lunedì 12 agosto 2024

La falce dei cieli

Lettura estiva: La falce dei cieli di Ursula K. Le Guin.

Bello, bello pure questo. Veramente una grande scrittrice. Di attualità, certo. Ma anche oltre: le domande che fa sorgere sul giusto e sullo sbagliato, sul lecito e sull'illecito, sulla moralità, sono quasi archetipiche. Vanno oltre la possibilità tecnica.

Registro che anche in questo romanzo quando si tratta di creare una distopia una delle cose che saltano è, come al solito, la famiglia.

martedì 30 luglio 2024

Google Morals

Segnalo questo bel pezzo dal titolo Google Morals.

E' la descrizione del tempo che viviamo come un tempo dell'irresponsabilità. E l'irresponsabilità - il fatto che altri "pensino" per noi e si impegnino per noi - genera mostri.

L'articolo conclude parlando della perdita dell'altruismo (non lo chiama così ma è quello), ma, ancora, manca un punto: l'individualismo. Che secondo me è il punto focale della società in cui ci muoviamo in questi tempi, da almeno 50 anni a questa parte.

Ma resta una lettura molto, molto interessante: il disimpegno che crea una crisi morale, e viceversa.
E' così fuori moda parlare di etica e morale...

lunedì 22 luglio 2024

Generazione di fenomeni

La migliore della storia, probabilmente. Del ciclismo, intendo.

Come non amare questi corridori. Lo stesso Vingegaard, che tra i Pogacar, Evenepoel, Van der Poel, Van Aert era quello un po' meno "simpatico", viste le sue specializzazioni nelle corse a tappe - o meglio nel Tour - con questa annata in cui ha rivestito il ruolo di don CHisciotte in lotta contro l'avversa fortuna ha guadagnato popolarità.

Sì, lo so: il doping. C'è sempre quest'ombra.
Dipende sempre da cosa si intende per doping. Certamente questi corridori sono assistiti da medici e preparatori, mentre una persona "normale" dal medico ci va da malato. Certamente hanno accesso a metodi che sono lo stato dell'arte della ricerca sportiva.

E però io credo che, in periodo di passaporto biologico, adesso la situazione sia diversa da quella di una volta. Ci sono stati i periodi: negli anni '80 andavano gli steriodi anabolizzanti. Ricordo il caso di Delgado (1988), era l'epoca degli ormoni della Germania Est, di Ben Johnson e Linford Christie...
Poi di steroidi nel ciclismo negli anni '90 non si parlò più e si passò prima all'Epo (che non si trovava, da cui gli esami del sangue per l'ematocrito) e poi all'Epo-Cera, finché non furono messi a punto i test per queste sostanze. Ogni epoca ha il suo doping. Poi è arrivato il passaporto biologico, e credo che sia più difficile alterare il corpo con sostanze. Oggi si punta a massimizzare le capacità "naturali" del corpo con pratiche apposite anche estreme.

Parlando più in generale mi ha sempre stupito come nel ciclismo l'omertà fosse (sia? chissà) diffusissima
Dei complottismi spesso si dice: come faresti a mettere in piedi un complotto così articolato, che coinvolge centinaia o migliaia di persone, e garantire la segretezza?
Il ciclismo anni '90 era così, un sistema da centinaia di coinvolti ma di cui non si parlava e non si parla tuttora.

E tutto questo discorso per dire che io di questa generazione di fenomeni mi fido.

mercoledì 10 luglio 2024

L'individualismo di destra e di sinistra

Ho letto questo interessante articolo che commenta le elezioni francesi.

Non condivido tutto, anzi mi pare che in varie parti pecchi di un certo ideologismo manicheo che semplifica un po' l'analisi. E' vero che spesso negli ultimi anni la sinistra si è "vergognata" di presentarsi come sinistra, ma è stato anche perché costretta da una serie di vincoli al bilancio, alla responsabilità, alla "realtà", verrebbe da dire. Non so se un ritorno ad alzare il tiro non sia pericolosamente confinante con il populismo.
Ma senz'altro c'è del vero  in quel che scrive l'autore. La questione delle paure, cavalcate e non incanalate, è una cosa che si dice e si osserva spesso.

La cosa che ho trovato più interessante è che l'autore tratteggia una motivazione per un fatto che si osserva in tutta Europa: la destra ha problemi con i "quadri intermedi" della politica, con il personale di governo.
L'autore attribuisce questo fatto al leaderismo insito nella destra, che esprime una politica per cui non serve "impegnarsi" dialetticamente, basta "credere" nel capo: le destre
chiedono fede, adesione cieca, eventualmente azione immediata e violenta, non processi di “formazione” della soggettività, e infatti non hanno mai “quadri” sufficienti, in quanto si costruiscono in modo estremamente verticistico. Fino a qui elementi di analisi che ci sono ormai familiari, e che si attagliano perfettamente all’RN francese, ma anche all’insieme delle estreme destre occidentali (passando per Salvini e Meloni)
Io avevo sempre riflettuto sul fatto che - almeno in Italia - a livello comunale la sinistra è più forte, e questo fa da palestra civica per amministratori. Ma è una spiegazione parziale, che non spiega in realtà abbastanza, per almeno due motivi: perché forse confonde la causa con l'effetto (forse la sinistra ha più successo a livello locale perché sa esprimere classi dirigenti migliori, non viceversa) e perché essere sindaci o amministratori locali non vuol dire fare carriera fino ai livelli superiori della politica; anzi mi pare che questo avvenga via via più raramente. Anche tra i sindaci delle grandi città (Pisapia, Sala, tutti quelli lombardi che mi vengono in mente) non c'è un cursus honorum che porti in Regione o in Parlamento. Eccezione fu Renzi, ma una rondine non fa primavera.
 
L'autore introduce una differenza "antropologica" tra destra e sinistra in tema di classe dirigente, che mi ha fatto pensare e che io interpreto così: la destra, rispetto alla sinistra, esprime più istanze di autonomia dell'individuo dalla politica. Che siano istanze filosofiche (la libertà personale, la sussidiarietà, lo "stato minimo"), economiche ("meno Stato più mercato") o egoistiche ("basta regole e regolette") fino all'illegale (voglio poter evadere tranquillamente), se chiedo meno Stato e più individuo sono meno portato a impegnarmi nello Stato stesso, nella politica.
La sinistra invece crede nella politica come mezzo per plasmare la società, e questo richiede un impegno in prima persona, sia dialettico (per discutere su quale sia la direzione che si vuole imprimere) sia pratico (impegnarsi per far andare le cose nella direzione "giusta", cioè quella che dico io, è una cosa che può gratificare).

Si dirà: ma la sinistra si è fatta paladina di molti diritti individuali, negli ultimi decenni.
E' vero, ma se ci pensiamo questi diritti sono spesso elementi che richiedono la presenza dello Stato. Si richiedono riconoscimenti pubblici e pubblico intervento.
L'aborto non è solo una depenalizzazione di chi autonomamente trova modo di praticarlo, richiede che lo Stato si attrezzi con strutture per fornire il servizio.
Il fatto che gli omosessuali vivano insieme e pratichino la loro sessualità liberamente è garantito da decenni, quello che si vuole è un riconoscimento pubblico delle unioni: non si richiede la libertà di amar chi si vuole, si richiede che lo Stato agisca per formalizzare queste relazioni e metta in piedi una struttura per celebrarle in modo legale e registrarle.
Anche questio diritti individuali, quindi, richiedono uno Stato che fa le cose "giuste". In questo senso sono di "sinistra", pur essendo espressione di istanze individuali che hanno anche una componente individualistica, letta nella libertà di fare quello che si vuole.
 
Potrei abbozzare che l'individualismo "di destra" è libertà di fare senza che lo Stato si impicci, l'individualismo "di sinistra" è chiedere che lo Stato riconosca che quello che voglio fare io è giusto e riconosciuto.

lunedì 8 luglio 2024

L'insostenibile bella vita di massa

Metto assieme due notizie di questi ultimi giorni, questa sui dazi europei sulle auto e batterie cinesi e questa sulle proteste contro il turismo di massa a Barcellona.

La Cina tiene artificialmente bassi i prezzi dell'elettrico con sussidi statali, e quindi come Europa introdurremo dazi contro questa concorrenza sleale. L'effetto sarà che il prezzo al consumatore salirà. Non so se è una grande idea, se vogliamo spingere (e vogliamo, da Green Deal) sulla mobilità elettrica.

A Barcellona, ma non solo, si lamentano i danni del turismo eccessivo, specie dopo l'esplosione delle piattaforme per affitti brevi. Questi hanno provocato il crollo delle disponibilità in affitto per residenti e un generale aumento del costo dell'abitare nelle città turistiche (Barcellona, Venezia ma anche Bologna).

A prima vista sembra che la massificazione di cose buone (il turismo culturale, la mobilità libera con l'auto, ma anche i voli low-cost) sia non sostenibile.
Mettere limiti agli affitti brevi vuol dire limitare l'offerta, e quindi far crescere i prezzi dei pernottamenti.
Se i voli inquinano troppo, limitarli vuol dire renderli elitari.
Passare alla mobilità elettrica vuol dire fare costare di più le auto, a maggior ragione con i dazi.

È come se tante cose belle non potessero essere di massa.
È il solito discorso per cui lo stile di vita occidentale non è sostenibile da tutto il mondo, ma portato all'interno dell'Occidente: è come se lo stile di vita di quelle che una volta erano solo le élite (vacanze all'estero, lunghi viaggi, turismo non solo nella colonia elioterapica sull'Adriatico) non fosse ampliabile pena la non sostenibilità.

È un pensiero triste.

domenica 16 giugno 2024

Botte al Parlamento

Brutto episodio, a metà tra un film di Vanzina e di Bud Spencer e Terence Hill.

In generale, la reazione della destra ogni volta che si canta Bella ciao mi pare eccessiva. Considerato che tra l'altro in origine era un canto molto poco politico (i comunisti cantavano altro, a partire dall'Internazionale), la cosa più furba che potrebbero fare sarebbe appropriarsene. Cantarla pure loro, farla partire nei comizi, magari con qualche riferimento alle invasione straniere di ieri e di oggi e cose così.

Sulle botte, dirò che secondo me non è una cosa terribile. Indica quanto è irascibile questo tal Iezzi, ma non è una cosa che intimidisce l'opposizione (anzi) o che mette in pericolo la democrazia. Finché resta un episodio isolato - e voglio dare per scontato che sia così - siamo dalle parti dello sventolar mortadella: una cafonata che non dovrebbe succedere e che dice molto di chi la fa, non un attentato alla democrazia.

Più grave inneggiare alla X Mas, a mio parere. Questo va oltre il classico "Mussolini ha fatto anche cose buone", la X Mas è inequivocabilmente legata alla fase filonazista del fascismo e alla RSI, quella fase che in teoria anche la destra annovera (e ci mancherebbe) tra gli errori del fascismo.

Allargando lo sguardo, la questione è la stessa che emerge a ogni 25 aprile: essere "non antifascisti" e pensare bene del fascismo tranne per qualche errore è una posizione legittima?
A livello personale sì, c'è libertà di opinione.
A livello politico pure, ci sono le sentenze che ammisero il MSI come partito legittimo, e aveva queste posizioni, o anche più esplicite.
Cosa succede quando queste posizioni vanno al governo? Vanno "nascoste" per opportunità? O se erano legittime prima restano legittime anche da parte di ministri e cariche istituzionali?

Questo fermo restando, come ho già scritto, che la X Mas è oltre "penso benino del fascismo".

mercoledì 5 giugno 2024

Le elezioni europee, ancora

Eh sì, ancora.
Ogni volta si sentono discorsi simili: l'Europa è percepita come lontana, e invece è importante. C'è una mancanza di democrazia, e il Parlamento conta troppo poco. Bisognerebbe parlare di temi europei, e però nessuno lo fa*.

A questa tornata c'è la vaga possibilità di avere una maggioranza di destra nel Parlamento. Situazione più paventata che reale, secondo me: i sondaggi continentali danno numeri ben diversi, senza contare le incompatibilità tra liberali, popolari e grandi pezzi di destra. Non la Meloni, lei no, ha saputo costruirsi un profilo affidabile, ma tra Macron e Le Pen, tra Tusk e PiS non c'è compatibilità. Senza Le Pen, Orban e simili la destra non ha i numeri, ma con loro non c'è possibilità di alleanza, quindi alla fine l'unica via sarà ancora la grande coalizione.

Per fortuna, dicono in tanti. Se non che così si ritarda ancora una politicizzazione dell'Europa, passo inscindibile dall'aumento di rappresentatività. Se il governo è sempre in mano agli stessi, da sempre, popolari, liberali e socialisti, cosa votiamo a fare?
Ho sentito discorsi simili da un oratore normalmente bravo come Emilio Del Bono, che prima ha stigmatizzato la poca rappresentatività democratica dell'Europa e poi a distanza di cinque minuti ha detto che "per fortuna" Francia e Germania non accetteranno di vedere una commissione con Orban o le Pen.

La situazione è stabile ormai da molti anni, il trattato di Lisbona è del 2007 e la struttura europea da allora è quella.
Quando leggo i programmi delle forze europeiste, quale anche io mi sento, trovo poca concretezza. Si parla di abolire il meccanismo dell'unanimità, ad esempio.
Col senno di poi è stato un errore non cambiare le regole prima di allargarsi così tanto. Se sei in 6 l'unanimità ha un senso, se sei in 12 un po' meno, se sei in 27 ha completamente un altro significato, è un diritto di veto.
 
E però rinunciare all'unanimità in 6, o anche in 12 ancora omogenei, avrebbe voluto dire per i grandi Paesi poter essere scavalcati. Ce la vediamo la Francia o la Germania accettare di essere messi in minoranza?
Questo vale anche oggi: io non sono così convinto che davvero all'atto pratico siano tutti così convinti di rinunciare all'unanimità tranne il cattivo Orban. Penso che spesso avere chi si assume il ruolo di bloccare una cosa piuttosto che l'altra permette ad altri Paesi di non esporsi.
 
In generale, è anche per questo che non mi convincono i discorsi di partiti come Azione o Renzi/Bonino**. Bene le intenzioni, ma secondo me bisogna impegnarsi per fare funzionare l'Europa così come è adesso, con strutture e meccanismi che sono noti e stabili ormai da lustri, perché non ci sono possibilità verosimili di cambiare le cose nei prossimi 5 anni.
 
Meccanismi che non hanno impedito di fare tante cose insieme, dal PNRR al Green Deal al sostegno all'Ucraina. L'Europa in questi anni ha aumentato la sua influenza e continua a deliberare, a imporsi come un elemento di fatto dirimente delle nostre politiche nazionali. Si può continuare così, facendo dei passi avanti anche in quest'Europa imperfetta.
 
* Ho sentito parlare spessissimo di sanità, per esempio, in questa campagna elettorale; tanto che Giorgia Meloni si è sentita in obbligo di fare un decreto ad hoc proprio in questi giorni pre-elettorali. Portata su un tema, il welfare, che non è il suo, e quindi sulla difensiva, che è un po' una novità per le opposizioni; ma certo non un tema europeo: è un tema nazionale, anzi regionale.
 
** Volendo fare gli avvocati del diavolo, tra l'altro, quei partiti - se supereranno la soglia di sbarramento - confluiranno in Renew a trazione macronista. Io non ce lo vedo Macron (e la Francia in generale) a rinunciare al diritto di veto e a una UE a guida francese.