giovedì 30 giugno 2011

Corpus Domini

Domenica scorsa ho partecipato alla processione per le vie del paese in occasione del Corpus Domini. Non lo facevo da parecchi anni, e l'ultima volta fu a Brescia, un giovedì, con il Vescovo.
Mi ha un po' stupito vedere in processione il sindaco in fascia tricolore e il gonfalone comunale. Ovviamente non sono stupito per la presenza personale del sindaco, di cui conosciamo la formazione cristiana, né dei consiglieri che lo hanno accompagnato. Ho notato la presenza dei simboli comunali, gonfalone e fascia. Non ho memoria delle poche altre processioni che ho visto, se ci fossero anche allora questi simboli.

Da una parte, la processione del Corpus Domini è squisitamente religiosa. Mi chiedo se sia giusto che i simboli della comunità laica, specie di una comunità che comprende tanti stranieri di molte religioni diverse, vengano devotamente portati a seguito del segno principale del Cristianesimo, l'Eucarestia vera e viva.

D'altra parte mi rispondo anche che forse sono troppo sofistico rispetto a questa questione. Il fatto che il Comune sia laico non impedisce che questo abbia un rapporto proficuo con le comunità religiose sul territorio, e la partecipazione al Corpus Domini può essere segno di un'attenzione e di un rispetto verso la comunità religiosa comunque più importante, per numeri e per storia, di Ospitaletto.

lunedì 27 giugno 2011

Vendere fumo

Qui uno dei motivi per cui Vendola mi sembra un venditore di fumo.
Oddio, io credo che il (fumoso) modello di società che ha in mente sia insostenibile, almeno a breve termine, per qualche decina d'anni a essere ottimisti, finché i soldi per far tutto col pubblico non ci saranno.
Forse stavolta dovrei essere felice perché si mantiene ancorato alla realtà vera.

Ma mi dà molto più fastidio il suo atteggiamento demagogico: il 13 giugno diceva: "Oggi perde l'Italia delle lobbies, perde una lunga storia di ossessione privatrizzatrice... Per me si tratta della vittoria di una vita".

Grazie ancora a Francesco Costa per l'azzeccata sintesi: "Niente di nuovo, insomma. Anche stavolta nel centrosinistra c’è chi pensa di vincere le elezioni raccontando balle demagogiche ai suoi elettori, promettendo cose che non potrà e non vorrà mantenere e che provocheranno il ritorno dei movimenti dei delusi, dei siete-come-Berlusconi, delle manifestazioni contro il Governo organizzate dai partiti di Governo, eccetera eccetera. Auguri."
Spero che il PD non sia di questa risma, oppure anche se "il vento cambia" torneremo davvero ai girotondi, ai Pancho Pardi, ai Nanni Moretti, alla sinistra in piazza con la CGIL contro il futuro governo all-inclusive Bersani. (Bersani chi? quello che ha cambiato idea sui referendum?)

E invece l'Italia ha così bisogno di una sinistra europea...

sabato 25 giugno 2011

Dai referendum all'Italia e agli italiani

L'acuta analisi di Luca Ricolfi ha qualche punto in comune con quanto scrivevo martedì scorso sull'interpretazione del voto referendario. Ricolfi però si allarga e fa una disamina della situazione più ampia, arrivando a citare come "l’eredità più negativa dell’era berlusconiana" un effetto sulla politica: "Aver trasformato la politica in uno scontro di fazioni, in cui conta solo annientare l’avversario, e nulla valgono le idee, i contenuti, le proposte, i dettagli". Al riguardo non sono d'accordo.

Senz'altro quella citata è una colpa non da poco. Stiamo avendo proprio in questi giorni una riprova "al contrario" di quanto siamo malati di questa concezione: le accuse a Di Pietro per il colloquio avuto alla Camera (una sede istituzionale) con Berlusconi sono surreali. Bisognerebbe applaudire il buon Tonino per aver usato una volta tanto dei toni civili, dovrebbe anzi essere la normalità, e invece ce ne stupiamo e, cosa ancor più grave, c'è chi si arrabbia per questo.

Io però credo che la colpa più grave del berlusconismo sia la trasformazione della società italiana, e non della politica. La politica era già in parabola discendente da molti anni, e chissà addirittura che non sia sempre stata così com'è ora: un intreccio di clientele, conoscenze, a volte corruttele. Credo di aver già citato Churchill, secondo cui in Parlamento ci sono il 10% di persone valide, il 10% di farabutti e l'80% di persone "normali", specchio del Paese.

Anche tutto questo can-can su Bisignani francamente non mi interessa nulla, e non credo che possa essere la prova di questo degrado. Si tratta essenzialmente di fuffa, secondo me, e trovo anche vergognoso che si mettano in piazza conversazioni private assolutamente irrilevanti, solo per seminare zizzania. Tra l'altro Bisignani è sulla piazza da decenni, non solo con questo governo o questa maggioranza ma fin dalla Prima Repubblica, quindi il malaffare ai piani alti non è nuovo. Vedremo se la magistratura riuscirà a costruire qualche capo d'accusa, se no dovremo solo chiedere scusa a tutti per la morbosa curiosità di farsi i fatti altri.

Ed ecco che arriviamo a quel che dicevo sopra: questa curiosità da reality che contagia anche i giornalisti, che non provano nemmeno a discernere quel che hanno in mano ma pubblicano e basta, questo clima - come ha detto Buffon - "da Piazzale Loreto", la ricerca a tutti i costi del quarto d'ora di celebrità, come da azzeccata traccia dell'esame di maturità: questi sono i danni più grandi del berlusconismo. Un berlusconismo inteso in senso ampio, "televisivo", che comincia dagli anni '80 e non dal 1994. E allora anche la politica diventa televendita, l'etica bacchettona della Rai di Bernabei viene travolta da Drive-In, e i modelli proposti non sono più quelli di De Amicis ma delle veline, in Parlamento e soprattutto fuori.

E' troppo addossare alla TV la colpa di questo degrado? Certo, ci sono altri fattori di crisi, dall'autorità degli insegnanti a quella dei genitori. Ma se diciamo, come è stato detto, che la TV ha fatto gli italiani, diffondendo la lingua unitaria e facendo da minimo comune denominatore, allora dobbiamo anche prendere in considerazione l' ipotesi che la TV possa anche (contribuire a) disfarli.

Mio fratello dice che questi danni del berlusconismo ce li porteremo dietro ancora per chissà quanto tempo, anche dopo la sua dipartita dalla scena. E purtroppo è vero. Peggiorare la gente vuol dire poi peggiorare anche quell'80% di classe politica che la rispecchia, e quindi c'è una conseguenza anche sulla politica.
E non credo, per tornare laddove ero partito, che il voto referendario sia sinonimo di "risveglio culturale", quanto più di slogan passati in maniera efficace, come dice Ricolfi.

Si potrà obiettare che anche negli altri Paesi questa deriva commerciale da reality ha preso piede, magari anche prima che da noi (forse perché l'Italia contiene il Vaticano?...). Quindi magari anche senza Berlusconi sarebbe successo ugualmente. Sarà vero, ma ciò non toglie che in Italia il protagonista del "cambio di mentalità" è stato indubbiamente Berlusconi, e se ne prende quindi la responsabilità.

p.s. lo so che in questo post sono pessimista, ma per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia ho deciso di affrontare il cimento della lettura delle Confessioni di un italiano. Libro intriso di romanticismo, ma che ci volete fare: non si può fare a meno di notare le differenze!

venerdì 24 giugno 2011

Castelli (e) romani

L'uscita di Castelli sul pedaggio sul GRA è leghista nel senso peggiore: biecamente razzista, fa di tutta un'erba un fascio e si basa su cliché. Le smentite sono goffe e fuori luogo: gli è scappata una voce dal cuore, e non può dire "parola torna indietro".

Però mi è scattato in testa un collegamento mentale, alle voci Roma e trasporti.
Quando la settimana scorsa sono stato nella capitale, con la mia fidanzata stavamo notando che sui mezzi pubblici gli unici a timbrare il biglietto eravamo noi turisti. Un sacco di gente saliva e si sedeva, bellamente, senza preoccuparsi di nulla.
Saranno tutti abbonati? Tutti tutti? Mah... Anni fa, salendo su un bus (sempre a Roma) vidi una scena che mi lasciò interdetto. Poco dopo la stazione di Termini salì un controllore. Decine di persone - ero su un bus doppio - si avvicinarono ordinatamente all'obliteratrice, tirarono fuori un biglietto dalla tasca e si lo timbrarono. Solo dopo che tutti ebbero finito il controllore cominciò il giro di verifica. Giuro: l'ho visto con i miei occhi.
Cioè: queste persone hanno il biglietto in tasca, ma salgono senza obliterarlo, e lo consumano solo quando incontrano un controllore. E qui si tocca anche l'argomento della frequenza dei controlli: io sono stato a Roma almeno dieci volte, viaggiando sempre sui mezzi pubblici, e ricordo due controlli: quello sul bus che ho raccontato e un altro all'ingresso della metropolitana. E' chiaro che se i controlli ci fossero forse avrebbero un valore dissuasivo e, perché no, educativo sull'evasione tariffaria.

Nella metropolitana fino al 2007 c'era il "varco abbonati" senza nessuna barriera: in molti si infilavano anche di lì. Poi sono - finalmente - stati messi i tornelli, e la vendita dei biglietti è aumentata del 10%. Questo 10% è sul totale dei biglietti venduti per tutti i mezzi pubblici, su cui la metropolitana influisce per il 33% circa, perciò i biglietti della metro evasi erano circa il 30%!

Con questo non voglio dire che tutti i romani si comportino così: i furbi ci sono ovunque, così come molti romani saranno sicuramente abbonati. La sensazione, però, è che l'ATAC faccia molto conto sui turisti...

Forse qualche opera di pubblica educazione, anche coercitiva (leggi: multe), non guasterebbe. Tra l'altro, la mancanza di senso civico in Italia è indicata come il maggiore handicap nazionale dal 40% dei nostri giovani che desidererebbero andare all'estero (il 20,6% di loro dice così), più ancora della corruzione (indicata dal 19,1%), della classe politica scadente (15,2%) e più persino delle difficoltà economiche (8,6%).

giovedì 23 giugno 2011

Worst case

La soluzione peggiore: Conte alla Juve non mi piace, perché Conte ha già avuto problemi con l'Atalanta e non credo nel gestire uno spogliatoio in cui c'era Doni, figuriamoci ora con tante primedonne. Mi sembra una soluzione alla Ferrara, con in più l'irascibilità di Conte.
Gasperini all'Inter mi piace ancora di meno: perché Gasperini è uno juventino da sempre, era il mio tecnico preferito per la Signora e all'Inter da quinta scelta (almeno, se non sesta, dopo Leonardo, Bielsa, Villas Boas, Mihajlovic e forse anche Hiddink) avrà una credibilità pari a zero.
Ci sono alte probabilità che entrambi gli allenatori non arrivino alla colomba. Se Gasperini sopravvive - e credo che sia più probabile che ce la faccia lui piuttosto che Conte - sarà una dimostrazione di cosa si è persa la Juve.

lunedì 20 giugno 2011

Cronache dai palazzi del potere

Spieghiamo il titolo: sono reduce da una tre giorni a Roma, con la Scuola diocesana di formazione all'impegno sociale e politico, in cui abbiamo visitato Senato, Quirinale e Vaticano. Un viaggio interessante, che ha confermato alcune impressioni che avevo e ne ha formate altre.
Butterò giù qualche spunto, perché una cronaca puntuale sarebbe troppo lunga. Intanto grazie a chi è stato con me e a chi ha organizzato. So che sembrano appunti sparsi, ma seguo l'ordine cronologico per aiutare la memoria.

L'incontro con Mons. Angelo Casile, Direttore Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI è stato per alcuni versi sorprendente: mons. Casile ha parlato della salvaguardia del Creato (o "custodia", come lui preferisce) e della Dottrina sociale della Chiesa, ricordando che bisogna essere prudenti nell'interpretarla correttamente, e che l'interpretazione va lasciata secondo lui primariamente ai sacerdoti - sollevando con ciò più d'una perplessità fra noi astanti...
Come esempio ha portato la campagna sull'acqua: ha detto che a molti piaceva citare il passo che dice che "
l'acqua è stata sempre considerata come un bene pubblico" (numero 485). E' vero, ma intanto - ha detto mons. Casile - "bene pubblico" è diverso da "bene comune", inoltre bisogna proseguire nella lettura: la frase continua con "caratteristica che va mantenuta qualora la gestione venga affidata al settore privato", ipotesi che quindi non è esclusa. Anche mons. Sigalini in un altro incontro ha detto che trovava eccessiva la campagna per cui sembrava addirittura che chi avesse votato NO non era un buon cristiano. Posizioni sui referendum che hanno stupito: Bagnasco sembrava aver detto cose diverse.
Comunque il senso dell'incontro è stato il lavoro di cesello che deve fare chi sta in CEI per non farsi tirare per la tonaca - cosa che comunque avviene regolarmente.

Sulla partecipazione alla seduta del Senato, per noi che abbiamo partecipato al primo turno di visita una sensazione ambivalente: emozione per l'aura del palazzo e dell'aula, importante e austera; fastidio per il comportamento dei senatori, interessati a farsi molto i fatti loro con cellulari, saluti reciproci, chiacchiere, giornali e I-pad invece che ascoltare i relatori. La presidente Bonino la pensava come noi, infatti dopo numerose scampanellate di richiamo per il rumore che impediva di sentire bene anche chi parlava al microfono ha sospeso la seduta. Chi ha assistito ai lavori dopo la sospensione ha riportato di un clima più ordinato.

Sulla visita alla Fondazione bene comune segnalo il sito e soprattutto la ricca rivista on-line.

La visita al Quirinale è stata affascinante per la bellezza del palazzo. Magnifico, davvero. Credo ora a quello che ho letto riguardo al fatto che sia la Presidenza più bella del mondo.

L'incontro con Mons. Vincenzo Zani, Sottosegretario della Congregazione vaticana per l’Educazione Cattolica, ha dato l'idea della imponenza necessaria nel trattare anche la parte organizzativa della struttura ecclesiale, che in questo caso supervisiona le scuole cattoliche, le università e i seminari. Ci si è chiesti fra di noi se una struttura così richieda per forza tutta questa gente (e la risposta, per lavorare su cinque continenti, è probabilmente sì) e se sia necessario che siano tutti preti...
En passant, nell'uscire dall'aula della Congregazione abbiamo notato appoggiati su una mensola due opuscoli in inglese, uno sull'importanza della valutazione psicologica dei candidati e uno sul modo di trattare i casi di omosessualità in seminario (o era tra i preti?). La questione è sentita anche in Vaticano, evidentemente.

Con S.E. Card. Giovanni Battista Re abbiamo visitato i bei Giardini Vaticani fino alla sede della Pontificia Accademia delle Scienze. Il cardinale ci ha lasciato le tre regole d'oro del politico:



  • onestà intellettuale;


  • dirittura morale;


  • spirito di servizio.


Infine, l'incontro con Mons. Domenico Sigalini, Vescovo di Palestrina e Assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica Italiana. Qui c'è molto da dire...
Mons. Sigalini ha sostenuto l'importanza della coscienza: del mettersi cioè direttamente di fronte a Dio e rispondere sinceramente a lui. Ha parlato di ciò partendo da Berlusconi: ha detto che non trova giusto che tutti si aspettino (o si aspettassero) dalla CEI la spinta per far cadere il premier. Intanto perché, ha detto, "noi non dobbiamo far cadere nessuno", inoltre perché chi sono loro per giudicare Berlusconi come un peccatore, in base solo a quel che si dice? Ha detto di non essere nella testa né nella coscienza di Berlusconi, e di non sentirsela di condannare o formulare giudizi, non sapendo cosa passa per la sua testa e quali motivi può avere. Se fosse il suo confessore, potrebbe dirgli eventualmente "sei un peccatore", ma dall'esterno non ha alcun titolo di farlo: saranno fatti tra Berlusconi ed, eventualmente, il Signore e/o il suo confessore, se ne ha uno.
Allora il discorso si è allargato a quei cristiani che si aspettano parole di direzione precisa dai Vescovi anche in politica, e mons. Sigalini ha detto che alla Chiesa spetta di enunciare dei principi, poi i cristiani devono usare discernimento per fare le scelte pratiche, non possono aspettarsi che la Chiesa gli dica per chi votare o come votare togliendo loro le castagne dal fuoco. Ha condito questa idea con alcuni esempi concreti, toccando anche - come dicevo sopra - i referendum.
Ha sostenuto che seguire la propria coscienza sia la cosa più importante, e che preferisce sbagliare perché ha seguito la propria coscienza piuttosto che perché ubbidisce a degli ordini, citando come esempio di uomo coscienzioso in questo senso don Milani.
A chi gli ha obiettato che la coscienza potrebbe essere una cosa un po' troppo individualistica per affidarvisi completamente, ha ribattuto che la misura della coscienza è la verità. Aggiungendo poi "e siamo al punto di prima", anche se questo è vero solo dal punto di vista pratico, nella difficoltà del discernimento, perché in realtà il cristiano sa che la verità è una. Ecco quindi che la coscienza, se è davanti a Dio e non solo quello che si ha nella testa, si deve uniformare alla Verità, con ovviamente il rischio di compiere degli errori perché siamo umani.
Davvero una prospettiva interessante, come interessante è stata un'altra osservazione sui politici cattolici, che dopo l'eventuale elezione - specie nei comuni, o meglio nelle parrocchie - sono poi lasciati a sé stessi quando non trattati come appestati, quasi esclusi dall vita comunitaria.

martedì 14 giugno 2011

Referendum - Esito

Esito per me sorprendente per i quattro referendum, non davo per scontato che il quorum fosse raggiunto, men che meno che si raggiungesse il sì con la maggioranza assoluta degli aventi diritto (!!!) e non solo dei votanti.

Secondo me ha ragione Bersani: il risultato è politico. Lo dico perché il risultato sui quattro referendum è stato pressochè identico sia per quanto riguarda i votanti (54.8%) sia per quanto riguarda i sì (dal 94.1% al 95.8%, meno di 2 punti di escursione massima). Questo nonostante si trattasse di quesiti molto diversi tra loro. Credo che sia statisticamente improbabile che la gente, esaminando un quesito alla volta, abbia sempre lo stesso orientamento su tutti e quattro, quindi vuol dire che la maggioranza ha votato quattro sì indipendentemente dal quesito, con l'intenzione evidente di punire il governo e sostenere i promotori.

Quanto alle polemiche sugli annunci di Maroni e Berlusconi a urne aperte, non ne farei una tragedia. Credo anzi che in una situazione in cui il quorum conta, non bisognerebbe nemmeno rendere noti i rilevamenti sull'affluenza: in questo caso sarebbe un po' come dare i dati parziali del sì e del no, visto che l'astensione è una legittima "terza posizione".