lunedì 10 agosto 2026

L'Ucraina e la politica italiana

E soprattutto il centrosinistra, in questa fase.

E' di qualche giorno fa la polemica per le parole di Conte sul sostegno all'Ucraina.
Metto in fila qualche pensiero.

A me quello dell'Ucraina sembra un falso problema. Come non lo è stato per il centrodestra che ha un filoputiniano storico in pancia, non lo sarebbe per il centrosinistra. La collocazione internazionale di quello che resta un grande Paese non è così flessibile da permettere grossi strappi. Si continuerebbe a fare ciò che si deve, mantenendosi ottemperanti ma in seconda fila.

Sono anche convinto che sarà un argomento di martellamento per chi vorrà mettere in difficoltà il centrosinistra. Soprattutto dal centro più che da destra, visto che anche lì ci sono malpancismi vari e un Vannacci a fare concorrenza.

Poprio per questo, sono allibito dal fatto che a sinistra non sia qualche avversario a martellare sul tema, ma Conte. Ma come si fa? Fate come a destra, parlatene il meno possibile.
Uno dice: è perché Conte ne ha fatto un punto distintivo. Ma dico, e il reddito di cittadinanza che fine ha fatto? Il salario minimo? Possibile scegliere come punto distintivo uno divisivo, apposta??
Non è che Salvini va a fare i tour parlando di Russia, su cui la pensa come Conte. Il loro punto distintivo come destra è l'immigrazione e su quella martellano.

In tutto ciò non scordiamo comunque che in Italia la posizione scettica sul sostegno all'Ucraina credo sia maggioritaria. Non di molto, ma maggioritaria, secondo me (e secondo gli ultimi sondaggi che trovo, invero un po' datati).
Anche a destra secondo me la cosa che ha contribuito di più a mantenere salda la posizione di Giorgia Meloni non è stata la sua convinzione personale, né l'elettorato, né i partiti (sia in FdI che in FI ci sono frange più inclini a mantenere i rapporti con la Russia, così come nell'elettorato di riferimento fatto di PMI e imprenditori interessati al gas a buon mercato); è stata il fatto che doveva farsi accettare nel consesso internazionale in cui era sorvegliata speciale. Ma l'ha fatto a dispetto della sua coalizione e del suo elettorato, secondo me.

In ogni caso, le parole di Conte sono quanto di più malleabile può dire: lasciano intendere una svolta, ma possono anche leggersi come una prosecuzione della attuale posizione:

«Se dovessi vincere le primarie e tornare a Palazzo Chigi, il giorno dopo mi batterò in Europa per una soluzione negoziale che tuteli gli interessi di Kyiv»

che non è una richiesta di resa, è anche compatibile con accorati appelli alla pace, a fermare l'inutile strage, e con una prosecuzione di un impegno in seconda fila come abbiamo fatto finora.

Il "campo largo" supererà anche questa. Schlein lo ha perseguito fin dal giorno 1, è il suo progetto politico, e è l'unica possibilità aritmetica realistica verso le elezioni.

 

giovedì 21 maggio 2026

Si recupera l'evasione

In questi giorni è arrivata la notizia che è aumentato notevolmente il numero di scontrini emessi dagli esercenti dopo l’obbligo di collegare direttamente il POS alla cassa.
Qualche mese fa sono arrivati i dati del recupero dell’evasione, che ha toccato un nuovo record nel 2025.

La reazione che ho letto in discussioni online da utenti che non votano questa maggioranza è stata: “E tassisti e balneari?”.

Premessa: io non credo che i record di recupero dell’evasione siano un particolare merito di questo governo, o di qualche governo in particolare. Mi pare che sia l’andazzo generale a essere questo, per così dire: maggiore telematizzazione, pagamenti con il POS che si diffondono, requisiti PNRR… ogni anno si ritocca il record di recupero dell’evasione, anche da prima che si insediasse il governo Meloni.

Mi interessa però la reazione. La polarizzazione sempre più acuta fa sì – l’ho già scritto altre volte – che ci siano parti di elettorato schierate a prescindere, e che non voterebbero mai la parte opposta; piuttosto si astengono. Se il governo agisse sui privilegi di tassisti e balneari (come sarebbe giusto) perderebbe i tassisti e i balneari, che sono numericamente pochi, ma soprattutto potrebbe davvero pensare di recuperare voti? Credo di no, perché chi apprezzerebbe provvedimenti in quella direzione comunque non voterebbe mai a destra.
Le stesse reazioni le ricordo quando il governo riportò a casa Zaki: molti reagirono dicendo “E però Regeni?”. Oppure: questo governo è quello che ha distribuito più permessi di soggiorno (decreti flussi più alti di sempre), in sostanziale sanatoria, ma non per questo è apprezzato a sinistra sul tema.

Finisce che al governo sostanzialmente non conviene fare qualcosa “di sinistra”, perché comunque dato il clima da tifoserie non ci guadagnerebbe, l’elettorato orientato a sinistra non voterebbe comunque mai i partiti della attuale maggioranza. Vale anche al contrario, beninteso: a Renzi avere un Minniti non servì per farsi votare da destra.

Ma allora perché il governo ogni tanto fa cose “di sinistra”? Per fortuna, perché se lo può permettere “grazie” alla polarizzazione: perché sa che non perderà il proprio, di elettorato, anche facendole. “Nixon goes to China”, si diceva una volta.

Ma allora quali cose “di sinistra” può fare questo governo? Credo che dipenda molto dalla esposizione mediatica.
Balneari e tassisti sono ormai una “bandiera”. Colpirli porterebbe certamente benefici all’erario, ma limitati (parliamo di numeri assoluti piccoli), e sarebbe come ammainare una bandiera. Invece far battere più scontrini per via “tecnocratica” colpisce un poco molti, moltissimi esercenti, e contando sul numero si recupera parecchio generando pochi mugugni.
Sull’immigrazione, il governo propone sanatorie accontentando le richieste delle fasce produttive che richiedono manodopera, ma fa comunque la “faccia cattiva” nelle dichiarazioni e in alcuni provvedimenti “cattivisti” ma con effetti pratici piccoli sui grandi numeri.

Aiuta il fatto che le testate informative che quando la destra è all’opposizione martellano sull’”emergenza immigrazione” con la destra al governo non ne parlano più.

mercoledì 18 marzo 2026

La riforma della giustizia (4)

Proseguono da ieri le valutazioni sparse sulla riforma. Versione breve: mi pare una modifica che se approvata ha un impatto molto ridotto sia nel bene che nel male. Trovo improbabile che possa fare grossi danni, e ancor più improbabile che possa portare benefici. 

Riprendiamo dal sorteggio.  Su quello continuo ad avere grosse perplessità. Intanto perché le dinamiche correntizie mi sembrano inevitabili in qualsiasi organizzazione umana: ci sono correnti, amicizie, cameratismi nei partiti, nelle associazioni, nelle tifoserie, nella Chiesa… Pensare che sorteggiando i giudici non continuino a essere divisi per orientamento ideologico mi pare illusorio.
Che le correnti influiscano più o meno direttamente dipenderà da come verrà realizzato il sorteggio.

Per inciso, non sono scandalizzato del fatto che i dettagli vengano demandati alle leggi attuative, anche la Costituzione vigente non è esaustiva del funzionamento del CSM, per esempio ho scoperto con stupore che il fatto che i membri laici siano eletti a maggioranza qualificata non è scritto nella Carta ma in una legge ordinaria. 

Tornando in tema, tanto più il sorteggio sarà ampio e casuale, tanto più le correnti entreranno nel CSM in modo statistico (non c’è motivo per cui sul lungo periodo non si ripresentino gli stessi equilibri di forze); se si metteranno più paletti, per esempio pensando a una sorta di “candidatura” o “messa a disposizione” (cosa in qualche modo necessaria per evitare di dover gestire molte rinunce: non è detto che tutti siano disponibili a cambiare lavoro, trasferirsi a Roma o cose simili), allora le correnti potranno lavorare anche sui nomi.

Ma anche con un sorteggio molto aleatorio, cosa potrà succedere quando un carneade sorteggiato da un tribunale di periferia, magari inesperto o in attesa di pensionamento, si troverà catapultato nel mondo romano della gestione dei tribunali di tutta Italia? Io non credo che si troverà esposto alla politica, come paventano i sostenitori del no, ma mi pare assai probabile che si rivolga a qualche magistrato navigato, “importante” che in qualche modo conosce e che sa essere esperto di nomi e nomine: il capo corrente, il superiore, il cacicco. Il Palamara di turno, e siamo daccapo. Si può anche obiettare che comunque non potrà essere peggio del funzionamento attuale. Qui dipende se si vuol dar credito alle narrazioni apocalittiche che si sentono sul CSM, corroborate dallo scandalo Palamara, e quanto si vuol credere che sia un cancro diffuso oppure un malcostume presente ma non esaurisce da solo il discorso sulla qualità del lavoro dell’organo di autogoverno.

Per l’Alta corte disciplinare vale più o meno lo stesso discorso: non ho problemi a credere che oggi il CSM applichi la funzione disciplinare in maniera troppo blanda.
Secondo i fautori del sì è colpa dell’influenza delle correnti.
Questa convinzione la capisco di meno: se guardo come funziona in politica, l’autorizzazione a procedere viene solitamente negata per quelli della propria parte e approvata per quelli della parte avversa. Nella magistratura sembra invece che tutti i magistrati “coprano” tutti, non solo quelli della propria corrente. Come se fosse una sola, grande corrente.
Ma allora il problema non è la corrente: è una difesa corporativa della categoria. Comprensibile: se magistrato io devo giudicare un altro magistrato, so che un domani (i mandati al CSM non sono rinnovabili) potrò essere io a essere giudicato. L’unico modo di svincolarsi da questo meccanismo sarebbe svincolare chi giudica da chi è giudicato, ma d’altra parte non è possibile fare giudicare i giudici a qualcuno che non sia un giudice, pena un indebolimento dell’autonomia di questo potere dello Stato.
Anzi, curiosamente la riforma ricrea qui quell’unità tra magistrati requirenti e giudicanti che era stata oggetto della separazione dei CSM. 

Ci si potrebbe mettere qualche piccola pezza: per esempio separando le carriere anche in quest’Alta corte e facendo giudicare i PM dai magistrati giudicanti e viceversa, in modo da limitare il conflitto d’interessi. Oppure istituire una “specialità” di magistrati disciplinari che si occupano solo di quello. O ancora, almeno, fare in modo che chi esercita la funzione disciplinare siano magistrati in vista di pensione, all’ultimo incarico, che quindi sono certi di non tornare più nella posizione di giudicabili.

Tocchiamo ora il tema della autonomia della magistratura e delle possibili ingerenze politiche. Un timore dei sostenitori del no è che la riforma indebolisca la magistratura a scapito degli altri poteri, segnatamente l’esecutivo. I sostenitori del Sì sottolineano che in Costituzione si ribadisce l’indipendenza della magistratura, e gli organi (i due CSM e l’Alta corte disciplinare) continuano a essere composti da una maggioranza di membri togati. Io non credo che ci sia un grosso rischio, come accennavo prima, di interferenze politiche. Torniamo però al carneade di cui sopra, che viene catapultato via sorteggio nel CSM o nell’Alta corte. Supponiamo di trovarci di fronte a un caso molto “mediatico”, come il trapianto di cuore di Napoli o un caso Cecchetin. Supponiamo che un giudice commini una pena percepita come troppo lasca, e che si scateni una canea. I giornali gridano allo scandalo, il ministero manda gli ispettori, magari i membri laici chiedono un’azione disciplinare. In quel caso sappiamo che il Palamara di turno magari deciderebbe in base alle correnti, ma dell’opinione pubblica se ne fregherebbe. Il suddetto carneade avrebbe la schiena abbastanza dritta da resistere alle pressioni? Mi pare un dubbio legittimo. E le pressioni del “furor di popolo” sono spesso in direzione “manettara”.

A questo proposito, trovo strano che una riforma di impianto garantista, che vorrebbe aumentare le garanzie della difesa, sia difesa e portata avanti da parti politiche spesso inclini al giustizialismo. Lo stesso comizio della presidente del Consiglio, in cui ha suggerito che se vince il No avremo più stupratori impuniti (alludendo ad alcuni rilasci visti come errori giudiziari), ha cercato di tirare voti al sì con motivazioni che titillano la tendenza a “buttare la chiave” verso certi segmenti di popolazione.
D’altra parte anche i campioni del no, da Gratteri al Fatto Quotidiano, si sono distinti per una campagna piena di esagerazioni e mistificazioni. Un livello del dibattito assolutamente indecente. Purtroppo in tempi di alta astensione le consultazioni si vincono mobilitando la propria base per portarla alle urne più degli avversari, credo di averlo già scritto su queste pagine.

Purtroppo questi referendum altamente politicizzati – si noti che fin dal 2016, passando dal 2020 e oggi, le firme vengono raccolte per primi dalla parte che ha approvato la riforma, segno di una ricerca del “plebiscito” – invece che scelte tra opzioni legittime e, tutto sommato, non così impattanti diventano ordalie, giudizi divini, che come effetto collaterale hanno purtroppo che se vince il no il tema diventa intoccabile per lunghissimo tempo (si veda il nucleare, per esempio, o moltissime parti della bocciata riforma Renzi). Mentre forse varrebbe la pena di cambiare qualcosa in questa giustizia, che ha i suoi bei problemi; la maggior parte non collegati ai temi di questa riforma, ma una parte invece da essa affrontati. Con strumenti discutibili, ma non fuori fuoco.


martedì 17 marzo 2026

La riforma della giustizia (3)

Valutazioni sparse sulla riforma. Versione breve: mi pare una modifica che se approvata ha un impatto molto ridotto sia nel bene che nel male. Trovo improbabile che possa fare grossi danni, e ancor più improbabile che possa portare benefici.

Proviamo a espandere il ragionamento. Avevo già scritto tra gennaio e febbraio le mie prime impressioni, ora ho "studiato", seguito interventi a favore di entrambe le posizioni, qualcosa ho capito, su qualcosa ho cambiato parere.

Io concordo decisamente sul fatto che la terzietà tra accusa e giudice è un valore. Ho ascoltato anche le posizioni secondo cui avere esperienze diverse può essere arricchente e “aprire” la mente, trovandole interessanti. Ho letto chi dice che un PM prima di fare il PM dovrebbe fare un po’ il giudice, e anzi ancor meglio anche l’avvocato difensore.
Questo però mi pare completamente impraticabile nel nostro sistema, nel quale quindi continuo a preferire in linea di principio la separazione. Però non vedo come questa riforma possa renderla più effettiva di quella che già oggi c’è (o non c’è).
La riforma introdurrebbe una differenza nominale tra magistratura giudicante e requirente, ma di fatto giudici e PM continuerebbero a essere tutti magistrati, a differenza degli avvocati difensori; a essere pubblici dipendenti con lo stesso datore di lavoro (il ministero della giustizia), a differenza degli avvocati; a avere gli uffici in tribunale, a differenza degli avvocati; a vedersi alla macchinetta del caffè, a differenza degli avvocati. In sostanza, continuerebbero a essere colleghi che lavorano agli stessi casi.
Mi pare velleitario che possa succedere quanto auspicato dall’avv. Cavaliere nel suo intervento a favore del sì, secondo cui finalmente anche i PM dovranno prendere appuntamento con il giudice come fanno gli avvocati. Ma intervenire per cambiare questa cosa implicherebbe rivoluzionare il sistema e far diventare l’accusa una sorta di avvocato, come (mi pare d’aver capito) negli USA, cosa assolutamente aliena al nostro sistema, oppure una specie di poliziotto con sede in caserma e dipendente dal ministero dell’interno, cosa anch’essa a noi estranea e non auspicabile.

Leggo che circa la metà dei procedimenti finiscono con esiti che non rispecchiano le richieste dell’accusa, e questo sarebbe prova di indipendenza dei giudici; però leggo anche che in fase preliminare le richieste del PM sono accolte in più del 90% dei casi, cosa che come numero è impressionante. Magari una buona parte sono assensi “fisiologici” per svolgere le indagini, ma magari invece no: in Italia abbiamo troppi procedimenti, visto anche la metà di assoluzioni probabilmente molti andrebbero cassati in fase preliminare invece di farli procedere.
Sento dire che questo è dovuto, tra le altre cose, al fatto che GIP e GUP sono spesso magistrati giovani, che magari non se la sentono di andare contro PM esperti. Questo non è giusto in linea teorica, ma all’atto pratico capisco che i magistrati giovani passino prima in quei ruoli più “lontani” dalla sentenza, intanto che imparano. Anche qui non credo che una modifica costituzionale potrebbe cambiare i rapporti di forza tra giovani e esperti. E lo dico da garantista scandalizzato per il numero abnorme di detenuti in attesa di giudizio nelle nostre carceri – numero che andrebbe secondo me contingentato…
Sulla separazione dei due CSM non ho grosse idee, finché sono giudici che valutano/promuovono/organizzano altri giudici mi pare che la situazione non cambi rispetto all’attuale, e questa autogestione è connaturata all’indipendenza stessa della magistratura, e quindi irrinunciabile (infatti anche la riforma non la tocca). Mi pare ragionevole la posizione di chi sostiene che una volta rese “due” le magistrature sia logico sdoppiare gli organi. Ho letto più di una preoccupazione sul fatto che i PM che si autogestiscono possano diventare dei super-inquisitori. Registro la possibilità, che non mi piacerebbe in linea teorica ma che non so quanto sarebbe peggio rispetto a ora, stante quanto scritto sopra. Diciamo che è uno dei rischi che ritengo improbabili ma non inesistenti della riforma.

Sul sorteggio e corte disciplinare torno domani.

giovedì 12 marzo 2026

La giustizia cristiana

L’intervento del professor Eusebi sulla figura di Pilato durante le elevazioni spirituali di quaresima ha veramente sparigliato le carte. Ha descritto la tradizionale immagine della bilancia come visione povera, incompleta, persino maligna della giustizia. Un’immagine da “occhio per occhio”: tu compi il male, io legalmente ti restituisco un male. Ho pensato subito alla serata che abbiamo proposto con l’avv. Gorlani sul referendum, per la quale avevamo messo nel volantino la classica personificazione della giustizia con la bilancia…

Ma un cristiano ha il dovere, anzi la vocazione di tenere lo sguardo più in alto. La concezione puramente retributiva della giustizia è puramente umana, è forse necessaria in un mondo di uomini imperfetti, ma Gesù ci indica un modello più elevato, quello del perdono, del rispondere al male con il bene. Di farsi costruttori di pace, e non perpetuatori di torti.

Risuonano in questi ragionamenti le parole di papa Leone XVI nel messaggio per questa quaresima, l’appello a “disarmare il linguaggio”, a far passare il digiuno dalla gola alla lingua. E, rimanendo a Roma e tornando alla giustizia e alla cronaca politica, sono parole simili a quelle usate dal presidente Mattarella riguardo al dibattito sul referendum, che si è fatto troppo acceso.

Ecco, la capacità del cristiano di vivere la società, anche nei suoi ambiti più conflittuali - come può essere la politica - con uno stile dialogante e “disarmato”, per “giustificarla”, cioè farla più giusta, è una cosa che dobbiamo imparare tutti. Nel nostro piccolo, come circolo Acli, cerchiamo di portare avanti questo stile, e nonostante il volantino forse poco azzeccato credo che anche l’incontro con Gorlani sia stato un buon esempio di atteggiamento costruttivo.

lunedì 2 febbraio 2026

I fatti di Torino

Nei giorni scorsi hanno fatto molto notizia i fatti di Torino, dove la manifestazione a favore del centro sociale Askatasuna è degenerata in scontri tra manifestanti e polizia, con l'episodio del pestaggio del poliziotto uscito dalle sue file per inseguire dei manifestanti e ritrovatosi da solo.

Faccio un discorso un po' più ampio. A me pare che le manifestazioni a rischio di presenza di antagonisti siano un po’ in una situazione lose-lose.
Se ci sono scontri, si parla solo di quelli. Anche l’articolo del Post parla di una manifestazione pacifica per la sua durata quasi completa e per la grande maggioranza dei partecipanti, e tutto questo va perduto come lacrime nella pioggia.
Se non ci sono scontri, la manifestazione non fa notizia e il giorno dopo non ne parla più nessuno.

Tra le due situazioni mi pare comunque preferibile la seconda, non solo (ovviamente) in assoluto perché non c'è violenza, ma anche dal punto di vista della "causa" per cui si manifesta. Almeno il manifestare non diventa controproducente, inoltre io non sono del tutto convinto che una manifestazione ben partecipata sia del tutto inutile: fa incontrare persone – cosa che potrà magari essere utile in occasione di altre iniziative, fa girare un certo messaggio.
Per esempio, io credo che il fatto che le manifestazioni per la pace siano più partecipate di quelle pro Ucraina contribuisca a orientare quantomeno l’opinione pubblica, ma anche una certa sensibilità politica, in un modo invece che un altro.

Non so se esista un modo di tenere fuori gli antagonisti più turbolenti da queste manifestazioni. Bisognerebbe isolarli? Credo che anche gli antagonisti non siano sprovveduti, magari si mischiano alla folla e si raggruppano solo al momento concordato, magari anche i passamontagna saltano fuori dalle tasche solo in quel momento… Negli anni '70 c'erano servizi d’ordine "autogestiti", i famosi Katanga, oggi non è pensabile: non ci sono più le organizzazioni strutturate di allora, e - per fortuna - l'attitudine al confronto fisico è prerogativa di pochi, e questi stanno di solito tra coloro che vogliono menare le mani.  C’è poco da fare. Sono invece contrario all’idea che siano le forze dell’ordine a effettuare fermi preventivi, come ho letto in giro, perché tanto “si sa chi sono”: una roba assolutamente inaccettabile.

Saltando di palo in frasca: quando arriveranno bodycam e numeri identificativi per le forze dell’ordine sarà sempre troppo tardi. Però è anche vero che senza una scintilla iniziale la polizia non comincia per prima a manganellare (o lo fa molto raramente), infatti anche in questa manifestazione per ore non è successo nulla non solo da parte dei manifestanti, ma anche da parte della polizia. Poi non dubito che i poliziotti non vadano per nulla per il sottile, anzi, e commettano abusi che andrebbero sanzionati pesantemente; ma il problema resta chi viene organizzato per cercare o causare lo scontro.


venerdì 30 gennaio 2026

La riforma della giustizia (2)

Torniamo sui detti e non detti riguardo alla riforma. La scorsa volta avevo accennato qua e là alle possibili conseguenze istituzionali della stessa. Il fronte del No, tra cui di recente Alessandro Barbero e Mario Monti, collega la separazione delle carriere a una potenziale deriva autoritaria. La riforma sarebbe un indebolimento della magistratura e un prodromo alla sua sottomissione alla politica.

A me pare che nella riforma non ci sia tecnicamente nulla che permetta di trarre conclusioni del genere. La composizione dei due CSM è grosso modo la stessa attuale, come proporzione tra membri “togati” e “laici”. Non vedo modo in cui la politica potrebbe “prendere il controllo” di uno di quegli organismi. Si ribatte che la magistratura, causa sorteggio, perderà il “controllo” dei membri togati, che potranno essere meno motivati e meno compatti; mentre la politica avrà forse un po’ meno controllo di ora, con il sorteggio anziché l’elezione diretta, ma ne perderà meno che la parte togata, visto che il sorteggio sarà “pilotato”. Mi sembrano considerazioni piuttosto ipotetiche; non dico che per forza un giudice valga l’altro (ho già scritto la scorsa volta che l’”uno vale uno” ha già dato cattiva prova di sé), ma a livello di indipendenza o orientamento politico credo ci si possa tendenzialmente fidare anche dei giudici sorteggiati.

L’altro elemento che si osserva è che in molti Paesi in cui c’è la separazione delle carriere il PM è dipendente dall’esecutivo, quindi questa separazione potrebbe essere il primo tassello per un cambiamento in quella direzione. La dipendenza del PM dall’esecutivo è una cosa che esiste anche in democrazie solide, ma onestamente ne farei a meno, però – torniamo a quanto scritto sopra – non è in questa riforma. E’ vero che chi volesse attuare un simile progetto dovrebbe separare le carriere, e che quindi chi in futuro avrebbe questa intenzione si troverebbe il primo passo già compiuto, ma per completarlo sarebbe/sarà necessaria comunque una ulteriore modifica costituzionale, da passare a referendum (escludo che una cosa così grossa possa essere approvata a maggioranza qualificata), nel quale voterei contro. Né un eventuale vittoria del No impedirebbe a qualcuno in futuro di presentare comunque una riforma complessiva che compia in una volta sola entrambi i passaggi (separazione delle carriere e subordinazione del PM all’esecutivo) in un colpo solo.

Però è vero che c’è il dato politico: una vittoria del No direbbe chiaramente che questa direzione non è gradita, rendendo politicamente più difficile perseguire quella strada almeno a breve termine. Politicamente purtroppo la questione è diventata uno scontro tra magistratura e governo al di là del merito tecnico della riforma. Il No rafforzerebbe la prima. Ma è vero che il Sì la indebolirebbe? Secondo me è discutibile: la politica può essere indebolita da un voto politico, ma magistratura no. La politica ha dei limiti invalicabili in quello che può fare rispetto alla magistratura, costituiti dalle leggi, e la magistratura a quelle risponde; non a un voto politico. Anche se vincesse il Sì la politica non potrebbe esercitare sui magistrati alcun controllo o pressione oltre quanto previsto dalla legge, e torniamo al merito tecnico della riforma. 

Con tutto questo cosa voglio dire? Non lo so bene, forse che la valutazione che farò non terrà in gran conto queste discussioni politiche, ma più il merito tecnico.

lunedì 26 gennaio 2026

La riforma della giustizia (1)

Prime impressioni, senza essermi informato granché, sul referendum sulla riforma della giustizia.
Per come l’ho capita io, questa riforma ha 3+1 punti fondamentali: 

1. la separazione delle carriere;
2. la separazione dei CSM;
3. la costituzione di un’Alta Corte disciplinare;
4. il fatto che 2 e 3 saranno scelti tramite sorteggio.

1) Sulla separazione delle carriere, io di principio sono sempre stato d’accordo. So che è un punto che all’atto pratico riguarda pochissimi casi, ma pur essendo poco influente mi pare un principio corretto. Questa suddivisione c’è in molti Paesi, inoltre se col tempo succedesse che si creassero due “ambienti” diversi anche come studi, convegni, frequentazioni sarebbe secondo me una cosa positiva.

 2) Sulla separazione dei CSM, io non l’avrei fatto; un CSM unico mi parrebbe una garanzia del fatto che non si vada verso una subordinazione del PM all’esecutivo. So che anche questa cosa c’è in molti ordinamenti, ma visti i chiari di luna e la temperie democratica in giro per il mondo preferirei evitare qualsiasi passo che vada nella direzione di un maggiore controllo della politica su anche solo una parte della giustizia, per quanto legittimo. Avere il CSM unificato potrebbe essere una “assicurazione” in tal senso. D’altra parte mi rendo conto che la suddivisione potrebbe essere vista come un completamento del punto 1, il creare “ambienti” completamente separati tra la magistratura inquirente o giudicante. Diciamo che sono abbastanza neutrale sul tema.

 3) Sull’Alta Corte disciplinare cominciano le dolenti note. Se per gli altri due punti ci sono solidi esempi in altri ordinamenti, questa mi pare una peculiarità tutta italiana. Essendo quella Corte uguale agli altri due CSM come composizione (maggioranza di togati, minoranza di “laici” scelti dal Parlamento) , non vedo il vantaggio. Anche io ho la netta impressione che quando i giudici sbagliano o intentano processi temerari non subiscano nessuna conseguenza, e non mi piace; però non vedo come questa cosa potrebbe cambiare con una Corte che è composta nello stesso modo dell’organo che oggi si occupa della parte disciplinare, cioè il CSM stesso. E in ogni caso il fatto che siano dei giudici a giudicare altri giudici mi pare assolutamente necessario per garantire l’indipendenza del potere giudiziario; se questo si traduce in una inefficienza della fase disciplinare mi pare un costo che è necessario pagare per preservare una necessaria divisione dei poteri. Tra l’altro mentre i CSM sono due, questa Corte disciplinare è unica, competente sia per i giudicanti che per i requirenti, perciò in un certo senso quello che esce dalla porta rientra dalla finestra. Insomma, mi sembra un provvedimento inutile e guardo con sospetto la sua unicità nel panorama internazionale.

4) Stesso discorso per il sorteggio: pure quello, specie se integrale, mi pare sia un unicum. Ho seguito poco e distrattamente le polemiche sul caso Palamara, ma onestamente che in magistratura ci siano correnti, comunelle, cordate e corporazioni mi pare il segreto di Pulcinella. Capisco che un sorteggio possa togliere la terra sotto i piedi agli ambiziosi, ma non eliminerà le correnti e le comunelle: un sorteggio fatto bene statisticamente porterà in CSM la stessa proporzione di magistrati espressa oggi dalle correnti (per esempio: se oggi i componenti del CSM sono in maggioranza di Magistratura Democratica, anche i sorteggiati saranno in maggioranza di Magistratura Democratica, con percentuali simili a oggi). E non avere certi ambiziosi è probabilmente un bene, ma non averne altri può essere un male, nel senso che con l’elezione comunque si sceglieva gente che quel ruolo lo voleva fare; avere persone non interessate può essere un male per il funzionamento degli organi. Dovremmo aver imparato che l’uno vale uno non funziona.
Inoltre è molto importante la questione procedurale: i sorteggiati potranno rinunciare? La lista da cui si sorteggiano i membri “laici” come verrà composta? A maggioranza qualificata, come è oggi per l’elezione dei membri laici? Ho letto da qualche parte che per quell’aspetto non cambia nulla, ma andando a leggere la legge del 1958 che oggi regola l’elezione dei membri laici a me pare sostanzialmente non applicabile con il nuovo ordinamento. Bisognerà scrivere una nuova legge? Questa parte del sorteggio mi pare estremamente esposta a possibili storture legate non alla riforma ma ai regolamenti con cui verrà attuata praticamente.

martedì 25 novembre 2025

Sulle elezioni regionali

Proseguo un po' il discorso di qualche tempo fa sull'astensionismo alle elezioni regionali.
Oltre al fatto dell'affluenza, che si conferma sotto il 50% anche a questa tornata, abbiamo avuto di nuovo la conferma dell'amministrazione uscente, seppure con candidati diversi per raggiunto limite di mandati.

Questa è una tendenza recente. Ho tirato fuori una piccola statistica. Le prime elezioni con elezione diretta del presidente sono per gran parte d'Italia nel 1995. Ho conteggiato il numero di cambi di maggioranza per ogni quinquennio (visto che le legislature durano 5 anni) da allora:
1996-2000: 5 cambi su 16 elezioni (31%)
2001-05: 8 su 16 (50%)
2006-10: 7 su 19 (37%)
2011-15: 10 su 19 (53%)
2016-20: 10 su 18 (56%)
2021-25: 3 su 19 (16%).

Nell'ultimo lustro hanno cambiato "colore" solo il Lazio nel 2023 (da sinistra a destra) e Sardegna e Umbria nel 2024 (da destra a sinistra).

Probabilmente anche questo ha a che fare col calo dell'affluenza: se vanno a votare in pochi alla fine è sufficiente mobilitare la propria base, e chi amministra ha più leve per farlo, anche eventualmente con politiche clientelari.

Oppure dobbiamo pensare che gli amministratori regionali amministrano benissimo e i cittadini sono molto contenti... 

 

domenica 2 novembre 2025

Notizia inaspettata

Stavo navigando cercando tutt'altro e mi sono imbattuto in questa notizia:

Teheran dedica alla Madonna una nuova stazione della metropolitana

Mi ha fatto quasi commuovere. C'è persino la raffigurazione della Vergine, mentre per l'Islam le raffigurazioni umane sono proibite.
 
 
In questo periodo di conflitti anche religiosi mi sembra un bel segno. 

lunedì 27 ottobre 2025

Cinque allenatori in tre anni

Metto giù alcuni pensieri sparsi sulla reggenza di Igor Tudor alla Juve.
Lo scorso anno, quando c'era da sostituire Motta, ero stato d'accordo con la scelta. Serviva un allenatore con un minimo di polso per una squadra che aveva perso fiducia nel tecnico e che doveva essere portata a fine stagione col "pilota automatico" raggiungendo il quarto posto (Motta lasciò dopo due sconfitte a -1 dal quarto posto, la situazione non era naufragata).

Però la carriera di Tudor dice che se è un allenatore buono per subentri e "scosse", d'altra parte ha una storia di esoneri e rapporti che si deteriorano rapidamente con l'ambiente.
Grazie tante per il traghettamento, ma tanti saluti: Tudor aveva anche il vantaggio di accettare un contratto solo fino a fine stagione, sarebbe stato il caso di organizzarsi fin da aprile per lavorare a un profilo nuovo. Un Gasperini che va alla Roma secondo me sarebbe venuto di corsa a Torino, se fosse stato contattato per tempo.
Invece la dirigenza non c'era (causa cacciata di Giuntoli) e Comolli arrivò tardi. Anche senza dar credito alla imbarazzante versione di Sabatini sul loro contatto, diamo per buono che ormai era troppo tardi. Anni fa Marotta orfano di Conte scippò Simone Inzaghi alla Lazio, dove aveva già annunciato il prolungamento del contratto ed era lì con la penna pronto a firmare, ma diciamo pure che Gasperini pur non avendo firmato non voleva tornare indietro sulla parola data a Ranieri.
Alla Juventus restò Tudor. Non bene, ma tant'è.

La squadra non mi sembra peggiorata rispetto allo scorso anno. Dietro purtroppo è venuto a mancare Bremer, come lo scorso anno, davanti c'è più scelta.
Purtroppo è rimasto sul groppone lo stipendio di Vlahovic che si trova a essere l'unica punta. David aveva cominciato in modo promettente ma mi sembra infilato in una spirale nera di sfiducia e errori grotteschi, ancora vorrei non darlo per perso perché siamo ancora a ottobre ma ora sta a lui essere un po' forte di testa. Certo lui e Openda sembrano seconde punte, e l'unica punta è ancora Vlahovic; ma se gioca il serbo con David/Openda poi non reggiamo anche Yldiz... squadra male assortita, ma non peggiore dello scorso anno.
Tudor ha messo in campo moduli e uomini molto variabili, senza trovare nessuna quadra. Purtroppo però non è che ci si potesse aspettare molto di diverso: non è che le sue squadre abbiano mai mostrato un "marchio" di gioco ben preciso.

Adesso è arrivato l'esonero. Giusto prima di un turno infrasettimanale, cosa che non succede quasi mai, e senza un nome pronto. Elementi che secondo me dicono ancora della insipienza dirigenziale.
Ci sarà l'interregno di Brambilla, nel mentre circoleranno indiscrezioni varie. Mancini, Spalletti, Palladino. E la dirigenza internazionale potrebbe pure finire per pescare uno straniero da qualche campionato estero, ripetendo gli errori fatti dal Milan con Fonseca e Conceicao, o dal Napoli con Garcia. Sono molto sollevato che Mourinho sia già accasato.

A questo punto il mio preferito sarebbe Palladino.
Forse in estate sarebbe stato una scelta rischiosa, sarebbe arrivato come un "nuovo Motta", il giovane "giochista", ma dopo essersi lasciato male con la Fiorentina (in modo inspiegabile, ha fatto meglio di entrambe le annate di Italiano). Troppe aspettative.
Se subentra a un esonero le aspettative sono per forza di cose più basse, dovrà "solo" dare fiducia e magari un paio di concetti di gioco riconoscibili a cui aggrapparsi. Secondo me potrebbe tranquillamente arrivare quarto, e sarebbe probabilmente l'unico con cui, se la scommessa andasse bene, si potrebbe aprire un nuovo ciclo. Gli altri (Mancini, Spalletti) sono ormai attempati e probabilmente hanno dato già il meglio, oltre a essersi costruiti un ego ormai troppo grande.

Si dirà: ma la squadra è quella che è.
Sì, non è una squadra da scudetto, ma è una squadra che arriva regolarmente tra le prime quattro. Secondo me con 2/3 innesti indovinati nei prossimi due anni potrebbe tornare a lottare per lo scudetto. Secondo me non è una squadra da rifare da capo, in cui vanno cambiati 7/8 giocatori. Ci sono buoni giocatori ma hanno bisogno di qualcuno a trascinare (il capitano oggi è Locatelli...) e a dare forza.
In questo contesto secondo me un allenatore che crei fiducia e automatismi su cui innestare qualcuno potrebbe davvero aprire un ciclo.
Nella più rosea delle previsioni, ovviamente.
Ma è una cosa che di Tudor non avrei detto comunque.

giovedì 23 ottobre 2025

Pensieri sparsi sull'astensionismo

Le elezioni regionali in Toscana, qualche tempo fa, hanno visto un'affluenza del 48%.
Bassissima, e non è certo una novità: poco tempo prima, Marche e Calabria hanno fatto registrare rispettivamente 50% e 43%.
Vero che in Toscana e Calabria si sapeva già il vincitore, come in Veneto tra poco; ma nelle Marche no, e l'ordine di grandezza è lo stesso. 
Tra l'altro non è che si vota solo il presidente, ci sono anche altre questioni affidate all'elettore. Puoi votare il partito, puoi scegliere il consigliere con le preferenze.
 
Cosa vuol dire questa rinuncia totale a esprimersi?
Che quello che conta è la faccia del presidente e tutto il resto non conta nulla, una volta che so che tanto sarà Giani o Occhiuto non mi interessa altro? Un effetto quindi della personalizzazione della politica in queste cariche monocratiche?
Che non mi interessa nemmeno chi è il presidente, ché tanto sono tutti uguali?

A me pare una cosa un po' incomprensibile e un po' potenzialmente pericolosa.
Incomprensibile perché comunque lo sforzo richiesto per recarsi a votare è veramente basso, io per quanto sia poco importante (?) la decisione da prendere non trovo sensato rinunciarci.
Potenzialmente pericolosa per alcuni motivi:
1) perché a questo punto si apre la strada al fatto che gruppi piccoli ma motivati diventino molto influenti (a pensar male, ad esempio, nelle zone di mafia);
2) perché con affluenze basse non vince chi convince gli elettori altrui, ma chi riesce a mobilitare i propri perdendo meno nell'astensione, e questo contribuisce a degradare il dibattito pubblico che non deve inseguire l'altro ma alzare i toni in una "chiamata alle armi";
3) perché se finisce tutto in una melassa indistinguibile - sia nelle regioni dove vince la destra sia in quelle dove vince la sinistra, tra l'altro -, se è completamente persa la fiducia che votare A o B faccia una qualche differenza, allora credo che si abbassino anche gli anticorpi il giorno che A e/o B dovessero porre in atto politiche pericolose e financo antidemocratiche.


domenica 7 settembre 2025

Un altro Eurobasket è andato

Ho appena finito di vedere la partita dell'Italbasket.
Niente da fare, solita eliminazione con onore, ma stavolta un turno prima del solito...
Si conferma che come al solito questa Italia arriva dove la porta Fontecchio, e Fontecchio non è una superstar. Lo scrissi quando sbagliò l'ultimo tiro con la Francia tre anni fa dopo averci trascinati fin là, lo ribadisco oggi*.
Oggi l'ha persa lui, non solo con quella vaccata finale cercando il fallo, anche con i due falli in attacco veramente idioti nel terzo quarto conditi da due tiri da tre assolutamente senza senso (e che non sono andati nemmeno vicini a entrare, ha scheggiato il ferro) presi quando la squadra aveva una specie di minimo momentum, il secondo sul -3 palla in mano nel quarto quarto.

La squadra è quella che è. Niang tanta roba, si sono viste delle ingenuità ma è già oggi un fattore e ha un potenziale fenomenale, speriamo che non lo rovinino pompandolo di muscoli e gonfiandolo quando fra un paio d'anni varcherà l'oceano.
Melli alla frutta*, ha ricordato il Datome degli ultimi due anni. Oggi Thompson* molto male, sarebbe servito come l'aria in una giornata in cui Spissu e Pajola sono stati sul loro livello normale senza eroismi. Pajola è veramente a livello Rodman, ok la difesa ma in attacco non può essere che gli avversari possano "battezzare" così un esterno nel basket del 2025.
Gallinari oggi ha fatto pure troppo di puro mestiere ma anche lui è evidentemente ai saluti.

Siamo davanti a un cambio generazionale, "fortuna" che gli Europei sono fra 4 anni perché ora come ora, tolto il citato Niang, quelli già pronti e già in squadra non sono all'altezza di Melli e Gallinari di 2/3 anni fa, bisogna che venga su qualcuno nel prossimo paio d'anni che per ora non è in squadra, speriamo sbocci qualcuno dell'U20 ma i prossimi 2/3 anni li vedo peggiori degli scorsi 4/5. Io continuo a rimpiangere Banchero*, mannaggia al Covid. Comunque Diouf è affidabile, più dei centri della Nazionale post Chiacig/Marconato*, nel pitturato ci sa stare, ma non può trascinare lui la squadra.

Doncic, che dire. Non credo che si potesse davvero limitare, nella prima metà partita segnavano pure i compagni da fuori quindi anche raddoppiarlo o triplicarlo era un rischio. Nel quarto quarto con la Slovenia completamente bloccata han cominciato a raddoppiare, qualcosa s'è visto, ma resto dell'idea che si potesse fare pochissimo. Piuttosto dall'altro lato, non difende mai mai mai, forse attaccarlo in 1vs1 poteva essere una opzione, l'abbiamo fatto pochissimo.

Su Pozzecco non ho ancora un giudizio, e ormai non lo avrò. Questa squadra ha fatto quel che poteva fare, sostanzialmente. Sia qui che al Mondiale si sono vinte le partite che si dovevano vincere (Cipro, Bosnia, Georgia) e pure una di più (Spagna stavolta, Serbia al mondiale). La squadra non molla mai, se la gioca con tutte, fa giocare male gli altri, tiene sempre le partite vive, ma alla fine non ha talento per spuntarla con le squadre forti.
L'altra volta* ricordavo che noi si perde sempre ai quarti di finale. E' un difetto, sì, perché vuol dire che non riesce mai lo spunto per fare la partita eccezionale. Ma se invece la squadra già per arrivare a quei quarti di finale avesse già giocato prima partite eccezionali per il suo livello? Non lo sapremo mai.

* ho riletto quel vecchio post, devo dire che tante valutazioni le riconfermo: Melli che sarebbe invecchiato, l'incapacità di trovare naturalizzati decenti, quanto sarebbe servito Banchero e - unica nota positiva - forse finalmente abbiamo superato il momento Tessitori sotto.

venerdì 22 agosto 2025

Intitolazioni

Mi ero perso la piccola polemica tra provincia e Comune sull'intitolazione di spazi a Sergio Ramelli.

Il sindaco Trecani si è espressa in consiglio comunale a marzo dicendo 

non riteniamo opportuno intitolare piazze o quant'altro a singole vittime, di qualsiasi sensibilità politica, al fine di evitare precedenti con richieste simili avanzate da qualsiasi parte politica

e ha coerentemente mantenuto il suo atteggiamento contrario anche in Provincia.

Non capisco bene come si coniughi la posizione espressa con l'intitolazione di un parco a Norma Cossetto, effettuata da questa maggioranza.

Sarà un bel giorno quando potremo intitolare qualcosa congiuntamente a Sergio Ramelli e Fausto e Iaio. Uscendo dalla situazione di personalizzazione, e avvicinandosi a una riflessione sulle vittime innocenti della violenza politica.

Ampliando il discorso, il problema (uno dei problemi, diciamo) della politica moderna, non solo a Ospitaletto né solo in Italia, ovviamente, è la completa delegittimazione tra controparti. Si finisce a piantare bandierine. 

giovedì 31 luglio 2025

Brave ragazze, giocate a calcio

Ho visto parecchi spezzoni degli europei femminili di calcio.

Sono piacevolmente stupito dal livello delle partite. Probabilmente - come anche nel maschile - il livello degli europei è superiore a quello medio dei mondiali, ma mi pare che il livello sia cresciuto molto già rispetto a 5 o 6 anni fa (con l'eccezione dei calci di rigore, ne sbagliano veramente tantissimi). Buona prestazione delle ragazze, non eccezionale ma hanno fatto quel che dovevano nel girone (favorite dall'aver incontrato la Spagna all'ultima partita) e poi si sono superate con la Norvegia.

Se devo dire, ho trovato invece un po' stonato il "dopo", con l'invito da Mattarella.
Cito dal suo discorso

Dalla preistoria è sempre stata più difficile per le donne ogni cosa.
Si sta superando, fortunatamente, questa condizione. Ma c’è ancora strada da fare e questo è importante, perché lo sport serve anche a questo 

Mi pare che il calcio femminile sia caricato di significati extrasportivi che per altri sport non vedo. Un mese fa le ragazze del basket avevano conquistato uno storico, bellissimo terzo posto, con 5 partite vinte e una persa all'ultimo tiro, la più incredibile di tutte. Che io sappia non furono invitate al Quirinale*.

Non credo si faccia un piacere al calcio femminile con il farne una bandiera ideologica 

* AGGIORNAMENTO 16 SETTEMBRE: diamo a Mattarella quel che è di Mattarella: le ragazze sono state ieri al Quirinale.

venerdì 27 giugno 2025

Lisander sul conservatorismo

Segnalo questo scambio su Lisander, contenitore che non conoscevo.

A Danilo Breschi che scrive di conservatorismo, risponde Flavio Felice.

Volevo citare dei tratti, ma non riesco nemmeno a sceglierli. Lettura molto interessante. 

lunedì 23 giugno 2025

Germani Brescia seconda, e va benissimo così

Solo due brevi parole per la Germani Brescia.

Dopo il capolavoro in semifinale con Trapani, la finale è andata com'è andata. Milano e Bologna sono di un altro pianeta,  qualche volta capita che siano dallo stesso lato del tabellone, bisogna essere bravi a infilarsi in quel caso, ad approfittare dell'occasione. Missione compiuta.

Si poteva vincere gara 1, ma l'effetto sarebbe stato solo perdere in 4 invece che in 3 partite. Lo abbiamo già visto qualche anno fa, in semifinale contro Milano, battuta in gara 1 al Forum e poi venuta a vincere due volte a Brescia. Certo, sarebbe stata una festa avere due partite di finale in casa.

I giocatori, nbravi tutti. Purtroppo c'è un motivo se non giocano in squadre di Eurolega, ma hanno fatto il meglio. Da ex lungo, Miro Bilan è stato davvero fantastico, un'enciclopedia di pallacanestro. Bella anche la festa in piazza dopo la finale, con i giocatori in mezzo alla gente, alle famiglie, ai bambini.

 

martedì 3 giugno 2025

Che bel Giro!

Che gran Giro d'Italia che è uscito fuori quest'anno, senza le stelle al via!

Praticamente nessuna tappa deludente, praticamente solo quella aostana di Champoluc, compensata da un finale spettacolare, due ore in punta di sedia a vedere cosa succedeva. Merito di Yates, sono contento per lui, e demerito di Del Toro e dell'ammiraglia UAE che hanno buttato via il primo posto praticamente rinunciando a provarci, in modo stranissimo. Avevano cominciato a perdere la corsa quando hanno lasciato (loro e la EF, ma la maglia rosa l'avevano loro) Van Aert a 10 minuti, aprendo la possibilità che potesse scollinare il Finestre prima del gruppo. Con un uomo a testa a tirare il gruppo avrebbero potuto tenere la fuga a 5 minuti e avere Van Aert riassorbito in salita. Ma poi, quando vedi Yates guadagnare un minuto, e poi andare in maglia virtuale, perché non reagire? Il ciclismo è bello anche per questi momenti.

Alcuni appunti sparsi. Sorpresa positiva l'Astana, che bravo Scaroni! Si è visto il crescendo di forma, è partito in sordina ma la seconda metà l'ha fatta sempre davanti. Lidl-Trek oltre le aspettative già alte, hanno vinto tappe con 3 corridori diversi nonostante il forfait di Ciccone dopo Gorizia.
Molto deludenti Q35 (Pidcock insufficiente), Soudal (va bene che Landa è caduto, ma Maigner e tutti quelli che non erano Garofoli trasparenti), Decathlon tranne un ottimo Proudhomme (bel futuro, deve decidere se diventare un gregario alla Majka o uno scalatore da fuga/pois alla Ciccone o Barguil) controbilanciato da un Sam Bennett assolutamente impresentabile. Pure Polti tradita da Piganzoli.
Ineos ha raccolto secondo me meno del seminato. Premio Fantomas a Rubio ottavo alla fine. Storer decimo come lo scorso anno ma stavolta dopo il Tour of the Alps ci si aspettava tutti di più.

sabato 31 maggio 2025

Verso il referendum sulla cittadinanza

Torniamo sul quinto referendum, quello sulla cittadinanza. Ne sento parlare poco, rispetto a quello che mi sarei aspettato. Mi sarei aspettato che il dibattito si sarebbe concentrato più che altro su questo quesito, invece mi pare che si parli di tutti più o meno allo stesso modo. Forse è dovuto al fatto che la forza trascinante è la CGIL.

Nel merito, è il quesito più semplice e comprensibile di tutti: ridurre da 10 a 5 anni il tempo di residenza minimo per poter richiedere la cittadinanza.

Se dovessi giudicare nell’empireo, cinque anni da quando si mette piede in Italia mi sembrerebbero pochi. Si obietta che in realtà ci sono i tempi biblici della burocrazia italiana, che fanno sì che una domanda venga evasa in tre o quattro anni, perciò quando si dice cinque in pratica diventano almeno otto. Ma sempre dall’empireo potrei ribattere che la legge modificata dal referendum direbbe cinque e non otto, e se domani si risolvessero i problemi burocratici (…) qualcuno potrebbe avere la cittadinanza dopo cinque anni e un giorno.
Al di là della evidente impossibilità di questo discorso puramente ipotetico, al nostro Candide che vive nell’empireo si può ribattere che in realtà i cinque anni sono solo uno dei molti requisiti per la cittadinanza: ci sono anche la fedina penale pulita, propria e dei famigliari, la conoscenza della lingua (il livello B1 è tale che metterebbe in difficoltà anche un buon numero di autoctoni…), la residenza certificata e continuativa, la capacità contributiva, oltre alle spese vive della pratica che fanno da barriera d’ingresso. Considerando che in giro per l’Europa 10 anni sono sostanzialmente una eccezione (come noi tra i grandi e medi Paesi occidentali solo la Spagna richiede una attesa così lunga, in mezzo a molte leggi da 5/6 anni) io non vedo ostacoli.

L’unica controindicazione che mi sovviene, che però più che una obiezione è una specie di ricatto, è che il requisito di fedina penale pulita da parte dei familiari conviventi è una possibile arma di pressione quando le seconde generazioni danno problemi, cosa che statisticamente (vedi anche la Francia) succede piuttosto di frequente. Un ragazzo problematico viene magari tenuto a bada (o spedito dagli zii d’origine) se rischia di mettere a repentaglio la richiesta di cittadinanza; una volta arrivata la carta d’identità questo mezzo di pressione viene meno. Ma, come scrivevo, si tratta di una specie di ricatto.

Due osservazioni più generali. La prima: qualche tempo fa la Corte Europea di Giustizia ha condannato Malta per la “vendita” di passaporti maltesi, sostenendo che "Una siffatta prassi non consente di accertare il necessario vincolo di solidarietà e di lealtà tra uno Stato membro e i suoi cittadini. Questa sentenza sembra suggerire che la cittadinanza va “meritata” e che criteri troppo laschi non sono accettabili nell’UE. Non credo che sia decisamente il caso dei cinque anni di cui parla il referendum, visto che è la stessa norma presenta in molti altri Stati, ma è una impostazione interessante.

Secondo me tutta questa attenzione e cautela è data dalla “definitività” della attribuzione di cittadinanza, che una volta data non si può togliere (se non in casi estremamente eccezionali). E vengo alla seconda osservazione: secondo me bisognerebbe dare molto più peso alla residenza che non alla cittadinanza. Come se fosse una specie di “cittadinanza a tempo”: per il principio no taxation without representation, dopo un certo tempo in cui vivo e pago le tasse in un posto dovrei votare lì, come anche (cose che succede già) usufruire lì di sanità e servizi pubblici. Allo stesso modo, se da un po’ non vivo in Italia potrei anche perdere il diritto di votare qui, per recuperarlo quando torno. Insomma, ci dovrebbe essere meno differenza tra cittadini e non cittadini nella vita di tutti i giorni. Più residenza, meno cittadinanza!

venerdì 30 maggio 2025

Verso i referendum sul lavoro

Trovo qualche momento per buttare giù qualche impressione sui referendum prossimi venturi. Lo faccio partendo da questo articolo.

Sul primo quesito, sulla disciplina di licenziamenti e reintegri, mi par di capire che la scansione è stata: una volta c’era l’articolo 18 per tutti i dipendenti di aziende sopra i 15 dipendenti, poi si sono introdotte varie leggi, tra cui Fornero, Jobs Act e sentenze della Consulta, che hanno creato una situazione più frammentata. Il referendum ripristinerebbe l’obbligo di reintegro (l’azienda non se la cava “semplicemente” pagando) per una parte di queste casistiche, i licenziamenti collettivi (quindi non si tornerebbe al vecchio articolo 18), passando da un giudice che deve valutare se siano stati effettuati per motivi giudicati illegittimi.

Sul secondo quesito, riguardante l’importo degli indennizzi per licenziamenti nelle piccole imprese, si vuole abrogare il limite di sei mensilità (aumentabili fino a 14 in alcuni casi) consentendo al giudice di decidere caso per caso.

Sul terzo quesito, riguardante i contratti a termine, si vuole ripristinare l’obbligo di esplicitare la causale. Principio secondo me sacrosanto, ma che probabilmente verrà aggirato con causali generiche tipo “picco di lavoro” per cambiare poco o nulla a livello pratico, con solo qualche scartoffia in più. Si potrà forse dimostrare l’inconsistenza di queste motivazioni fittizie passando da un giudice.

Questi primi tre quesiti mi sembrano tutti sulla stessa falsariga: il principio che si vuole perseguire è corretto. Le imprese magari lamenteranno gli oneri, i lacci e lacciuoli e così via, ma è anche vero che numeri alla mano la libertà e flessibilità introdotta dal Jobs Act non ha portato a chissà quale aumento di contratti e vivacità di lavoro. Nel perseguire questo principio, però, i referendum sono formulati in modo tale che l’effetto sia limitato e interessi pochi casi. Tra l’altro tutte le possibilità che verrebbero introdotte con la nuova disciplina richiederebbero l’intervento del giudice, che se in astratto è opportuno – è giusto che un giudice valuti ogni caso a sé stante prendendo decisioni specifiche – in pratica vuol dire imbarcarsi nei tempi biblici della giustizia, soprattutto civile, e nei relativi costi. Quanti lavoratori hanno la voglia o la possibilità di impegnarsi in anni di contenzioso, invece di accettare comunque un indennizzo? Alla fine cambierebbe probabilmente poco, con in più un effettivo aggravio di burocrazia e carico giudiziario, senza contare (secondo quesito) che avere un quadro più certo e meno aleatorio potrebbe essere gradito non solo alle imprese ma anche ai lavoratori. Ciò non toglie, tornando a bomba, che io sia d’accordo coi principi verso cui tendono tutti e tre i referendum. 

Sul quarto quesito, sulla responsabilità tra appalti e subappalti, la questione è complessa. Se non ho capito male, già oggi il committente e la ditta appaltatrice sono corresponsabili con le imprese subappaltatrici in caso di infortuni ai dipendenti di queste ultime, ma con una eccezione: ciò non si applica quando l’attività dell’appaltatrice sia totalmente estranea a quella del committente, che quindi non ha competenza in quel campo, che è specifico dell’appaltatrice. Detta così, sembra che – a differenza degli altri casi – l’attuale disciplina segua un principio corretto. E però i casi in cui il committente finisce per lavarsene le mani della sicurezza dei subappalti possono essere molti, troppi, stante la abitudine di creare società ad hoc per certi bandi, magari con motivazioni finanziarie (vari soci che investono il loro capitale in una impresa costituita per l’occasione) o, anche senza arrivare alle imprese ad hoc, vista comunque l’ampia diffusione dei subappalti e delle esternalizzazioni. Il risultato è che capita che delle imprese prendano appalti per lavori su cui hanno poca o nulla competenza specifica, che quindi viene delegata ampiamente, delegando anche la responsabilità. Si consideri poi che il criterio sugli appalti è solitamente il massimo ribasso, perciò la pressione sulla sicurezza è alta. La soluzione ai problemi di sicurezza allora qual è? In teoria dovrebbero essere più controlli e più ispettori. Il referendum vuole – si può dire in due modi: più responsabilità/corresponsabilità ai massimi livelli, che suona bene, oppure: più sanzioni anche ai massimi livelli, che invece può essere letto come un approccio punitivo che abbiamo visto anche a destra su tanti altri ambiti. Quanto al massimo ribasso, il problema c’è sempre stato e sempre ci sarà, non è oggetto del referendum ma mi pare anche che non si sia mai trovato un metodo funzionale per superare questo metodo e le sue controindicazioni.

Grande è la confusione sotto il cielo, tanto che sulla cittadinanza tornerò un’altra volta…