
Il sinodo sull'Amazzonia negli auspici di molti doveva essere il grimaldello per ridiscutere il sacerdozio, il celibato e il diaconato femminile, ma partorì un topolino; la questione della conferenza episcopale tedesca non è ancora rientrata, e comunque ci sono anche molte altre conferenze episcopali che fanno di testa loro, non solo in senso conservatore ma anche su questioni come matrimoni gay o comunione alle persone in condizione irregolare.

Quindi Paolo VI e Francesco, che avevano iniziato il pontificato all'insegna dell'accoglienza e del dialogo con il mondo (che dal loro punto di vista, sono sicuro, era in perfetta buona fede un'accoglienza forti delle proprie certezze: "tu interlocutore sentiti accolto, curato, ascoltato, poi man mano capirai la profondità dell'amore di Cristo che si traduce nell'insegnamento della Chiesa") hanno passato la seconda metà del pontificato a cercare di chiudere il recinto dopo le fughe in avanti di alcuni, che hanno interpretato questa accoglienza come una riforma dottrinale. Paolo VI non ci riuscì, Bergoglio ha cercato di ricentralizzare parecchie decisioni ma le conferenze episcopali nazionali create dopo il Concilio ormai hanno una autonomia spiccata e camminano comunque con le proprie gambe.

Per questi motivi il conclave prossimo è il più importante da quelli del 1978, quando ci si trovava a dover trovare un Papa che potesse gestire una situazione che stava sfuggendo di mano con molte spinte centrifughe. Il conclave del 2005 era "telefonato", quello del 2013 fu improvviso e le fazioni non si erano "preparate". Adesso sono anni che c'è chi lavora dietro le quinte.

Con tutto che la strada dell'autonomia locale, nazionale, persino diocesana secondo me è comunque abbastanza segnata.
Si è visto anche nella questione del sinodo della chiesa italiana, dove la votazione dell'assemblea ha bocciato la sintesi scritta dai vescovi. Ci sono movimenti centrifughi di difficile gestione: la Chiesa non è una democrazia, e voglio vedere se questo fatto della votazione da parte di assemblee allargate si ripeterà; queste spinte richiedono risposta; e però se le Conferenze nazionali devono dare queste risposte perché più vicine ciascuna alla loro "base", in Vaticano la sinodalità è stata progressivamente accantonata. Bergoglio ha proposto numerosi "commissariamenti" di ordini e enti e ha imposto dall'alto alcune novità anche agli ordini monastici, si dice malviste.

Ma ormai i processi sono stati avviati, per usare un'altra espressione cara a papa Francesco. I migliori auguri - o meglio, le migliori preghiere allo Spirito - perché il prossimo Papa avrà davanti un compito di mediazione assai arduo.

mercoledì 12 febbraio 2025

Don Ciotti e i fermenti anni '60

Tra le molte cose che ha detto don Luigi Ciotti sabato scorso nell'incontro in teatro, ha fatto anche riferimento al gruppo Abele, in cui è impegnato da 60 anni.
Cioè dal 1965, quando aveva 20 anni.

La comunità di Sant'egidio è del 1968, con Andrea Riccardi.

Nello stesso anno mosse i primi passi la Comunità Papa Giovanni XXIII di don Benzi.

Enzo Bianchi fonda Bose nel 1965.

Quello dell'immediato post Concilio fu davvero un periodo di grandi fermenti. Non mi pare che più di recente siano nate esperienze così forti e durature.
Ogni epoca ha la sua modalità di espressione evangelica. Nei decenni seguenti a quell'epoca ci fu anche il fiorire dei movimenti.

Chissò qual è la modalità di espressione evangelica di quest'epoca.

lunedì 27 gennaio 2025

Conclave

Sono stato a vedere Conclave.

Un buon thriller, un po' lento in alcuni passaggi. L'elezione finale è telefonata, poi arriva il colpo di scena che a me "teologicamente" pare abbastanza ininfluente*, non è mica la papessa Giovanna.
Il soggetto è chiaramente costruito per solleticare un certo tipo di pubblico, ma ha una solida qualità filmica. Si fa vedere, e ogni dieci minuti aggiunge un colpo di scena.

Resta un thriller, con ampi passaggi inverosimili.
Che ci siano trattative, politica e pure colpi bassi in un conclave penso che lo possiamo dare per assodato.
Che si arrivi a comprare voti lo trovo veramente inverosimile, non perché non ci siano cardinali a cui piace il lusso, ma il lusso è una cosa, i soldi sul conto in banca un'altra, ma soprattutto trovo assolutamente inverosimile che un papabile si metta a contattare cardinali per corromperli: magari se ne conosce bene uno o due può rischiare, ma se appena ne trova uno su cui sbaglia valutazione si gioca completamente la faccia e l'elezione, è un rischio troppo grande.
E i documenti nascosti nella testiera del papa, ma figuriamoci... roba da James Bond. Io credo che il papa possa tranquillamente usare un cassetto, al più chiuso a chiave, senza che debba temere che le suore di turno si mettano a rovistare.
Anche il "cattivo" (uno dei...), il cardinal Toscani, è una macchietta, la summa mefistofelica del prete cattivo e retrogrado, con un Castellitto ottimamente calato nella parte dell'antipatico. Io penso che una posizione così, pubblicamente espressa in un conclave, non sia realistica, anche perché non converrebbe al cardinale in questione.

Il film ha portato alla nomination di Isabella Rossellini per l'Oscar come migliore attrice non protagonista. A me pare un ruolo veramente troppo ridotto per poter giudicare una interpretazione come straordinaria. Sapevo della nomination prima della visione, e a un certo punto sono arrivato a immaginare che fosse lei a tirare i fili di tutto, ad aver convocato la suora nigeriana, ad aver nascosto i documenti - magari falsi - nella stanza del papa, e mi aspettavo che saltasse fuori qualcosa. Invece niente, non è così, anche lei sparisce verso fine film. Di solito le nomination ad attori non protagonisti vanno a coprotagonisti, o antagonisti, o comunque personaggi importanti nel film. In Conclave ci sono almeno cinque personaggi più importanti di lei, tutti i cardinali in vista.

E c'è un'altra cosa che mi ha colpito su questi personaggi e questo cast: sono tutti anziani.
E' un film che si sarebbe potuto girare con attori solo sopra i sessant'anni, e non ci sarebbe stato niente di strano. Sarebbe stato più realistico di altre parti del film.

Questa è la riflessione che dovrebbe fare la chiesa: da sempre è una gerontocrazia. Ha senso questa cosa?
Poi, è vero, oltre che tutti anziani sono anche tutti uomini. Su questo argomento non mi inoltro, ci sono anche questioni teologiche in ballo (la differenza di genere comporta differenza di carismi e ruoli?). Non mi pare che la stessa cosa si possa dire per l'esclusione dei giovani.

* a quanto si capisce c'è una persona con apparato genitale maschile, cresciuto da uomo e che non ha mai desiderato cambiare il proprio sesso, che da analisi mediche incidentalmente scopre di avere degli organi interni femminili. Al di là del fatto che sia possibile o meno, che problema dovrebbe esserci? Magari abbiamo già avuto papi con forme di ermafroditismo non visibile, nei lunghi secoli in cui queste analisi non si potevano fare.

sabato 18 maggio 2024

Da piazza della Loggia all'Ucraina

Si avvicina l'anniversario della strage di piazza della Loggia, stavolta tondo. Sono 50.

Mi è capitato di leggere sulla Voce del popolo un ricordo di quella che fu la reazione del mondo cattolico, specialmente quello ufficiale. La diocesi commentò uscendo dalla stretta attualità, dalla cronaca, e portando la riflessione sul piano antropologico, parlando in termini di "spirito di Caino", di odio e intolleranza.

Fu una reazione molto criticata, anche a ragione, perché pur nell'intenzione di elevare un pensiero più approfondito, mancava di individuare esplicitamente il colpevole immediato, la matrice fascista dell'attentato.

A suo modo mi ricordano le critiche attuali a papa Francesco sulla guerra in Ucraina. Il Papa si esprime in termini assoluti contro l'orrore e l'insensatezza della guerra, che interpella maggiormente in questo periodo in cui si sono dissolte le illusioni di una facile vittoria, ma è accusato di non condannare l'aggressore.

Sia per 50 anni fa, sia per oggi, c'è del vero in queste critiche. Non ho dubbi che la chiesa bresciana e il Vaticano sappiano perfettamente chi sono gli aggressori, e li condannino per questo. Si è visto anche nella visita di papa Francesco all'ambasciata russa a inizio guerra, che capiva a chi doveva chiedere di fermarsi. Capisco anche il richiamo alla dimensione antropologica, fa bene a farlo. Bisogna però riuscire a tenere insieme le due dimensioni, se vogliamo il "contingente" o "immanente" e il "trascendente".

domenica 24 marzo 2024

Neemia, il sionista moderato

Ieri sono stato al momento di spiritualità proposto dalla Diocesi per le persone impegnate nel sociale e nella politica.

Don Flavio Dalla Vecchia ha tenuto un intervento su Neemia ed Esdra (che scopro essere un unico rotolo per gli ebrei). E' stata una piacevole sorpresa: don Flavio ha spiegato che la situazione di Israele dopo la cattività babilonese ha forti parallelismi con quella del Novecento.

La potenza egemone dell'area dà agli ebrei il permesso al ritorno nella terra di Palestina, laddove però gli ebrei trovano altre popolazioni lì stanziate.
La decisione di Ciro e dell'impero persiano come la dichiarazione Balfour e l'impero britannico.

Gli ebrei sono entrati tre volte in Palestina.
La prima con Abramo, da pellegrini. Abramo non possedeva altra terra che quella della sua tomba, che aveva acquistato.
La seconda con Mosè e Giosuè, da conquistatori e sterminatori di popoli.
La terza con Neemia ed Esdra, dove il ritorno è attuato con trattative e senza spargimenti di sangue, anche se con la separazione netta tra Israele e gli altri popoli.

Ogni parallelismo con la modernità è voluto.

mercoledì 13 marzo 2024

Voltaire, o della tolleranza religiosa

Avete presente la vecchia massima attribuita a Voltaire "non sono d'accordo con quello che dici, ma farò di tutto perché tu possa dirlo"?
Voltaire non era religioso, anzi.
Ma mi sembra che questa massima sia passata, con il passare dei secoli, a descrivere proprio l'atteggiamento della chiesa in tema religioso. O meglio sulla libertà religiosa.


Noi cristiani "non siamo d'accordo" con gli esponenti delle altre religioni, nel senso che crediamo che la verità sia stata rivelata da Dio attraverso Gesù Cristo.
Ma ci battiamo perché i fedeli di altre religioni possano "dire la loro", ovvero possano liberamente e pubblicamente professare la loro religione.
Abbiamo sposato, da Dignitatis humanae in avanti, la libertà religiosa.

Naturalmente quella che ho scritto è un po' una banalità, essendo la libertà religiosa una fattispecie della più generale libertà di pensiero (con le sue particolarità, ma tralasciamo).
Voltaire era a favore della libertà di parola e di pensiero, e di conseguenza il suo pensiero si applica alla libertà religiosa.

Semmai, a seconda degli accenti che si pongono anche con i vari pontificati, nella chiesa siamo un po' più restii a una libertà di parola "interna". A seconda delle stagioni ci sono valori più importanti, meno negoziabili, su cui esprimere una libertà di pensiero è visto peggio.
Frutti del fatto che la Chiesa resta comunque una struttura gerarchica, ma un po' stride il fatto che siamo meno tolleranti all'interno rispetto all'esterno.
Il rischio è che ci si comporti così per fare "bella figura" con gli "altri", magari anche a buon fine, per tenere una porta aperta in "loro" verso di "noi". Ho incontrato un meccanismo simile quando studiavo la schiavitù: era sconsigliata per non alienare negli schiavi la fede nella Chiesa e la possibilità di convertirli.

giovedì 28 dicembre 2023

La sirenetta, o del matrimonio

"Se gli uomini non affogano" chiese la sirenetta "possono vivere per sempre? Non muoiono come facciamo noi, nel mare?"
"Certo" rispose la vecchia. "Anche loro devono morire e la lunghezza della loro vita è più breve della nostra. Noi possiamo arrivare fino a trecento anni, quando però non viviamo più diventiamo schiuma dell'acqua, non abbiamo una tomba tra i nostri cari; non abbiamo un'anima immortale e non vivremo mai più: siamo come le verdi canne che, una volta tagliate, non rinverdiscono! Gli uomini invece hanno un'anima che continua a vivere, vive anche dopo che il corpo è diventato terra; sale attraverso l'aria fino alle stelle lucenti! Come noi saliamo per il mare e vediamo la terra degli uomini, così loro salgono fino a luoghi bellissimi e sconosciuti, che noi non potremo mai vedere!"
"Perché non abbiamo un'anima immortale?" chiese la sirenetta tutta triste "io darei cento degli anni che devo ancora vivere per essere un solo giorno come gli uomini e poi abitare nel mondo celeste!"
"Non devi neanche pensare queste cose!" esclamò la vecchia. "Noi siamo molto più felici e stiamo certo meglio degli uomini."
"Allora io devo morire e diventare schiuma del mare e non sentire più la musica delle onde, o vedere i bei fiori e il sole rosso! Non posso fare proprio nulla per ottenere un'anima immortale?"

"No" rispose la vecchia. "Solo se un uomo ti amasse più di suo padre e di sua madre, e tu fossi l'unico suo pensiero e il solo oggetto del suo amore, e se un prete mettesse la sua mano nella tua con un giuramento di fedeltà eterna; solo allora la sua anima entrerebbe nel tuo corpo e tu riceveresti parte della felicità degli uomini."

Ho riportato questo brano della fiaba della Sirenetta, nella versione originale di Andersen, in cui la piccola sirena chiede alla nonna spiegazioni sul mondo "di fuori".

Ci ho trovato la più bella definizione di matrimonio cristiano. Una cosa che andrebbe letta ai corsi prematrimoniali.

Il matrimonio è un momento di presa di responsabilità reciproca e pubblica, va bene.
Il matrimonio cristiano estende questa assunzione di responsabilità, in quanto indissolubile.
Ma tutto ciò riguarda il qui e ora. Il matrimonio cristiano invece riguarda anche l'aldilà, il trascendente.

La sirenetta può ottenere un'anima immortale se un prete la sposerà a un uomo. Il matrimonio non riguarda solo questo mondo, è una promessa di eternità per l'anima. In questo senso si ritrova quel che dice san Paolo nella lettera ai Corinizi: il coniuge credente renderà santo il non credente.

In questo senso si dà importanza anche al matrimonio come sacramento: certamente Andersen era cristiano, non so se fosse cattolico, ma in quel passaggio si rende onore al rito, al sacramento e alla sua vera efficacia.
Come cristiani quello che facciamo è una scommessa sull'aldilà. Va bene la dottrina sociale, la carità, i buoni sentimenti, la morale terrena; ma quel che veramente ci distingue dagli "uomini di buona volontà" di tutto il mondo, anche non credenti, è la fede che esista un altro mondo, un mondo futuro, un qualcosa dopo la morte.
In questa scommessa c'entra anche il matrimonio, perché amplia la scommessa, la rende non più riguardante una persona, ma due anime. Dà maggiori possibilità di salvezza, con un coniuge che santifica l'altro. E' una strada privilegiata per la salvezza.

venerdì 7 aprile 2023

O Dio, abbi pietà di me peccatore

In questo venerdì santo, faccio mie le bellissime parole di papa Francesco pronunciate il 17 marzo durante una celebrazione penitenziale:

In questo tempo quaresimale, con la contrizione del cuore, sussurriamo anche noi come il pubblicano della parabola: «O Dio, abbi pietà di me, peccatore». Facciamolo insieme: O Dio, abbi pietà di me, peccatore.

Dio, quando mi dimentico di Te o ti trascuro, quando alla tua Parola antepongo le mie parole e quelle del mondo, quando presumo di essere giusto e disprezzo gli altri, quando chiacchiero degli altri, o Dio, abbi pietà di me, peccatore.
Quando non mi prendo cura di chi mi sta accanto, quando sono indifferente a chi è povero e sofferente, debole o emarginato, o Dio, abbi pietà di me, peccatore.
Per i peccati contro la vita, per la cattiva testimonianza che sporca il bel volto della Madre Chiesa, per i peccati contro il creato, o Dio, abbi pietà di me, peccatore.
Per le mie falsità, le mie disonestà, la mia mancanza di trasparenza e legalità, o Dio, abbi pietà di me, peccatore.
Per i miei peccati nascosti, quelli che nessuno conosce, per il male che anche senza accorgermi ho procurato ad altri, per il bene che avrei potuto fare e non ho fatto, o Dio, abbi pietà di me, peccatore.

In silenzio, ripetiamo per qualche istante, col cuore pentito e fiducioso: o Dio, abbi pietà di me, peccatore. In silenzio. Ognuno lo ripeta nel suo cuore. O Dio, abbi pietà di me, peccatore. In questo atto di pentimento e di fiducia ci apriremo alla gioia del dono più grande: la misericordia di Dio.

venerdì 20 gennaio 2023

Marcello Pera su Benedetto XVI

Segnalo, sempre a tema Benedetto XVI, l'intervista a Marcello Pera per l'Osservatorio Van Thuan, una specie di think tank cristiano-conservatore.

Io di Pera non ho ancora capito se alla fine sia cristiano o no. Una volta non lo era, nel 2002 si produsse in questo bel "decalogo laico" in memoria di Spadolini, in cui si legge:

Quarto. Spirito laico. E qui bisogna ancor oggi capirci, tanta è la confusione esistente anche fra i laici. Essere laico non significa professare valori diversi da chi è credente, bensì - come diceva Calogero in una garbata polemica con don Sturzo - professare una morale autonoma e non eteronoma, foss''anche quella eteronoma a base teologica, secondo il grande insegnamento di Kant. Insomma, essere laici vuol dire condividere, il più delle volte, con i credenti lo stesso insieme di valori, ma dare ad essi giustificazione, fondazione, o argomentazione, non basate su precetti divini o trascendenti, ma umani e mondani. Ed è qui che, appunto cade il grande insegnamento di Kant, come egli lo espresso soprattutto ne La religione entro i limiti della sola ragione: se anche un Dio mi rivelasse i suoi comandamenti morali, starebbe a me decidere che quelli sono comandamenti morali, e quindi starebbe alla mia responsabilità individuale (donde l''autonomia) applicare alla mia vita tali comandamenti. Tutto il contrario di chi oggi crede che essere laico significa aderire a morali diverse da quelle comuni.

Questo suo essere kantianotorna anche nell'intervista su Benedetto XVI, in cui sembra veramente un cristiano tradizionalista preoccupato che non si parli più di Gesù e dell'insostituibile ruolo del cristianesimo per l'Occidente.

E però si vede che è una testa fina.
L'accento sui doveri è qualcosa con cui la nostra società prima o poi dovrà fare i conti. Se non saranno più i doveri conculcati dalla morale religiosa, dovranno comunque esserci dei doveri da qualche parte. A loro modo forse i giovani delle manifestazioni altruiste possono essere il segno della percezione di un dovere verso le generazioni future.
Trovo particolarmente azzeccato questo passaggio:

Siamo diventati creatori di diritti fondamentali: una bella contraddizione per chi crede in questi diritti, perché se sono fondamentali allora non possono essere creati dalle nostre leggi. Perciò i nostri laici razionalisti devono sciogliere un dilemma e prendere una posizione: o i diritti fondamentali dipendono dalle leggi positive e allora sono convenzionali e interessati, come favori elettorali, e dunque non sono diritti, oppure se sono fondamentali c’è una legge superiore alle leggi positive.

Se tutto è relativo, da dove vengono i diritti?


lunedì 9 gennaio 2023

In anticipo sui tempi

Buon ultimo, aggiungo la mia su papa Benedetto XVI.

Il mio docente di storia della dottrina sociale della Chiesa diceva che se Paolo VI lo capiremo del tutto fra un po', Benedetto lo capiremo fra 100 anni.

A me pare che su alcune cose il suo pontificato abbia anticipato di una decina d'anni problematiche che poi sono riemerse.
Il concetto di verità è tornato di moda con il tema delle fake news. Allora ci si è accorti che l'ancoraggio alla verità è necessario, e sono tornate discussioni sul fatto se sia opportuno limitare la libertà di espressione per difendere la verità.
La critica al relativismo assoluto e all'utilitarismo come unica via è poi emersa in alcune problematiche riguardanti per esempio la guerra in Ucraina: non fa nulla se le sanzioni ci danneggiano, c'è una "giustizia" da perseguire anche se non è utile.
La richiesta di etica pubblica si è imposta con forza in politica e anche nei rapporti interpersonali, anche sessuali: pensiamo al movimento Me too, di cui più di un commentatore ha sottolineato un certo moralismo di ritorno.
La stessa ecologia è connotata da un richiamo "morale" che richiede il superamento dell'individualismo e del "faccio quello che voglio" in nome di un bene futuro. "Tutto è connesso" è uno slogan di Bergoglio, ma era già in Caritas in veritate: Benedetto parlava di "ecologia umana", Francesco di "ecologia integrale".

venerdì 23 dicembre 2022

Del morire, o del nascere al cielo

Mi sono imbattuto in questo articolo del vaticanista Luigi Accattoli.

Parla del tempo della vecchiaia come tempo dell'attesa della morte.

Sarà perché gli anni passano, sarà perché gli acciacchi si affacciano, sarà l'esperienza come ministro straordinario dell'Eucarestia, il pensiero della vecchiaia si affaccia più spesso alla mia mente.

Accattoli propone - già da qualche tempo, in verità - una lettura quasi "ministeriale" della vecchiaia. Non mi è chiaro cosa significhi, e non lo è neppure dopo la lettura dell'articolo, ma l'articolo porta esempi che sono commoventi nella loro bellezza. Io non so se sarei pronto a rendere fttto comunitario il mio trapasso, ma i fatti narrati (sì, narrati, quasi fossero favole) e la conclusione che l'autore trae sui potenti segni cristiani sono fonte di speranz.

So che è una riflessione più pasquale che natalizia, ma la speranza è di entrambe le feste cristiane per eccellenza. Siamo nati, e non moriremo più (cit. Chiara Corbella): una nascita,  una nascita al cielo.

lunedì 5 settembre 2022

La questione dei cattolici in politica, ancora

Come all'avvicinarsi di ogni elezione, ricompare qualche pensoso editoriale che parla della scomparsa dei cattolici.

Mi è pure passata la voglia di ragionarci, sono più o meno sempre le stesse analisi (l'evoluziona storica, Tangentopoli, il ruinismo, i valori non negoziabili) e nessuna prospettiva di cambiamento.

Propongo una lista di articoli.

Comincia Andrea Riccardi sul Corriere, con l'analisi storica seguita dalla sottolineatura del ruolo fondamentale dei corpi sociali cattolici.

Risponde l'immancabile Ernesto Galli della Loggia, con l'immancabile richiamo allo smarrimento dei valori e una conclusione curiosa: i cattolici dovrebbero scherarsi o di qua o di là, non al centro.

Curiosamente, mi pare una conclusione affine a quel che aveva scritto Marco Damilano in un lungo articolo su Domani qualche tempo prima, con una evidente preferenza per la sinistra, cosa che non so se Galli della Loggia condividerebbe...

Flavio Felice e Dario Antiseri propendono invece una presenza autonoma cristianamente ispirata: ai cristiani non mancherebbe la truppa, ma lo stato maggiore.

Che però non si intrevede all'orizzonte, nell'epoca dei leader.
Anche il tentativo di Insieme, che sembrava dover portare a un partito con capofila il prof. Stefano Zamagni, mi pare sostanzialmente arenato; lo stesso Zamagni ha partecipato al dibattito con un articolo a mio parere piuttosto vago, che tenta di tenere insieme l'etica comune, il pre-politico e il politico.

Il professor Giovagnoli su Avvenire minimizza persino che il problema dal lato cattolici, ributtando la palla nel campo della politica: esempio, a mio parere, di testa sotto la sabbia; oppure di fatalistica rassegnazione. E chissà, potrebbe pure avere ragione lui.

Di tutto il dibattito, riporto queste parole di Giuseppe Boschini su Settimana News:

La terza strada – la più difficile e incerta per il mondo cattolico – è quella di trovare una posizione sensata e sostenibile per i giovani   credenti (e non solo per i giovani) nella società dei “diritti individuali”, del modello familiare “tradizionale” che si disgrega, della libertà nelle scelte sessuali, del fine-vita che si allunga e sfilaccia, e così via.

Damilano centra il punto esattamente quando delinea la cultura delle libertà individuali come la sfida centrale per il futuro delle nostre democrazie. Libertà (termine che trovo più appropriato rispetto a “diritti”) che sono talmente permeate nell’identità giovanile da non lasciare per nulla esenti i giovani credenti: parlate con loro, in parrocchia, di omosessualità, fine-vita, aborto, per rendervi conto di quanto siano ormai lontani – con eccezioni solo per quelli toccati dai movimenti più radicalisti – dalle posizioni ordinariamente attribuite alla Chiesa cattolica. E inderogabilmente permeati dalla cultura dominante del loro tempo. [...]

Sto dicendo, insomma, che al “ritorno dei cattolici in politica” manca proprio il motore, la base. Ossia quella formazione diffusa, nelle parrocchie, che un tempo sensibilizzava e orientava all’impegno politico – dai più piccoli consigli comunali fino a Palazzo Chigi – intere generazioni di giovani credenti. Non tanto perché oggi, nelle parrocchie, o nella maggior parte di esse, dopo il ventennio ruiniano, parlare di impegno politico nei gruppi giovanili (se ci sono ancora) è una rarità. In fondo, alcune diocesi con governi “illuminati” e alcuni movimenti – l’Azione Cattolica e l’Agesci sicuramente  – pur con piccoli numeri, questo lavoro educativo ancora lo fanno: disperatamente, residualmente, ma lo fanno.

Il punto è che in questi percorsi formativi si sente totalmente la mancanza della “benzina”: una sintesi teologica e morale credibile, nuova, accattivante, sfidante, non banale e stereotipa, non “antica di 60 anni”, che si faccia carico fino in fondo della sfida dell’incontro tra modernità digitale e messaggio evangelico. Una infrastruttura di pensiero come quella che i giovani “cattolici democratici” trovarono in De Gasperi e Dossetti, quando fu ora di capire – nel 1945 – come potevano stare insieme democrazia e cristianesimo. Ma che sia attuale per il 2030.

Forse però, prima di scomodare modifiche magisteriali, l'infrastruttura andrebbe trovata dai laici.
Senza la pretesa che il magistero si sganci da sé stesso, e senza la paura di sganciarsi dal magistero, perché capaci di distinguere tra religione e politica.

lunedì 11 aprile 2022

Cesaropapismo

In questo periodo sto ascoltando il podcast di Marco Cappelli sulla storia d'Italia.

Cappelli la prende alla larga, partendo da Costantino.

Il periodo sucessivo al cosiddetto editto di Milano del 313 è particolarmente interessante per il discorso dell'intreccio tra Stato e Chiesa. Costantino appoggia il cristianesimo nella prospettiva di una religione unificante, con un solo Dio, all'interno di un impero con un solo imperatore e ormai passato dall'era del principato a quella del dominato.

La storia dei secoli successivi è una storia di cesaropapismo: è l'imperatore a convocare i concili, è l'imperatore a scegliere il patriarca di Costantinopoli. L'editto teodosiano del 380 non è il trionfo del cristianesimo, è il suggello di ciò. Il papato si affranca dall'autorità imperiale sostanzialmente a partire dalla fine del VI secolo. Già alla fine del V secolo papa Gelasio mise per iscritto i principi della separazione dei poteri, proprio per difendersi dall'imperatore, ma la situazione non cambiò, anzi il disastroso pontificato di Vigilio rese evidente che l'indipendenza papale era una chimera.
Solo con Gregorio Magno, che sfrutta la sostanziale autonomia dell'Italia all'interno del mondo bizantino, per vari motivi contingenti (ordinamento giustinianeo che affidava compiti amministrativi ai vescovi; debolezza di Costantinopoli, che chiede all'Italia di organizzarsi con le proprie risorse; invasione longobarda che rende difficili i contatti con l'Oriente; scomparsa del senato romano durante la guerra greco-gotica, con molti senatori uccisi o emigrati in terre più tranquille), il papato diventa il potere di riferimento a Roma.

E' interessante notare che il cesaropapismo è abitudine rimasta influente in Oriente, nel cristianesimo ortodosso. Non per nulla è proprio dell'ortodossia avere molte chiese autocefale, che tendono a sovrapporsi ai confini nazionali. Una delle tappe dell'allontanamento ucraino da Mosca è stata l'istituzione di un patriarcato autocefalo a Kiev.
In questa ottica vanno lette le dichiarazioni del patriarca Kirill, appiattito in modo sconcertante sulla posizione di Putin.

Riguardo a quel che sta succedendo a Mosca, è interessante il parallelismo tra il quanto avvenuto dopo il 313 nell'Impero e dopo il 1989 in Russia.
Il cristianesimo, proveniente da decenni di persecuzione, riceve la legittimazione statale all'atto di un cambio di regime. Nella fase di consolidamente del nuovo potere (quello di Costantino, o quello di Putin) la religione forma una solida alleanza con l'autocrate del momento, che, a prescindere dalla fede personale (non sappiamo neppure se Costantino si sia davvero battezzato), usa la religione come elemento di coesione e di legittimazione del proprio potere, creando un gruppo favorito (i cristiani, gli ortodossi) come nuova classe dominante di un impero multietnico che ha bisogno di elementi identitari.

Al riguardo, e non solo, ho letto qualche anno fa Cesare e Dio, del prof. Marco Rizzi. Il libro approfondisce soprattutto il periodo iniziale del rapporto tra Stato e Chiesa, ed è molto interessante proprio per questo, ai miei occhi.

giovedì 7 aprile 2022

Nicodemismo

Ieri sera il ciclo di essercizi spirituali parrocchiali ha toccato, fra le altre, la figura di Nicodemo.
Costui prima si avvicin a Gesù solo di notte, poi lo difende, infine ne diviene discepolo dopo la crocifissione, quando lo stesso atto della deposizione lo rende impuro per la Pasqua: Nicodemo accetta di superare la Legge pubblicamente, decidendo quind di stare con Gesù.

Il nicodemismo è un termine che si limita alla prima fase, alla professione nascosta della propria fede.

Io ho la sensazione che ci sia parecchio nicodemismo, in giro, tra i cristiani. Specialmente nell'ambito politico e sociale.

Sono convinto che molti sapiano cosa sarebbe giusto fare, da cristiani.
Ma non si espongono per quieto vivere.
Me compreso, intendiamoci.

Nicodemo dopo la Pasqua - anzi, ancora prima, come il centurione, come Longino - seppe capire e trovò la forza di uscire allo scoperto. Auguriamocelo tutto.

mercoledì 6 aprile 2022

L'ambiguità del noi

Mi è capitato in questi giorni di riflettere su una cosa semplice, ma che non avevo mai messo a fuoco.

Il "noi" ha due valenze.

Se si intende come il contrario di "io", il "noi" è un elemento che supera l'egoismo, si apre all'identità plurale.
Un elemento solitamente positivo.

Ma il contrario di "noi" può essere anche "loro". In quel caso si passa al tribalismo, al "noi contro di loro", al "noi siamo diversi da loro".
E allora può esserci una deriva negativa.

In politica, la differenza tra la destra sociale e il comunismo internazionalista è il confine da dare al "noi": nel primo caso è la comunità nazionale escludente, nel secondo è la negazione di confini e barriere, fino a subordinare l'"io" al popolo/partito.

Il cristianesimo è tutto giocato sull'allargamento del "noi": dall'"io" - che comunque è irriducibile - fino al "noi" più ampio dell'intera famiglia cristiana (la Chiesa come corpo di Cristo), umana (tutti creati a immagine e somiglianza di Dio) e universale, allargandosi fino al creato tutto (tutti siamo creature di Dio).
A cerchi concentrici, allargandoci, senza negare il "noi" della famiglia di sangue, della nazione, della comunità civile. Ma sempre con l'apertura.

Di nuovo, una volta di più, una religione dell'et-et, che tiene dentro  e include il più possibile.

giovedì 10 marzo 2022

I semi

In questa Quaresima la parrocchia sta percorrendo la parabola del seminatore. Il seme cade sulla strada, tra le rocce, tra i rovi,e poco sulla terra buona.
E, aggiungo io, anche il seme che cade sulla terra buona non è detto che dia frutto in breve tempo. Chi semina datteri non raccoglie datteri, si dice: i semi daranno frutti nella generazione successiva.

Ieri sera abbiamo deciso di mettere un punto all'esperienza della SFISP, di cui ho parlato alcune volte anche su questo blog.
C'è un po' di malinconia, ma c'è anche la consapevolezza che ogni cosa ha un inizio, un percorso e una fine. Sta a noi leggere i segni dei tempi e della Provvidenza per scegliere il momento giusto, e considerando tutto il momento è arrivato.

La scuola aveva già avuto un inizio negli anni '80 e '90, per poi interrompersi per più di dieci anni.
Nel 2008 l'intuizione di don Mario Benedini e dello staff organizzativo, con in testa il direttore Michele Busi, la fece rinascere.
Ho avuto la fortuna di vivere quest'esperienza prima da corsista, poi da tutor (così si dice), lungo tutta questa sua seconda vita. La scuola ha formulato varie proposte, trasformandosi negli anni nei formati e nelle persone. Con alcune costanti: la difficoltà a farsi conoscere, a trovare nuovi iscritti; ma contemporaneamente l'ampia soddisfazione di questi pochi (pochi? decine di giovani adulti, più di duecento in dodici anni) partecipanti, e con grandi attestati di stima e riconoscimento per la qualità della proposta. Il leitmotiv è sempre stato: sono in pochi a esserci, ma chi c'è è molto contento.

La speranza è di aver seminato datteri.

L'attenzione alla formazione sociale non verrà meno. Non da parte mia, ma neanche da parte della diocesi, perché pur negletta e poco considerata, una riflessione sociale e politica di ispirazione cristiana è sempre necessaria, anzi ancor di più in quanto negletta. Il cardinal Parolin ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera in cui osserva ciò che è evidente:

«È piuttosto evidente che negli ultimi vent’anni si è consumato un arretramento delle forze di ispirazione cristiana nella vita pubblica, a tutti i livelli» [...]
C’è un problema di irrilevanza dei cattolici in politica?
«Non penso solo alla rappresentanza politica. La rilevanza dei cattolici in politica interviene comunque in un momento secondario. Quello primario è la rilevanza nella società. È lì che i cattolici devono essere presenti, visibili, testimoni di una visione e di uno stile di vita ispirato al Vangelo. Questa rilevanza precede l’altra, che ne dovrebbe costituire la conseguenza naturale. Altrimenti è come voler costruire un edificio senza fondamenta. Non può reggere e sarebbe una fatica vana».

Personalmente mi ha fatto pensare il fatto che quando nei giorni scorsi il Parlamento ha votato per l'invio di armi in Ucraina le uniche voci dubbiose siano state quelle di Salvini e della sinistra (una interessante intervista di Bersani a Repubblica, per esempio).
Dai parlamentari cattolici non ho sentito riflessioni, problematizzazioni, valutazioni, pur nella necessità di votare il provvedimento.
Quanto ci sarebbe bisogno di non lasciar solo il Papa, che è invece così attento al piano sociale!

Certamente però questa attenzione va incarnata nelle forme appropriate per il tempo. Papa Francesco ha dedicato le uniche due encicliche del pontificato ai temi sociali, e sempre papa Francesco ha a suo modo rivoluzionato il modo di fare il Papa. Questi stimoli così esigenti devono essere raccolti in una modalità che sia adeguata a questi tempi e a questi attori, e forse la SFISP come l'abbiamo conosciuta e amata non è riuscita a stare al passo, anche pensando ai temi proposti da Francesco, come l'ecologia.

Mi auguro che forme nuove di espressione della Buona Notizia di sempre possano essere trovate, e non dubito che emergeranno quando sarà tempo, come già successo nel 2008.

Il mio personale ringraziamento va ai già citati Michele Busi e don Mario Benedini, al direttore Silvano Corli, a don Maurizio Rinaldi e a suor Italina Parente, oltre che a tutti coloro che hanno condiviso con me questi anni di tentativi e di semina, disordinata e per tanti versi finita su terreno arido, ma non per questo il seminatore rinuncia a seminare!

domenica 26 dicembre 2021

Natale, il bene nascosto

E' nato, anche quest'anno.

Per qualche tempo, non si sa quanto (qualche ora, duemila anni fa; due settimane, oggi), fino all'arrivo dei Magi, il bene più grande (ci è stato dato un figlio, Is 9,5) resta nascosto. E così ancora per trent'anni.

Anche oggi, il bene che sostiene il mondo è in massima parte nascosto.

Il bene dei genitori che crescono i figli, gratuitamente.
Il bene dei figli che assistono i genitori anziani, gratuitamente.
Il bene gratuito che si fa ma non si sa. La foresta che cresce.

Mi è capitato di entrare in contatto, di sfiorare un po' di questo bene.

E' veramente questo che sostiene il mondo.

Buon Natale, buona festa della Santa Famiglia.