Qualche tempo fa ho assistito a una conferenza con don Fabio Corazzina e Marco Fenaroli che parlavano dell'enciclica Populorum Progressio.
Durante la conferenza don Fabio ha citato vari indicatori, per dire che se stiamo bene o male dipende dal metro di misura: per PIL tutto sommato stiamo ancora bene, ma per esempio se osserviamo l'impronta ecologica scopriamo che in Italia consumiamo molte più risorse di quante ne abbiamo a disposizione: 4.61 ettari equivalenti a testa contro una disponibilità di soli 1.08. Per le "classifiche ecologiche" quindi siamo piuttosto in fondo.
Questo spunto mi ha fatto riflettere sull'atavico problema della disponibilità di risorse.
Sappiamo che al mondo si produce abbastanza ricchezza per tutti: il PIL mondiale, a parità di potere d'acquisto, è circa 120mila miliardi di dollari all'anno, che spalmati per tutti gli abitanti della Terra (diciamo 7,5 miliardi) fa in media 16mila dollari a testa all'anno, compresi i neonati: direi quanto basta.
Per quanto riguarda il cibo, il problema sollevato a suo tempo da Malthus, la rivoluzione industriale e l'agricoltura intensiva hanno praticamente risolto il problema (per ora, ma c'è ancora spazio per aumentare la produttività), tanto che i richiami sono per lo più sullo spreco di cibo.
Però il discorso dell'impronta ecologica è molto più critico. Vedo che non solo l'Italia, ovviamente, consuma più risorse di quelle disponibili: tutto il mondo è oltre la soglia.
Però è evidente dalla lista dei Paesi che l'impronta ecologica è elevata laddove c'è benessere e alta qualità della vita. Se davvero la disponibilità di risorse globale è pari a 1.78 ettari equivalenti a testa, i Paesi che stanno sotto questa soglia sono quelli che seguono la Moldavia, non una grande prospettiva.
Questo fatto è visivamente chiaro in questa immagine, in cui però il limite di sostenibilità è a 2.01 ettari a testa, secondo i dati del 2008: la riga rossa verticale va spostata ancora più a sinistra. Sull'asse Y invece c'è l'indice di sviluppo umano: tutti i Paesi con indice di sviluppo superiore a 0.8 (che non è una gran cosa) consumano troppo.
Questo vuol dire che per mantenere uno stile di vita non sprecone, ma dignitoso dobbiamo in ogni caso consumare troppo? Ovvero: non è possibile, con le risorse che abbiamo, garantire standard di vita non lussuosi, ma nemmeno "europei" a tutti? Il nostro modello deve essere la Moldavia, senza contare che la Terra non diventa più grande, e il limite di 1.78 ettari a testa calerà ancora all'aumentare della popolazione?
Siamo in troppi?
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mercoledì 19 luglio 2017
sabato 27 febbraio 2016
Intervallo
E' un periodo in cui sono presissimo, e non ho molto tempo per scrivere. Per farmi "perdonare" lascio un link a una lettura interessante.
domenica 14 febbraio 2016
Grazie
Grazie alla Polisportiva Marmentino che ha organizzato, al mio amico Gianluca che mi ha invitato, a Carlo che ci ha accompagnato, a mia moglie che ha collaborato, al Padre Celeste che ha creato tanta meraviglia e che ci ha accompagnato con un tempo spettacolare.
La ciaspolata di ieri sulle pendici del monte Ario è stata una delle più belle che ho mai fatto. Un cielo azzurro, limpido, seguito da un tramonto rosa, con la quantità giusta di neve appena caduta, una stellata serale come ne ho viste pohe nella mia vita. Fantastico.
La ciaspolata di ieri sulle pendici del monte Ario è stata una delle più belle che ho mai fatto. Un cielo azzurro, limpido, seguito da un tramonto rosa, con la quantità giusta di neve appena caduta, una stellata serale come ne ho viste pohe nella mia vita. Fantastico.
martedì 26 maggio 2015
Pentecoste
Sabato sera siamo stati alla veglia di Pentecoste con il Vescovo presso la Pieve di Gussago.
Il Vescovo ha parlato di molte cose, nel suo intervento, ma in particolare ha parlato dei martiri, attualizzando il loro significato all'oggi. Nulla di nuovo: non a tutti è richiesto il martirio del sangue. Però poi ha usato un'espressione che mi è nuova, in questa accezione: il "prezzo dell'amore".
Sembra quasi un ossimoro. Però il vescovo ha spiegato quest'espressione con una frase: "quando si ama, poco o tanto che sia, si paga sempre un prezzo". Penso che chi ama o ha amato almeno un po' ha ben presente che è vero. Per noi cristiani può essere il prezzo della coerenza, quello dell'essere minoranza.
Il Vescovo ha parlato di molte cose, nel suo intervento, ma in particolare ha parlato dei martiri, attualizzando il loro significato all'oggi. Nulla di nuovo: non a tutti è richiesto il martirio del sangue. Però poi ha usato un'espressione che mi è nuova, in questa accezione: il "prezzo dell'amore".
Sembra quasi un ossimoro. Però il vescovo ha spiegato quest'espressione con una frase: "quando si ama, poco o tanto che sia, si paga sempre un prezzo". Penso che chi ama o ha amato almeno un po' ha ben presente che è vero. Per noi cristiani può essere il prezzo della coerenza, quello dell'essere minoranza.
lunedì 20 aprile 2015
giovedì 13 novembre 2014
Quale criterio per valutare i politici?
E' un po' che mi frulla in testa un ragionamento su una deriva che secondo me ha preso la comunicazione politica almeno da Berlusconi in poi (e prima non c'ero...).
Vedo che Luca Sofri lo ha scritto molto meglio di me: è ormai routine che chi è al governo perda molti consensi fino a perdere - quasi di regola - le elezioni successive, apparentemente in maniera indipendente da ciò che riesce o non riesce a fare.
Perché succede questo?
Vedo che Luca Sofri lo ha scritto molto meglio di me: è ormai routine che chi è al governo perda molti consensi fino a perdere - quasi di regola - le elezioni successive, apparentemente in maniera indipendente da ciò che riesce o non riesce a fare.
La sintesi estrema di tutto questo è il seguente percorso: un partito o coalizione vince le elezioni, governa, riesce a combinare molto meno di quello che ha promesso per vincere, la gente si arrabbia perché voleva addirittura molto più di quello che aveva promesso, e alle elezioni dopo vota gli altri. E così via: nei casi in cui l’opposizione sia particolarmente inetta possono volerci un paio di turni.
Perché succede questo?
mercoledì 13 novembre 2013
Rem tene, verba sequentur
Sono uno sporco elitista.
90 minuti di applausi a questo post.
E i tempi supplementari per il nome del blog. Grande massima, in un mondo in cui tanti, ma tanti non conoscono le cose di cui vogliono parlare (ovvero: non sanno quello che dicono). E questo sport è elevato a dignità politica.
90 minuti di applausi a questo post.
E i tempi supplementari per il nome del blog. Grande massima, in un mondo in cui tanti, ma tanti non conoscono le cose di cui vogliono parlare (ovvero: non sanno quello che dicono). E questo sport è elevato a dignità politica.
martedì 8 ottobre 2013
8 ottobre 2003 - 8 ottobre 2013
10 anni fa, l'8 ottobre, Italia 1 trasmetteva l'ultima puntata di Dark Angel, Vassilios Skouris veniva nominato nuovo presidente della Corte di giustizia europea, la Brigata Sassari sostituiva la Brigata Garibaldi in Iraq, io diventavo ingegnere.
10 anni. Sto invecchiando.
10 anni. Sto invecchiando.
domenica 18 agosto 2013
Di ritorno
Di ritorno da 140km di pellegrinaggio a piedi sulla tomba di Pietro per papa Paolo VI nel 50° di elezione e nel 35° della morte, in attesa che mia moglie finisca il resoconto da pubblicare (che si fa attendere), vediamo il lato fisico della cosa: ora sono allenatissimo. Ieri Pezzoro (911m) - Ratù - Redentore (1948m) in 1h52'.
A parte la vanità personale e la soddisfazione per essere riusciti nella prova, bravi tutti e 60 i nostri compagni di viaggio. E' confortante vedere quante belle persone ci sono. Grazie a chi ha organizzato ed aiutato in ogni modo.
A parte la vanità personale e la soddisfazione per essere riusciti nella prova, bravi tutti e 60 i nostri compagni di viaggio. E' confortante vedere quante belle persone ci sono. Grazie a chi ha organizzato ed aiutato in ogni modo.
lunedì 29 luglio 2013
Un saluto a don Francesco
"Bene ragazzi, chi è che ha l'allenamento di pallacanestro?... alzate la mano...
Ecco, voi pensate ai vostri peccati... fatto? Ora dite una preghiera... nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, amen. Andate!"
L'unica confessione comunitaria che ho mai visto la fece in questo modo don Francesco a noi ragazzi del catechismo e cestisti in erba, una volta che le confessioni si prolungavano un po' troppo.
Un prete sui generis, con la passione per i giovani e lo sport come momento aggregativo. Ricordo che alle medie, con il campionato la domenica mattina, ci si ritrovava tutti per la Messa al ricovero a 9.30 e poi si andava in palestra a giocare.
Mi portò in America (come tanti prima di me e altrettanti dopo di me) all'età di 17 anni, un'avventura enorme a quell'età.
Amico di famiglia, fummo testimoni del suo attivismo e anche della sua fatica di invecchiare. Un saluto affettuoso al buon don Francesco.
Ecco, voi pensate ai vostri peccati... fatto? Ora dite una preghiera... nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, amen. Andate!"
L'unica confessione comunitaria che ho mai visto la fece in questo modo don Francesco a noi ragazzi del catechismo e cestisti in erba, una volta che le confessioni si prolungavano un po' troppo.
Un prete sui generis, con la passione per i giovani e lo sport come momento aggregativo. Ricordo che alle medie, con il campionato la domenica mattina, ci si ritrovava tutti per la Messa al ricovero a 9.30 e poi si andava in palestra a giocare.
Mi portò in America (come tanti prima di me e altrettanti dopo di me) all'età di 17 anni, un'avventura enorme a quell'età.
Amico di famiglia, fummo testimoni del suo attivismo e anche della sua fatica di invecchiare. Un saluto affettuoso al buon don Francesco.
martedì 28 maggio 2013
Sul latino a scuola
Mi è capitato sott'occhio questo articolo, che parla di un tema periodicamente molto dibattuto: l'insegnamento del latino a scuola, e la sua utilità.
Io sono da sempre un sostenitore dell'utilità del latino, per tutta una serie di motivi tra cui quelli affettivi (ai bei tempi del liceo l'ho studiato per cinque anni). Più in generale, mi sembra che la discussione sia spesso esposta ad alcune fallacie logiche.
Intanto mi pare che la discussione sia in sé oziosa, visto che nessuno obbliga a fare una scuola che comprende latino.
Non capisco perché prendersela con il fatto che questo venga insegnato, come fa quel tale Giuseppe Chiassarini su Repubblica, quando c'è in sole due scuole. Se si vogliono più ore di cultura tecnica (per sé o per i propri figli, a seconda di chi decide la scuola) si sceglie un istituto tecnico, no? Scegliere un liceo e poi lamentarsi di latino non l'ho mai capito. Volerlo abolire tout court è un'inutile limitazione della libertà di sceglierlo per chi invece lo ritenga importante.
Anche la contrapposizione tra latino e matematica (o informatica, o le materie tecniche, insomma) mi sembra fallace. Da ingegnere uscito da un liceo scientifico, a me è parso che il latino e la matematica siano parenti più stretti di quel che sembra.
Tradurre dall'italiano al latino esercita alla precisione nell'applicazione di regole ferree, tradurre dal latino all'italiano
esercita l'intuizione e l'elasticita all'interno delle stesse regole. Due pilastri della matematica, mi sembra.
Pure l'idea di mettere in contrapposizione lo studio del latino con lo studio di altre lingue vive è un paragone improprio. Chiunque l'abbia fatto sa che studiare latino è diverso da studiare una lingua viva: per quest'ultima ci si può limitare a "farsi capire", anche senza una precisione grammaticale spinta, specialmente se l'obiettivo è poi usarla, la lingua.
Il latino non ha questa caratteristica: in un certo senso è costituito dalla grammatica stessa, poiché non è usato correntemente (casi particolarissimi a parte, come quello delle dimissioni del Papa). Le abilità sviluppate sono diverse.
Infine: secondo me studiare latino ha senso anche perché è oggettivamente una materia difficile, che proprio perché non applicata richiede astrazione (e Dio solo sa quanto ci sarebbe bisogno di impararla). Non credo che sia un male che in alcuni curricula scolastici rimangano alcune materie difficili: livellare tutte le scuole sfrondando gli ostacoli farebbe un torto a chi vorrebbe cimentarsi con qualche sfida di più alto coefficiente di difficoltà, mentre garantire anche questa possibilità di scelta non vedo che cosa porti di male.
venerdì 7 settembre 2012
Pensieri alti
Di ritorno da una fiera a Roma...
Lascio perdere i pensieri bassi (tipo: come si fa a fare una fiera da 14 padiglioni nella città più grande dell'Europa mediterranea e non farci arrivare un mezzo pubblico se non una navetta dalla stazione FS che non ha nemmeno una fermata e "passa quando passa"... oltre a tutto il resto) e sto su quelli alti.
Ieri, nell'attesa di volare da Ciampino verso Bergamo, siamo arrivati in aeroporto con un po' di anticipo. Avendo a 500m l'Appia Antica, siamo andati a farci una mezz'oretta di passeggiata. Adoro la sensazione di antichità, di storia che trasuda da questi posti. Le vedute sulla campagna romana sono ancora oggi le stesse dei vedutisti ottocenteschi, con greggi, rovine, pini marittimi.
Dopo due ore siamo decollati. Un paio di minuti dopo la partenza sotto di noi, a sera ormai fatta, è passata la Città Eterna illuminata. Si sono viste e ben distinte la facciata di S. Maria Maggiore, il Colosseo, piazza Repubblica, piazza del Popolo, il Foro Italico. Non li avevo mai visti dall'alto: di solito a Roma (che amo) ci vado in treno.
E pensavo che una tale meraviglia è appannaggio di noi moderni: ho visto il panorama da un aereo, una macchina che permette all'uomo di fare ciò che è forse più innaturale per lui - volare. Le meraviglie del progresso si sposano con le meraviglie della storia. Dove può arrivare l'ingegno umano!
Lascio perdere i pensieri bassi (tipo: come si fa a fare una fiera da 14 padiglioni nella città più grande dell'Europa mediterranea e non farci arrivare un mezzo pubblico se non una navetta dalla stazione FS che non ha nemmeno una fermata e "passa quando passa"... oltre a tutto il resto) e sto su quelli alti.
Ieri, nell'attesa di volare da Ciampino verso Bergamo, siamo arrivati in aeroporto con un po' di anticipo. Avendo a 500m l'Appia Antica, siamo andati a farci una mezz'oretta di passeggiata. Adoro la sensazione di antichità, di storia che trasuda da questi posti. Le vedute sulla campagna romana sono ancora oggi le stesse dei vedutisti ottocenteschi, con greggi, rovine, pini marittimi.
Dopo due ore siamo decollati. Un paio di minuti dopo la partenza sotto di noi, a sera ormai fatta, è passata la Città Eterna illuminata. Si sono viste e ben distinte la facciata di S. Maria Maggiore, il Colosseo, piazza Repubblica, piazza del Popolo, il Foro Italico. Non li avevo mai visti dall'alto: di solito a Roma (che amo) ci vado in treno.
E pensavo che una tale meraviglia è appannaggio di noi moderni: ho visto il panorama da un aereo, una macchina che permette all'uomo di fare ciò che è forse più innaturale per lui - volare. Le meraviglie del progresso si sposano con le meraviglie della storia. Dove può arrivare l'ingegno umano!
giovedì 16 agosto 2012
Differenze storiche
Mi è capitato di fare quattro chiacchiere con un vecchio valtrumplino, che come spesso capita agli anziani si è messo a raccontare un po' della sua vita.
Da giovane cominciò a far il camionista, poi a 21 anni fu chiamato per fare il servizio militare. Era già al CAR quando, al momento di assegnarlo, un ufficiale lo chiamò e gli chiese:"Chi conosci a Roma?"
"Nessuno."
"Impossibile, qualcuno conosci."
" Mah, forse ho un parente che fa l'impiegato in qualche ministero..."
"Più su, più su."
"Ah, la mia fidanzata è imparentata con il ministro Tizio."
"Esatto. Qui c'è il tuo congedo".
Da giovane cominciò a far il camionista, poi a 21 anni fu chiamato per fare il servizio militare. Era già al CAR quando, al momento di assegnarlo, un ufficiale lo chiamò e gli chiese:"Chi conosci a Roma?"
"Nessuno."
"Impossibile, qualcuno conosci."
" Mah, forse ho un parente che fa l'impiegato in qualche ministero..."
"Più su, più su."
"Ah, la mia fidanzata è imparentata con il ministro Tizio."
"Esatto. Qui c'è il tuo congedo".
giovedì 28 giugno 2012
Pubblicità progresso
Avvisate la Lega che agli Europei non si gioca la finale 3°-4° posto, quindi non si possono trasmettere "le finali" e sabato sera non c'è nessuna partita.
Spero che non abbiano pagato troppo sovrapprezzo per il maxischermo... comunque possono sempre mandare in onda le repliche di Crozza su La7d!
Spero che non abbiano pagato troppo sovrapprezzo per il maxischermo... comunque possono sempre mandare in onda le repliche di Crozza su La7d!
lunedì 4 giugno 2012
Intervallo
Le pubblicazioni hanno subito un rallentamento a causa di un improrogabile impegno istituzionale del titolare, che è appena convolato a giuste nozze.
In attesa di riprendere a pieno ritmo, vi lascio con una domanda: che fine fa il PGT non approvato?
In attesa di riprendere a pieno ritmo, vi lascio con una domanda: che fine fa il PGT non approvato?
lunedì 30 aprile 2012
venerdì 20 aprile 2012
Di ritorno
Di ritorno dalla Germania (Francoforte) per una fiera, alcune impressioni.
Intanto, continuo a pensare che la famosa efficienza tedesca sia sopravvalutata (lo penso dalla GMG di Colonia...). Il traffico c'è anche là; davanti al nostro alloggio i cassonetti non sono stati svuotati dalla domenica al mercoledì, lasciando cumulare sacchetti e vari rifiuti tutto intorno; il treno urbano una volta si è fermato alla Stazione Centrale senza riuscire per 5 minuti a chiudere le porte (come qua).
A proposito del treno, il biglietto di corsa semplice delle ferrovie urbane a Francoforte (non è la metro, fate conto che sia come i treni di Roma, quelli che fanno Ostia e l'hinterland) costa 4,10€. Va bene che la vita costa qualcosa di più là (nemmeno tanto: un chilo di pane viene 3€, una cena in trattoria 25€-30€ a persona comprese due medie a testa), ma 4,10€ sono proprio tanti. Me ne ricorderò quando si parlerà di come sono belli e puntuali i treni all'estero: qui in Italia paghiamo comunque poco.
Sempre per quanto riguarda i treni, non c'erano né tornelli in ingresso o in uscita (come nella metropolitana) né un controllore: semplicemente si parte dal presupposto che la gente paghi il biglietto.
Forse sta proprio qui la vera differenza tra Italia e Germania: una pervasiva abitudine al rispetto delle regole. In cinque giorni non ci è mai successo di restare senza scontrino, in un caso addirittura siamo entrati in un negozio dopo l'orario di chiusura, quando la padrona stava già facendo le pulizie, e dopo il pagamento di 10€ in contanti ci ha chiesto di aspettare un momento, è andata in un'altra stanza a prendere il blocchetto e ci ha scritto la ricevuta a mano (la cassa era spenta).
Cambiando argomento, in una cena con un italiano, amico del mio capo, che lavora a Francoforte, questi ci raccontava che in Germania è un periodo socialmente tranquillo perché la crisi si sente poco: una decina d'anni fa ci sono state le riforme del lavoro, che hanno creato un po' di disoccupazione, ma poi questa ha cominciato a scendere e non si è fermata neppure per la crisi. A sentire lui, quindi, chi vuole lavorare lavora, magari non sarà pagato tantissimo ma un posto lo trova.
Quando si dice fare riforme lungimiranti...
Intanto, continuo a pensare che la famosa efficienza tedesca sia sopravvalutata (lo penso dalla GMG di Colonia...). Il traffico c'è anche là; davanti al nostro alloggio i cassonetti non sono stati svuotati dalla domenica al mercoledì, lasciando cumulare sacchetti e vari rifiuti tutto intorno; il treno urbano una volta si è fermato alla Stazione Centrale senza riuscire per 5 minuti a chiudere le porte (come qua).
A proposito del treno, il biglietto di corsa semplice delle ferrovie urbane a Francoforte (non è la metro, fate conto che sia come i treni di Roma, quelli che fanno Ostia e l'hinterland) costa 4,10€. Va bene che la vita costa qualcosa di più là (nemmeno tanto: un chilo di pane viene 3€, una cena in trattoria 25€-30€ a persona comprese due medie a testa), ma 4,10€ sono proprio tanti. Me ne ricorderò quando si parlerà di come sono belli e puntuali i treni all'estero: qui in Italia paghiamo comunque poco.
Sempre per quanto riguarda i treni, non c'erano né tornelli in ingresso o in uscita (come nella metropolitana) né un controllore: semplicemente si parte dal presupposto che la gente paghi il biglietto.
Forse sta proprio qui la vera differenza tra Italia e Germania: una pervasiva abitudine al rispetto delle regole. In cinque giorni non ci è mai successo di restare senza scontrino, in un caso addirittura siamo entrati in un negozio dopo l'orario di chiusura, quando la padrona stava già facendo le pulizie, e dopo il pagamento di 10€ in contanti ci ha chiesto di aspettare un momento, è andata in un'altra stanza a prendere il blocchetto e ci ha scritto la ricevuta a mano (la cassa era spenta).
Cambiando argomento, in una cena con un italiano, amico del mio capo, che lavora a Francoforte, questi ci raccontava che in Germania è un periodo socialmente tranquillo perché la crisi si sente poco: una decina d'anni fa ci sono state le riforme del lavoro, che hanno creato un po' di disoccupazione, ma poi questa ha cominciato a scendere e non si è fermata neppure per la crisi. A sentire lui, quindi, chi vuole lavorare lavora, magari non sarà pagato tantissimo ma un posto lo trova.
Quando si dice fare riforme lungimiranti...
domenica 19 febbraio 2012
Com'è stato possibile?
Qualche sera fa ho visto una trasmissione sui ghetti ebraici ai tempi del nazismo.
A fine gennaio c'è stato il Giorno della memoria, perciò era tutto un pullulare di film e trasmissioni a tema. Tutte incentrate sul punto di vista delle vittime, com'è normale che sia. Ho pensato che mi piacerebbe vedere una volta un documentario, una pellicola, qualcosa che descriva l'Olocausto con gli occhi dei tedeschi. Meglio: degli esecutori tedeschi. Oggi non ci capacitiamo: cosa dovevano pensare? Odio? Meccanica ubbidienza agli ordini?
Tante volte mi capita di fare (e sentir fare) la riflessione su come ciò sia stato possibile. Anche dando per scontato che tanti tedeschi non sapessero esattamente cosa succedeva nei campi di concentramento, erano comunque moltissime le persone che sapevano, che eseguivano con più o meno zelo, con più o meno dubbi. Inoltre i campi di concentramento sono stati solo l'anello finale di una catena che passa dalle leggi razziali (tedesche e italiane), dalla notte dei cristalli e su su per i ghetti dei secoli precedenti, per cui anche la Chiesa ha le sue responsabilità.
C'era insomma una mentalità antisemita diffusa, che permeava l'Europa e che per fortuna nel giro di pochi decenni è cambiata. Però in quegli anni questa mentalità era considerata normale, ed ha almeno permesso, se non proprio causato, la tragedia dell'Olocausto. Allora era normale disegnare gli ebrei a guisa di "nasoni", considerarli disprezzabili, diversi, comunque vederli come un corpo separato. Non si percepiva niente di male, serviva a fare chiarezza tra le razze, a far funzionare meglio la società, e i ghetti in questo erano pratici. Ecco che le persone "normali" diventavano, per dirla con Goldhagen, i "volonterosi carnefici di Hitler".
E mi veniva un pensiero così politicamente scorretto...
Può essere che a noi succeda la stessa cosa? Che siamo in una situazione in cui certe cose sembrano normali, accettabili, un fatto di praticità, di funzionalità. Ma forse fra qualche anno, o decennio, ci renderemo conto che sono una disgrazia, un errore, un abominio? Ci vergogneremo allora, ci chiederemo come sia potuto succedere, per esempio, l'aborto? Ci chiederemo forse come fosse possibile che tante persone chiedessero di abortire, con più o meno convinzione, a cuor leggero o piene di tormenti; e che i medici lo praticassero con più o meno zelo?
Non è una certezza, la mia. Conosco le obiezioni, più o meno legaliste (di solito sul fatto che un feto non è una persona, almeno non giuridicamente, ma per qualcuno nemmeno una "persona umana" vera). Ma anche ai tempi c'erano tanti ragionamenti apparentemente difendibili per il razzismo e l'antisemitismo. E' già successo, e non in un posto selvaggio, ma nel cuore della civile Europa, nella Germania culla del pensiero filosofico moderno. Stiamo in guardia, pensiamoci bene: la storia serva da monito: non è impossibile compiere abomini senza rendersene conto, come società.
A fine gennaio c'è stato il Giorno della memoria, perciò era tutto un pullulare di film e trasmissioni a tema. Tutte incentrate sul punto di vista delle vittime, com'è normale che sia. Ho pensato che mi piacerebbe vedere una volta un documentario, una pellicola, qualcosa che descriva l'Olocausto con gli occhi dei tedeschi. Meglio: degli esecutori tedeschi. Oggi non ci capacitiamo: cosa dovevano pensare? Odio? Meccanica ubbidienza agli ordini?
Tante volte mi capita di fare (e sentir fare) la riflessione su come ciò sia stato possibile. Anche dando per scontato che tanti tedeschi non sapessero esattamente cosa succedeva nei campi di concentramento, erano comunque moltissime le persone che sapevano, che eseguivano con più o meno zelo, con più o meno dubbi. Inoltre i campi di concentramento sono stati solo l'anello finale di una catena che passa dalle leggi razziali (tedesche e italiane), dalla notte dei cristalli e su su per i ghetti dei secoli precedenti, per cui anche la Chiesa ha le sue responsabilità.
C'era insomma una mentalità antisemita diffusa, che permeava l'Europa e che per fortuna nel giro di pochi decenni è cambiata. Però in quegli anni questa mentalità era considerata normale, ed ha almeno permesso, se non proprio causato, la tragedia dell'Olocausto. Allora era normale disegnare gli ebrei a guisa di "nasoni", considerarli disprezzabili, diversi, comunque vederli come un corpo separato. Non si percepiva niente di male, serviva a fare chiarezza tra le razze, a far funzionare meglio la società, e i ghetti in questo erano pratici. Ecco che le persone "normali" diventavano, per dirla con Goldhagen, i "volonterosi carnefici di Hitler".
E mi veniva un pensiero così politicamente scorretto...
Può essere che a noi succeda la stessa cosa? Che siamo in una situazione in cui certe cose sembrano normali, accettabili, un fatto di praticità, di funzionalità. Ma forse fra qualche anno, o decennio, ci renderemo conto che sono una disgrazia, un errore, un abominio? Ci vergogneremo allora, ci chiederemo come sia potuto succedere, per esempio, l'aborto? Ci chiederemo forse come fosse possibile che tante persone chiedessero di abortire, con più o meno convinzione, a cuor leggero o piene di tormenti; e che i medici lo praticassero con più o meno zelo?
Non è una certezza, la mia. Conosco le obiezioni, più o meno legaliste (di solito sul fatto che un feto non è una persona, almeno non giuridicamente, ma per qualcuno nemmeno una "persona umana" vera). Ma anche ai tempi c'erano tanti ragionamenti apparentemente difendibili per il razzismo e l'antisemitismo. E' già successo, e non in un posto selvaggio, ma nel cuore della civile Europa, nella Germania culla del pensiero filosofico moderno. Stiamo in guardia, pensiamoci bene: la storia serva da monito: non è impossibile compiere abomini senza rendersene conto, come società.
giovedì 8 dicembre 2011
Trasloco
In vista della chiusura di Splinder, il mio tempo libero è dedicato, più che ai post, alla sistemazione tecnica di una nuova "casa". Arrivederci...
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