E' stato distribuito il nuovo numero di Vivere Ospitaletto, il notiziario comunale.
Tra pagina 7 e 8 ci sono alcuni chiarimenti riguardo a quello che mi chiedevo nello scorso post sulla questione pilomat.
Anzitutto il costo: si tratta di 21mila euro.
Facciamo un conto della serva: supponiamo di impiegare questi soldi per pagare con dei voucher una persona che faccia la "guardia" alla transenna in piazza. Supponiamo un compenso di 10€ all'ora (l'importo di un voucher) per un impegno, la domenica mattina, di cinque ore. L'investimento si ammortizza in circa 8 anni, dopo questo termine i Pilomat cominciano a essere convenienti (senza considerare gli eventuali costi di manutenzione, guasti eccetera). E' chiaro che se le chiusure fossero più che una alla settimana questo periodo di ammortamento diventerebbe più breve. Al tempo stesso, però, bisogna dire che - nell'ipotesi di mettere i dissuasori laddove ora si pone la transenna - se la chiusura avviene per una manifestazione più grande, che richiede la chiusura completa del traffico (notte bianca, fiera del patrono), i piloncini sono inutili.
Comunque, le cose stanno così e ciascuno può farsi un'idea sul fatto che 21mila euro siano pochi, tanti o troppi.
Così come ciascuno può valutare se serva allungare la pavimentazione fino a vicolo Maggiore (ovvero nella zona della Lollipop). Attenzione anche a come vengono fatti i lavori: ai tempi di Pasini il primo tentativo di mettere per terra lastre eleganti fu un fiasco perché il lavoro non fu fatto a regola d'arte per una strada di buon passaggio come via Ghidoni.
domenica 26 ottobre 2014
giovedì 23 ottobre 2014
Sui famigerati Pilomat (e sulla comunicazione del Comune)
Io non ci ho capito molto su questo argomento. Non ho capito quant'è il costo: si sentono cifre molto diverse, da 10mila a 100mila euro. Non si capisce a cosa si riferiscano questi prezzi: solo all'installazione dei pilomat? Al rifacimento di tutta la piazza?
Fatto salvo che mi manca un elemento fondamentale, vediamo di ragionare.
Fatto salvo che mi manca un elemento fondamentale, vediamo di ragionare.
martedì 14 ottobre 2014
Le prospettive politiche di papa Francesco
Sabato c'è stato l'avvio della scuola diocesana di formazione all'impegno sociale e politico.
L'intervento di monsignor Luciano è stato veramente notevole. Il nostro vescovo ha commentato la parabola del buon samaritano, applicando alcune categorie (il confine tra chi è il mio prossimo e chi non lo è, il rapporto tra la carità del sngolo e la carità organizzata) che ho trovato nuove e sorprendenti.
A seguire, Aldo Maria Valli ha tratteggiato gli orizzonti politici di papa Francesco, con un'interessante carrellata.
In questi giorni, inoltre, sto leggendo l'ultimo numero di Aggiornamenti Sociali, e l'editoriale riprende alcuni passaggi del Papa a tema economico e politico. Trovo una certa assonanza tra le analisi: Francesco declina la politica soprattutto in termini economici, ed è il Papa della globalizzazione: ha ben presente le profonde interconnessioni tra le politiche dell'Occidente e il resto del mondo.
Mi pare che queste due caratteristiche segnalino fortemente il suo essere sudamericano. Il Sudamerica è la patria della teologia della liberazione (con cui il Papa non c'entra, sia chiaro) e della teologia del popolo. Il Sudamerica è stato teatro di golpe e guerre civili conseguenza della Guerra Fredda e di interessi di parti remote del mondo.
In Europa, o nel cosiddetto Primo mondo, non siamo abituati a considerare i conflitti e le ingiustizie degli "altri mondi" come nostri. Non siamo abituati a riflettere sulla portata mondiale delle nostre piccole politiche. Il Papa ci richiama a questo. Porta uno sguardo diverso, dall'esterno.
E questo sguardo non è solo quello bonario e affabile con cui siamo abituati a vederlo. Le sue parole, sulla nostra economia che uccide, sui mercanti di armi, sul mercato senza regole, sono dure come pietre.
Probabilmente questo cambio di prospettiva è l'aspetto più rivoluzionario di papa Francesco, e il motivo per cui la sua elezione è stata provvidenziale. Altro che trovate come Il mio Papa o altre amenità da facciata esteriore.
L'intervento di monsignor Luciano è stato veramente notevole. Il nostro vescovo ha commentato la parabola del buon samaritano, applicando alcune categorie (il confine tra chi è il mio prossimo e chi non lo è, il rapporto tra la carità del sngolo e la carità organizzata) che ho trovato nuove e sorprendenti.
A seguire, Aldo Maria Valli ha tratteggiato gli orizzonti politici di papa Francesco, con un'interessante carrellata.
In questi giorni, inoltre, sto leggendo l'ultimo numero di Aggiornamenti Sociali, e l'editoriale riprende alcuni passaggi del Papa a tema economico e politico. Trovo una certa assonanza tra le analisi: Francesco declina la politica soprattutto in termini economici, ed è il Papa della globalizzazione: ha ben presente le profonde interconnessioni tra le politiche dell'Occidente e il resto del mondo.
Mi pare che queste due caratteristiche segnalino fortemente il suo essere sudamericano. Il Sudamerica è la patria della teologia della liberazione (con cui il Papa non c'entra, sia chiaro) e della teologia del popolo. Il Sudamerica è stato teatro di golpe e guerre civili conseguenza della Guerra Fredda e di interessi di parti remote del mondo.
In Europa, o nel cosiddetto Primo mondo, non siamo abituati a considerare i conflitti e le ingiustizie degli "altri mondi" come nostri. Non siamo abituati a riflettere sulla portata mondiale delle nostre piccole politiche. Il Papa ci richiama a questo. Porta uno sguardo diverso, dall'esterno.
E questo sguardo non è solo quello bonario e affabile con cui siamo abituati a vederlo. Le sue parole, sulla nostra economia che uccide, sui mercanti di armi, sul mercato senza regole, sono dure come pietre.
Probabilmente questo cambio di prospettiva è l'aspetto più rivoluzionario di papa Francesco, e il motivo per cui la sua elezione è stata provvidenziale. Altro che trovate come Il mio Papa o altre amenità da facciata esteriore.
mercoledì 8 ottobre 2014
Nostalgia canaglia
Qualche giorno fa si è parlato (per poco, in verità) del presunto calo di iscritti al Partito Democratico. Qualcuno ha ricondotto questo fatto allo svuotamento del ruolo dei partiti, qualcun altro all'annacquamento dell'identità di sinistra del PD. C'è senz'altro del vero in entrambe le posizioni: i partiti non sono più quel che erano una volta, ma sono ormai dei grandi comitati elettorali. Il contenuto di questi contenitori è abbastanza vago e ondivago.
Cambio di scenario: sabato ho partecipato al matrimonio del mio capo. Il sindaco che ha officiato la cerimonia, mentre leggeva gli articoli del Codice Civile, ha fatto un discorso sulla cultura civica nazionale, partendo dall'Illuminismo, le rivoluzioni francese e americana, attraverso il Risorgimento, la Resistenza, fino alla Costituzione.
Scopro da Wikipedia che costui è sindaco (in varie tornate) fin dagli anni '80. Mentre parlava me lo figuravo proprio come un repubblicano vecchio stampo, di quelli mazziniani, specie quando ha parlato male della monarchia, "che ha fatto tanti danni e ha portato alla dittatura".
Questo mi ha fatto pensare ai profili dei partiti storici italiani. Nei vituperati anni '70-'80 il panorama politico era tale che chi votava sapeva cosa stava votando: al di là delle persone (più o meno valide o lestofanti) il profilo ideologico era chiaro.
Avevamo il MSI, alfiere di una destra sociale e vagamente reducista; il PLI, una destra liberale; il PRI, una sinistra laica di radice non marxista; il PSI, socialista e non più marxista (negli anni '80 ormai liberaldemocratico); i Radicali, libertari.
A questi partiti si affiancavano i due grandi partiti popolari, DC e PCI, dai connotati meno chiari (per via delle dimensioni) ma pur sempre abbastanza definiti: moderato il primo, comunista il secondo.
Forse l'unico partito meno definito era il PSDI, una sinistra di governo come ormai il PSI, da cui si era infatti scisso.
Negli anni '80 si aggiunse l'unica famiglia politica relativamente "nuova", i Verdi.
Mi sembra che lo spettro politico fosse adeguatamente rappresentato: si sapeva dove si andava a parare. Forse mancava una destra moderata, inglobata nella destra DC, ma per il resto c'era di tutto.
Oggi i partiti sembrano invece essere o grandi contenitori con dentro di tutto un po' (il PD, il PdL-Forza Italia, per certi versi anche il M5S, che ha istanze di destra e di sinistra in un calderone di malpancismo) o partiti estemporanei, di cui non si riesce a leggere l'identità. Il Nuovo Centrodestra non ha un profilo chiaro, Scelta Civica nasce matà liberale e metà cattolica, Fratelli d'Italia nasce metà liberale (Crosetto) e metà sociale (Meloni), Sel è un partito personale che mischia ecologia e sinistra, la Lega ha un segretario ex comunista con atteggiamenti di destra.
Se è colpa delle categorie destra-sinistra che sono obsolete, bisogna dire che saranno anche invecchiate, ma di fatto non sono ancora state sostituite da nessuna identità. Secondo me questo è un problema: senza un'identità tutti possono dire tutto e il contrario di tutto, non ci sono riferimenti, mappe, orientamenti.
Cambio di scenario: sabato ho partecipato al matrimonio del mio capo. Il sindaco che ha officiato la cerimonia, mentre leggeva gli articoli del Codice Civile, ha fatto un discorso sulla cultura civica nazionale, partendo dall'Illuminismo, le rivoluzioni francese e americana, attraverso il Risorgimento, la Resistenza, fino alla Costituzione.
Scopro da Wikipedia che costui è sindaco (in varie tornate) fin dagli anni '80. Mentre parlava me lo figuravo proprio come un repubblicano vecchio stampo, di quelli mazziniani, specie quando ha parlato male della monarchia, "che ha fatto tanti danni e ha portato alla dittatura".
Questo mi ha fatto pensare ai profili dei partiti storici italiani. Nei vituperati anni '70-'80 il panorama politico era tale che chi votava sapeva cosa stava votando: al di là delle persone (più o meno valide o lestofanti) il profilo ideologico era chiaro.
Avevamo il MSI, alfiere di una destra sociale e vagamente reducista; il PLI, una destra liberale; il PRI, una sinistra laica di radice non marxista; il PSI, socialista e non più marxista (negli anni '80 ormai liberaldemocratico); i Radicali, libertari.
A questi partiti si affiancavano i due grandi partiti popolari, DC e PCI, dai connotati meno chiari (per via delle dimensioni) ma pur sempre abbastanza definiti: moderato il primo, comunista il secondo.
Forse l'unico partito meno definito era il PSDI, una sinistra di governo come ormai il PSI, da cui si era infatti scisso.
Negli anni '80 si aggiunse l'unica famiglia politica relativamente "nuova", i Verdi.
Mi sembra che lo spettro politico fosse adeguatamente rappresentato: si sapeva dove si andava a parare. Forse mancava una destra moderata, inglobata nella destra DC, ma per il resto c'era di tutto.
Oggi i partiti sembrano invece essere o grandi contenitori con dentro di tutto un po' (il PD, il PdL-Forza Italia, per certi versi anche il M5S, che ha istanze di destra e di sinistra in un calderone di malpancismo) o partiti estemporanei, di cui non si riesce a leggere l'identità. Il Nuovo Centrodestra non ha un profilo chiaro, Scelta Civica nasce matà liberale e metà cattolica, Fratelli d'Italia nasce metà liberale (Crosetto) e metà sociale (Meloni), Sel è un partito personale che mischia ecologia e sinistra, la Lega ha un segretario ex comunista con atteggiamenti di destra.
Se è colpa delle categorie destra-sinistra che sono obsolete, bisogna dire che saranno anche invecchiate, ma di fatto non sono ancora state sostituite da nessuna identità. Secondo me questo è un problema: senza un'identità tutti possono dire tutto e il contrario di tutto, non ci sono riferimenti, mappe, orientamenti.
mercoledì 1 ottobre 2014
Da adulti
Tutto il dibattito che è sorto sul TFR mi dà l'occasione di dire due o tre cose sull'economia domestica in Italia che non ho mai capito.
Sul TFR: all'atto pratico non se ne farà nulla per i motivi che chi è più bravo di me ha prontamente fatto notare.
Ciò detto, ragioniamo in astratto: io sono favorevole al fatto che vada in busta paga. Dovrebbe essere responsabilità del singolo pensare a risparmiare qualcosa.
E' anche vero che poi, se qualcuno non risparmia - per necessità o per scialo, non importa ai fini del discorso - rischia di arrivare alla vecchiaia ancora più indigente di come ci arriverebbe con la liquidazione. A questo punto si aprirebbe il dilemma etico: quanto aiutarlo? Quanto se lo "meriterebbe"? Partendo dal presupposto che non si può lasciar morire di fame nessuno, "abolire" la liquidazione rischierebbe di creare un aggravio futuro per i servizi sociali. Però mi sembrerebbe un costo accettabile per creare una maggiore cultura della responsabilità. Chi percepisce uno stipendio non è più un bambino sotto tutela, dovremmo iniziare a trattarlo da adulto.
Tornando all'atto pratico, credo che rendendo facoltativo il fatto di averlo in busta paga e impostando un percorso di graduale riduzione del TFR accantonato (diciamo del 10% all'anno) si potrebbero evitare parecchi problemi che si stanno delineando. Ma sarebbe tropporagionevole graduale e non darebbe la mancia imbonitrice scossa all'economia che ha in mente il Presidente del Consiglio.
Come non ho mai capito bene il TFR, ancor meno capisco la tredicesima. Che senso ha? favorire le spese a Natale? Ma se anche i soldi arrivassero spalmati sui 12 mesi, i casi sono due: o uno li spende durante l'anno, e allora sono comunque entrati in circolo già prima di Natale, o uno li accantona mese per mese, e allora a dicembre ha da parte la stessa quantità di denaro per i regali. In compenso sapere quanto uno prende è un po' più complicato, perché in realtà quando si parla di introiti mensili non si calcola mai la quota della tredicesima. Così confrontare lavori diversi (che magari ti danno anche la quattordicesima) o autonomi (che - va da sè - non hanno nemmeno la tredicesima) diventa più complicato.
Se parlassimo sempre di stipendio mensile effettivo, senza aggiunte varie, sarebbe molto più chiaro. Il regalo di babbo Natale, di nuovo,è una cosa più da bambini che da adulti.
Così come sarebbe un grande tributo alla chiarezza uniformare l'espressione di tutti i prezzi nella modalità comprensiva di IVA. Se andiamo al supermarket i cartellini danno il prezzo finale, IVA compresa; non ho mai capito perché invece in certi ambiti (gli artigiani, per esempio) il prezzo sia espresso senza IVA, da aggiungere poi. Tra l'altro dare un prezzo senza IVA è una specie di istigazione subliminale all'evasione, un non detto "guarda quanto risparmieresti se non ti faccio fattura".
Tutti i preventivi andrebbero sempre espressi IVA compresa.
Sul TFR: all'atto pratico non se ne farà nulla per i motivi che chi è più bravo di me ha prontamente fatto notare.
Ciò detto, ragioniamo in astratto: io sono favorevole al fatto che vada in busta paga. Dovrebbe essere responsabilità del singolo pensare a risparmiare qualcosa.
E' anche vero che poi, se qualcuno non risparmia - per necessità o per scialo, non importa ai fini del discorso - rischia di arrivare alla vecchiaia ancora più indigente di come ci arriverebbe con la liquidazione. A questo punto si aprirebbe il dilemma etico: quanto aiutarlo? Quanto se lo "meriterebbe"? Partendo dal presupposto che non si può lasciar morire di fame nessuno, "abolire" la liquidazione rischierebbe di creare un aggravio futuro per i servizi sociali. Però mi sembrerebbe un costo accettabile per creare una maggiore cultura della responsabilità. Chi percepisce uno stipendio non è più un bambino sotto tutela, dovremmo iniziare a trattarlo da adulto.
Tornando all'atto pratico, credo che rendendo facoltativo il fatto di averlo in busta paga e impostando un percorso di graduale riduzione del TFR accantonato (diciamo del 10% all'anno) si potrebbero evitare parecchi problemi che si stanno delineando. Ma sarebbe troppo
Come non ho mai capito bene il TFR, ancor meno capisco la tredicesima. Che senso ha? favorire le spese a Natale? Ma se anche i soldi arrivassero spalmati sui 12 mesi, i casi sono due: o uno li spende durante l'anno, e allora sono comunque entrati in circolo già prima di Natale, o uno li accantona mese per mese, e allora a dicembre ha da parte la stessa quantità di denaro per i regali. In compenso sapere quanto uno prende è un po' più complicato, perché in realtà quando si parla di introiti mensili non si calcola mai la quota della tredicesima. Così confrontare lavori diversi (che magari ti danno anche la quattordicesima) o autonomi (che - va da sè - non hanno nemmeno la tredicesima) diventa più complicato.
Se parlassimo sempre di stipendio mensile effettivo, senza aggiunte varie, sarebbe molto più chiaro. Il regalo di babbo Natale, di nuovo,è una cosa più da bambini che da adulti.
Così come sarebbe un grande tributo alla chiarezza uniformare l'espressione di tutti i prezzi nella modalità comprensiva di IVA. Se andiamo al supermarket i cartellini danno il prezzo finale, IVA compresa; non ho mai capito perché invece in certi ambiti (gli artigiani, per esempio) il prezzo sia espresso senza IVA, da aggiungere poi. Tra l'altro dare un prezzo senza IVA è una specie di istigazione subliminale all'evasione, un non detto "guarda quanto risparmieresti se non ti faccio fattura".
Tutti i preventivi andrebbero sempre espressi IVA compresa.
mercoledì 24 settembre 2014
Oggi parliamo di tante cose
Oggi parliamo di culture orientali, esoterismo, Movimento 5 stelle, sincretismo, scie chimiche, meditazione, complottismo e politica.
Ho sempre avuto un certo rispetto, e anche una certa ammirazione per le culture orientali. Pur così diverse dalla nostra cultura, che affonda le sue radici nel pensiero classico, cristiano ed illuminista, rappresentano millenni di esperienza umana, approfondita secondo linee che in Occidente abbiamo messo in secondo piano: la conoscenza di sé, della propria mente, dei suoi limiti e delle sue potenzialità.
Pur essendo un ingegnere, affezionato al pensiero critico e razionale, sono quindi possibilista nei confronti - chiamiamola così - della "narrazione umana" che arriva dall'Asia, dal buddhismo, dal'induismo. Penso che ci possa essere del vero, al netto degli elementi estremi che sanno un po' di circo (letti di chiodi, tappeti volanti & c.), e che secoli di esercizio possano aver effettivamente esercitato la mente in direzioni a noi poco familiari, come la meditazione interiore prolungata, o addirittura esoteriche.
Proprio perché ritengo che queste culture siano da rispettare nella loro storia millenaria, e sostanzialmente lontana dall'Occidente, mi lasciano molto più scettico le varie interpretazioni sincretiste che sono fiorite negli ultimi decenni e che mettono insieme elementi orientaleggianti a misteri di casa nostra (Stonehenge, per esempio) o religioni locali, cucinando nello stesso minestrone Gesù e Khrisna, Maometto e Buddha.
Per esempio, una delle varie associazioni che presentano un'impostazione del genere mi pare essere questa. Si noti l'immagine di Gesù nella stessa home page dei Chakra, e la croce dei templari nel titolo, giusto per non farsi mancare un altro riferimento misterioso.
C'è qualcosa che capisco ancora meno, però. E cioè perché spesso questo tipo di credenza mistico-sincretica-esoterica si accompagni ad una marcata inclinazione al complottismo nei campi più disparati dello scibile umano.
Sarà la predisposizione a credere che c'è sempre qualcosa di nascosto, la convinzione dell'esistenza di una "gerarchia" che governa il mondo, fatto sta che spesso queste persone si sentono investite della missione di portare la luce sia allo spirito che alla coscienza civile delle persone, secondo le tesi del peggiore complottismo.
E' purtroppo il caso di Massimo Rodolfi, fondatore della scuola Energheia, della scuola Agnihotri e di varie altre entità che si trovano sullo stesso portale. Questa persona è attivamente impegnata nella battaglia contro le scie chimiche, vero flagello che minaccia l'umanità, tanto da dedicare un numero della sua rivista interamente a questo tema. Si noti, in penultima pagina, il ritorno dei Templari, con il motto "Non nobis Domine".
Non è questa la sede per parlare di scie chimiche, bufala ampiamente sbugliardata anche dalla stessa logica, oltre che dalla scienza (per non prendersi troppo sul serio, si veda al riguardo il numero 322 di Martin Mystere, Congiura nei cieli, come al solito piacevole e ben informato).
Sta di fatto che questo tema, in modo surreale, è riuscito perfino a entrare nel dibattito politico: ci sono infatti ben quattordici interrogazioni parlamentari che lo citano, l'ultima delle quali a firma Scilipoti.
In questa dimostrazione di scarsa qualità del nostro ceto politico non manca ovviamente il contributo del Movimento 5 stelle, che con il meetup di Sirmione rilancia un articolo dai toni particolarmente accesi del nostro Rodolfi contro il Nuovo Ordine Mondiale, i chip sottopelle, le scie chimiche e quant'altro.
La domanda che mi sovviene è: perché siamo così inclini a credere al complottismo? O meglio: perché ci sono molte persone così inclini a credere che ci sia sempre una "verità nascosta", una trama, un segreto dietro le cose?
Che sia un'inclinazione si vede dal fatto che di solito, quando uno è complottista, crede praticamente a tutti i complotti, come mostra plasticamente l'articolo di Rodolfi citato sopra. E anche questo è irrazionale: quando parliamo di cose non dimostrate e dubbie, credere che ogni ipotesi di complotto sia effettivamente vera è contro il semplice calcolo delle probabilità. Mi parrebbe più accettabile che qualcuno avesse una posizione più sfumata:mi informo, a questa cosa credo, a quest'altra no.
Invece spesso abbiamo minestroni che vanno dalle sirene ai Rosacroce, dalle scie chimiche alla mancata conquista della Luna, dall'11 settembre ai Protocolli di Sion.
Qualche volta mi viene il dubbio che non tutti i complottisti siano sempre in buona fede. Qualche volta ci possono essere delle motivazioni commerciali (vendere libri, per esempio).
E qui il cerchio si chiude: qualche volta anche le proposte mistico-esoteriche si rivelano affabulazioni per circuire le persone, e magari togliere loro dei soldi. Pensiamo a Scientology, e a tutte le polemiche che la circondano.
Nulla fa pensare che Massimo Rodolfi faccia parte di questa schiera, intendiamoci. Nel caso specifico, non c'è motivo di dubitare che lui sia un personaggio in assoluta buona fede. Le uniche indicazioni negative su eventuali costi dell'affiliazione al suo gruppo le ho rintracciate in un vecchio forum, in cui si contestava un prezzo di 1500 euro per 10 incontri della scuola Energheia. Rodolfi rispondeva con cortesia, sostenendo in breve che il corso li vale tutti.
Ciò non toglie che, pur dando tutta la fiducia possibile al singolo caso, l'ambiente dell'esoterismo sia particolarmente esposto alle truffe, ed è sempre il caso di andarci con i piedi di piombo e usare la massima prudenza, specialmente quando a metterci la faccia sono le amministrazioni pubbliche. E' sempre meglio informarsi e sostenere il più possibile chi cerca di verificare tutte queste situazioni, come ad esempio il Cicap.
Ho sempre avuto un certo rispetto, e anche una certa ammirazione per le culture orientali. Pur così diverse dalla nostra cultura, che affonda le sue radici nel pensiero classico, cristiano ed illuminista, rappresentano millenni di esperienza umana, approfondita secondo linee che in Occidente abbiamo messo in secondo piano: la conoscenza di sé, della propria mente, dei suoi limiti e delle sue potenzialità.
Pur essendo un ingegnere, affezionato al pensiero critico e razionale, sono quindi possibilista nei confronti - chiamiamola così - della "narrazione umana" che arriva dall'Asia, dal buddhismo, dal'induismo. Penso che ci possa essere del vero, al netto degli elementi estremi che sanno un po' di circo (letti di chiodi, tappeti volanti & c.), e che secoli di esercizio possano aver effettivamente esercitato la mente in direzioni a noi poco familiari, come la meditazione interiore prolungata, o addirittura esoteriche.
Proprio perché ritengo che queste culture siano da rispettare nella loro storia millenaria, e sostanzialmente lontana dall'Occidente, mi lasciano molto più scettico le varie interpretazioni sincretiste che sono fiorite negli ultimi decenni e che mettono insieme elementi orientaleggianti a misteri di casa nostra (Stonehenge, per esempio) o religioni locali, cucinando nello stesso minestrone Gesù e Khrisna, Maometto e Buddha.
Per esempio, una delle varie associazioni che presentano un'impostazione del genere mi pare essere questa. Si noti l'immagine di Gesù nella stessa home page dei Chakra, e la croce dei templari nel titolo, giusto per non farsi mancare un altro riferimento misterioso.
C'è qualcosa che capisco ancora meno, però. E cioè perché spesso questo tipo di credenza mistico-sincretica-esoterica si accompagni ad una marcata inclinazione al complottismo nei campi più disparati dello scibile umano.
Sarà la predisposizione a credere che c'è sempre qualcosa di nascosto, la convinzione dell'esistenza di una "gerarchia" che governa il mondo, fatto sta che spesso queste persone si sentono investite della missione di portare la luce sia allo spirito che alla coscienza civile delle persone, secondo le tesi del peggiore complottismo.
E' purtroppo il caso di Massimo Rodolfi, fondatore della scuola Energheia, della scuola Agnihotri e di varie altre entità che si trovano sullo stesso portale. Questa persona è attivamente impegnata nella battaglia contro le scie chimiche, vero flagello che minaccia l'umanità, tanto da dedicare un numero della sua rivista interamente a questo tema. Si noti, in penultima pagina, il ritorno dei Templari, con il motto "Non nobis Domine".
Non è questa la sede per parlare di scie chimiche, bufala ampiamente sbugliardata anche dalla stessa logica, oltre che dalla scienza (per non prendersi troppo sul serio, si veda al riguardo il numero 322 di Martin Mystere, Congiura nei cieli, come al solito piacevole e ben informato).
Sta di fatto che questo tema, in modo surreale, è riuscito perfino a entrare nel dibattito politico: ci sono infatti ben quattordici interrogazioni parlamentari che lo citano, l'ultima delle quali a firma Scilipoti.
In questa dimostrazione di scarsa qualità del nostro ceto politico non manca ovviamente il contributo del Movimento 5 stelle, che con il meetup di Sirmione rilancia un articolo dai toni particolarmente accesi del nostro Rodolfi contro il Nuovo Ordine Mondiale, i chip sottopelle, le scie chimiche e quant'altro.
La domanda che mi sovviene è: perché siamo così inclini a credere al complottismo? O meglio: perché ci sono molte persone così inclini a credere che ci sia sempre una "verità nascosta", una trama, un segreto dietro le cose?
Che sia un'inclinazione si vede dal fatto che di solito, quando uno è complottista, crede praticamente a tutti i complotti, come mostra plasticamente l'articolo di Rodolfi citato sopra. E anche questo è irrazionale: quando parliamo di cose non dimostrate e dubbie, credere che ogni ipotesi di complotto sia effettivamente vera è contro il semplice calcolo delle probabilità. Mi parrebbe più accettabile che qualcuno avesse una posizione più sfumata:mi informo, a questa cosa credo, a quest'altra no.
Invece spesso abbiamo minestroni che vanno dalle sirene ai Rosacroce, dalle scie chimiche alla mancata conquista della Luna, dall'11 settembre ai Protocolli di Sion.
Qualche volta mi viene il dubbio che non tutti i complottisti siano sempre in buona fede. Qualche volta ci possono essere delle motivazioni commerciali (vendere libri, per esempio).
E qui il cerchio si chiude: qualche volta anche le proposte mistico-esoteriche si rivelano affabulazioni per circuire le persone, e magari togliere loro dei soldi. Pensiamo a Scientology, e a tutte le polemiche che la circondano.
Nulla fa pensare che Massimo Rodolfi faccia parte di questa schiera, intendiamoci. Nel caso specifico, non c'è motivo di dubitare che lui sia un personaggio in assoluta buona fede. Le uniche indicazioni negative su eventuali costi dell'affiliazione al suo gruppo le ho rintracciate in un vecchio forum, in cui si contestava un prezzo di 1500 euro per 10 incontri della scuola Energheia. Rodolfi rispondeva con cortesia, sostenendo in breve che il corso li vale tutti.
Ciò non toglie che, pur dando tutta la fiducia possibile al singolo caso, l'ambiente dell'esoterismo sia particolarmente esposto alle truffe, ed è sempre il caso di andarci con i piedi di piombo e usare la massima prudenza, specialmente quando a metterci la faccia sono le amministrazioni pubbliche. E' sempre meglio informarsi e sostenere il più possibile chi cerca di verificare tutte queste situazioni, come ad esempio il Cicap.
giovedì 18 settembre 2014
In memoria dei caduti
Cade in questi giorni la ricorrenza delle feste quinquennali della Madonna di Lovernato, che protesse il nostro paese dai bombardamenti durante il secondo conflitto mondiale.
Al nostro territorio furono risparmiati i bombardamenti pesanti, che colpirono Brescia e Rovato sulla stessa linea ferroviaria, ma purtroppo non i mitragliamenti degli incursori, che fecero anche alcune vittime.
In questa occasione mi sembra doveroso ricordare anche loro. Sono sei, tra ospitalettesi e persone di passaggio:
Non so dove siano le loro tombe, ma secondo me sarebbe giusto ricordarli almeno con una targa al cimitero.
Sarebbe un ulteriore monito contro l'assurdità della guerra, che fa sempre tante vittime innocenti.
Al nostro territorio furono risparmiati i bombardamenti pesanti, che colpirono Brescia e Rovato sulla stessa linea ferroviaria, ma purtroppo non i mitragliamenti degli incursori, che fecero anche alcune vittime.
In questa occasione mi sembra doveroso ricordare anche loro. Sono sei, tra ospitalettesi e persone di passaggio:
- Il Grande Raffaele, nato a Barletta il 12 dicembre 1877, residente a Novara;
- Lissignoli Giuseppe, nato a Erbusco il 25 ottobre 1882, residente in via Italo Balbo 88,inquadrato nell’Ispettorato Militare del Lavoro dell’esercito repubblichino, 17° battaglione,morto il 21 dicembre 1944;
- Migliorati Agnese in Vavassori, nata a Lonato il 24 ottobre 1916, residente a Ospitaletto presso la Cascina Gardellone (si tratta della madre di Bortolo Vavassori);
- Righi Angela, nata a Spiazzo (Trento), crocerossina di cinquantasei anni, morta il 3 gennaio 1945;
- Sala Giuseppe, nato a Capriate nel 1926, residente a Capriate S. Gervasio, morto nel 1945;
- Waldner Luigi, di anni 46, residente a Ospitaletto, morto il 17 gennaio 1945 a seguito delle ferite riportate nel mitragliamento del 2 gennaio.
Non so dove siano le loro tombe, ma secondo me sarebbe giusto ricordarli almeno con una targa al cimitero.
Sarebbe un ulteriore monito contro l'assurdità della guerra, che fa sempre tante vittime innocenti.
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