mercoledì 19 agosto 2026

Gli schiavi dell'IA

Prima o poi troverò il tempo di scrivere qualcosa di più generale su Magnifica Humanitas.
Lettura difficile, densa, molto "onnicomprensiva". Praticamente un compendio di dottrina sociale.

Per ora segnalo questo paragrafo, tratto dal numero 173:

Nulla, nel mondo dell’IA, è immateriale o magico. Ogni risposta che appare immediata e perfetta proviene da una lunga catena di mediazioni, da una rete estesa di risorse naturali, di infrastrutture energetiche e, soprattutto, di persone. Una parte significativa del funzionamento dell’economia digitale si regge sul lavoro silenzioso di milioni di esseri umani, impiegati in attività poco visibili ma essenziali: etichettatura dei dati, moderazione dei contenuti – spesso pessimi –, addestramento dei modelli. In molti casi si tratta di giovani, per lo più donne, che lavorano duramente per compensi minimi.

Conoscevo già il tema, che papa Leone cita nelle righe successive, della estrazione dei materiali necessari ai microchip e delle condizioni in cui essa avviene. Non conoscevo invece la questione dell'addestramento dell'IA.

Giusto ieri mi è capitato sott'occhio questo articolo. Dovrei citarlo praticamente tutto, perché è terribilmente (in tutti i sensi) interessante; mi limito alla conclusione:

L’intelligenza artificiale, insomma, non è “uno strumento magico costruito da persone a San Francisco che guadagnano milioni di dollari l’anno e portano le proprie aziende ad avere valutazioni di mercato pazzesche. È una tecnologia estrattiva, come una miniera, che si appoggia sulla fatica brutale di lavoratori sottopagati in tutto il mondo”, dice 404media, e di cui si cerca di non parlare perché le loro sofferenze guasterebbero l’immagine patinata del mondo hi-tech.

Per dirla con Michael Geoffrey Asia: “L’IA non può essere senza gli esseri umani. Non è intelligenza artificiale: è intelligenza africana.”

Condizioni di lavoro dickensiane, però in contesti in cui il prodotto di quel lavoro non è fruito nello stesso posto in cui ci sono queste condizioni, e dove magari c'è una cultura disposta a ragionare progressivamente su come migliorarle*, come succedeva ai tempi di Dickens. Una delocalizzazione completamente virtuale che separa del tutto l'utente dal lavoratore. Occhio non vede, cuore non duole.

* che poi non è detto che funzioni, i braccianti agricoli sfruttati ci sono anche da noi, per prodotti che consumiamo vicino a dove sono raccolti. 

 

lunedì 10 agosto 2026

L'Ucraina e la politica italiana

E soprattutto il centrosinistra, in questa fase.

E' di qualche giorno fa la polemica per le parole di Conte sul sostegno all'Ucraina.
Metto in fila qualche pensiero.

A me quello dell'Ucraina sembra un falso problema. Come non lo è stato per il centrodestra che ha un filoputiniano storico in pancia, non lo sarebbe per il centrosinistra. La collocazione internazionale di quello che resta un grande Paese non è così flessibile da permettere grossi strappi. Si continuerebbe a fare ciò che si deve, mantenendosi ottemperanti ma in seconda fila.

Sono anche convinto che sarà un argomento di martellamento per chi vorrà mettere in difficoltà il centrosinistra. Soprattutto dal centro più che da destra, visto che anche lì ci sono malpancismi vari e un Vannacci a fare concorrenza.

Poprio per questo, sono allibito dal fatto che a sinistra non sia qualche avversario a martellare sul tema, ma Conte. Ma come si fa? Fate come a destra, parlatene il meno possibile.
Uno dice: è perché Conte ne ha fatto un punto distintivo. Ma dico, e il reddito di cittadinanza che fine ha fatto? Il salario minimo? Possibile scegliere come punto distintivo uno divisivo, apposta??
Non è che Salvini va a fare i tour parlando di Russia, su cui la pensa come Conte. Il loro punto distintivo come destra è l'immigrazione e su quella martellano.

In tutto ciò non scordiamo comunque che in Italia la posizione scettica sul sostegno all'Ucraina credo sia maggioritaria. Non di molto, ma maggioritaria, secondo me (e secondo gli ultimi sondaggi che trovo, invero un po' datati).
Anche a destra secondo me la cosa che ha contribuito di più a mantenere salda la posizione di Giorgia Meloni non è stata la sua convinzione personale, né l'elettorato, né i partiti (sia in FdI che in FI ci sono frange più inclini a mantenere i rapporti con la Russia, così come nell'elettorato di riferimento fatto di PMI e imprenditori interessati al gas a buon mercato); è stata il fatto che doveva farsi accettare nel consesso internazionale in cui era sorvegliata speciale. Ma l'ha fatto a dispetto della sua coalizione e del suo elettorato, secondo me.

In ogni caso, le parole di Conte sono quanto di più malleabile può dire: lasciano intendere una svolta, ma possono anche leggersi come una prosecuzione della attuale posizione:

«Se dovessi vincere le primarie e tornare a Palazzo Chigi, il giorno dopo mi batterò in Europa per una soluzione negoziale che tuteli gli interessi di Kyiv»

che non è una richiesta di resa, è anche compatibile con accorati appelli alla pace, a fermare l'inutile strage, e con una prosecuzione di un impegno in seconda fila come abbiamo fatto finora.

Il "campo largo" supererà anche questa. Schlein lo ha perseguito fin dal giorno 1, è il suo progetto politico, e è l'unica possibilità aritmetica realistica verso le elezioni.