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lunedì 24 luglio 2023

Il seminatore, o del terreno predestinato

Oggi riprendiamo la parabola del seminatore, di cui avevo già parlato qui.

Ho sentito la predica di don Adriano al riguardo.
Nella spiegazione, i vari tipi di terreno sarebbe l'uditorio che riceve la Parola.

Bisogna stare ben attenti, però - come scrivevo già la volta scorsa - a evitare la trappola della predestinazione: il fatto che la Parola attecchisca o meno dipende dal terreno, ma non volontariamente. Il terreno sassoso non può fare a meno di essere sassoso: è così per sua natura, e il terreno, da solo, non può fare altro. Non può rendersi meno sassoso.

Letta così, la parabola elimina il contributo alla ricezione del seme: dove questo cade e cosa succederà è già scritto.

Manca l'intervento di un contadino, di un'anima pia che vada a dissodare il terreno sassoso per renderlo fertile. Magari si sarebbe potuta inserire questa figura: il contadino pigro non si cura del terreno e del seme, e questo muore; siate come contadini operosi, che lavorano per accogliere il seme nel loro terreno più o meno fortunato.

E così anche per oggi  ho corretto Gesù :-)

venerdì 15 ottobre 2021

Gesù contro la privacy

 Luca 12,3:

Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all'orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.

Praticamente una casa di vetro... Le autorità europee vieteranno questo passaggio perché contrario al GDPR...

giovedì 25 febbraio 2021

L'animalismo è una cosa moderna

Oggi non parliamo di Vangelo, ma di Antico testamento.

Dalle letture di ieri (Giona 3,7-9):

Per ordine del re e dei suoi grandi fu poi proclamato a Nìnive questo decreto: «Uomini e animali, armenti e greggi non gustino nulla, non pascolino, non bevano acqua. Uomini e bestie si coprano di sacco e Dio sia invocato con tutte le forze; ognuno si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani. Chi sa che Dio non cambi, si ravveda, deponga il suo ardente sdegno e noi non abbiamo a perire!».

Che c'entrano i poveri animali? Che colpa ne hanno loro?

Probabilmente il senso è quello di "tutto il mondo" che si ferma, ma che crudeltà! Decisamente le Scritture hanno un taglio poco animalista: l'animale come strumento a disposizione completa delle necessità dell'uomo, che può disporne. L'avevamo già notato qui.

Si noti anche  la pessima abitudine di fare vestiti per gli animali. Dalla veste di sacco ai cappottini per cani...

domenica 31 gennaio 2021

La grammatica del Vangelo

Oggi non parliamo di una parabola sbagliata, ma di una traduzione sbagliata.

Il testo è Mc 4,35-41.

Il sito vaticano usa la traduzione del 2008 e riporta, per il versetto 41:

E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?»

"Che"?

"A cui", magari?

Il testo CEI 1974 segnala "al quale". Il testo in lingua corrente mette un punto: "Chi è costui? Anche il vento e il mare gli obbediscono."

Perché il testo più recente è sgrammaticato? Magari una maggiore aderenza all'originale? Ma se in italiano è sbagliato è sbagliato!

mercoledì 21 ottobre 2020

Il ladrone vien di notte

Vangelo di oggi: Lc 12, 39-40

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Come un ladro, a scassinare?

Gesù, devi trovare paragoni migliori!

domenica 27 settembre 2020

Pubblicani e prostitute

 Oggi il Vangelo proponeva Matteo 21,28-32:

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Non ne ho voglia. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: "Sì, signore". Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Stavolta non è la parabola ad essere "sbagliata", ma la chiosa:  "i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio". Pubblicani come Levi-Matteo e prostitute come Maddalena (anche se non sta scritto da nessuna parte che lo era) passeranno davanti a tutti nel Regno, ma solo perché smettono di essere pubblicani e prostitute, convertendosi.

Quindi non sono i pubblicani e le prostitute, a passare davanti nel Regno, ma gli ex pubblicani e le ex prostitute. Si intuisce dalla spiegazione successiva, è vero, che però resta ambigua: bene quando si parla di "pentimento", ma in tre voci si parla di "credere", il che sembra quasi presupporre una salvezza per fede. Invece sappiamo - anche dalla parabola precedente - che non basta la professione a parole, c'è bisogno dell'adesione nei fatti. Quindi non pubblicani e prostitute, ma pubblicani e prostitute a patto che non lo siano più...

lunedì 20 luglio 2020

La zizzania

Dal Vangelo di ieri (Mt 13,24-30):
In quel tempo, Gesù espose alla folla una parola: «Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania.Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania?Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla?No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano.Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio».
La zizzania. Cos'è la zizzania? Secondo la prima interpretazione che mi viene in mente, la zizzania sono i buoni, il grano sono i cattivi.
Però questa interpretazione ha un paio di controindicazioni: la prima è che è autoassolutoria (tutti noi pensiamo di essere grano, e di essere frenati e soffocati da un sacco di cattivoni intorno), la seconda è che sembra non prendere in considerazione la possibilità di conversione: si è grano o zizzania già dal seme, e lo si rimane fino alla fine, quando arriva il mietitore.
Questa cosa assomiglia pericolosamente alla dottrina della predestinazione luterana, ma mal si concilia con tutti gli appelli alla conversione presenti nel Vangelo. Come fa la zizzania a convertirsi? Si tramuta magicamente in grano in quel campo?
Don Renato ha aggirato, in omelia, il problema, dicendo che il bene e il male sono inestricabili nel nostro mondo, e che alla fine si ricapitolerà il bene fatto. Suggerendo quindi che non stiamo parlando di persone, ma di azioni.
Però è Gesù stesso che la spiega, questa parabola (Mt 13,36-43):
Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli.Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!».
I figli del regno e i figli del maligno... somigliano più a persone o a azioni? Poi Gesù ci mette del suo accostando gli scandali (azione) agli operatori (persona).
Quindi una parabola vagamente luterana, direi.

mercoledì 6 novembre 2019

Sequela e previdenza

Vangelo di oggi: Luca 14,25-33:
In quel tempo, siccome molta gente andava con lui, Gesù si voltò e disse: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila?
Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace.Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».
A me pare che le due piccole parabole portate a esempio da Gesù siano piuttosto fuori posto.
Se leggiamo i versetti 25-27 e 33, il discorso fila: è un discorso sula necessità della rinuncia radicale per la sequela.
I versetti centrali, 25-32, portano due esempi che sembrano parlare invece della necessità di essere previdenti, prudenti. L'esempio del re e della guerra sembra addirittura un'incitazione al compromesso, altro che radicalità. Non vedo che c'entrino questi esempi col discorso di contesto.
Per il re si può pensare che in un certo senso "rinuncia" a ciò che è nella sua disponibilità, a usare i suoi diecimila uomini, alla guerra. Per il costruttore, invece, mi pare che addirittura si tenga i beni (i suoi soldi), invece di sperperarli.
L'unico nesso che so trovare: forse l'esortazione è a non intraprendere la sequela se non si è sicuri di poter andare fino in fondo, cioè di essere capaci a rinunciare a tutto.

giovedì 24 ottobre 2019

Suocera contro nuora

Oggi non è proprio una parabola sbagliata, quanto una curiosità.
Luca 12,49-53:
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse gia acceso! C'è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione.D'ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
Quindi prima di Gesù suocera e nuora andavano d'accordo. Ne abbiamo anche le prove: la storia di Noemi e Rut, ma anche la storia di Pietro e la suocera. Che infatti avviene al capitolo 4 di Luca, cioè prima. Da quel momento innanzi Pietro non farà più guarire la suocera!

domenica 1 settembre 2019

Le vergini stolte

Ieri il Vangelo ha proposto quella che secondo me è la regina delle "parabole sbagliate": la parabola delle vergini stolte (Mt 25,1-13).
Anche in questo caso il senso è chiaro: estote parati. Lo esplicita Gesù stesso, al versetto 13:
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora.
E fin qui tutto bene. Ma l'esempio scelto è sviluppato come si sa: le vergini si preparano per l'arrivo dello sposo. Questi arriva tardissimo, a mezzanotte, allora le vergini stolte si accorgono che il loro olio sta per finire, mentre le cosiddette sagge hanno fatto scorta.
Le stolte, quindi, chiedono alle compagne:
Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono.
Come rispondono le vergini cosiddette sagge?
Potrebbero ricordare gli insegnamenti di Gesù all'inizio dello stesso Vangelo (Mt 5,38-45): "Da' a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle", anche a discapito di te stesso: "a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due". E potrebbero quindi dare volentieri il loro olio a chi lo chiede.
Potrebbero ricordare la parabola del Samaritano, che paga da sé per l'altro in difficoltà, e offrirsi magari di andare a cercare altro olio, pur sapendo che è notte e sarà difficile trovarlo.
Potrebbero comportarsi come il ragazzo del lago di Cafarnao, che condivise i cinque pani e i due pesci che aveva, anche se sembravano pochi. Potrebbero quindi mettere in comune l'olio con le loro compagne*.
Come rispondono quindi?
No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene.
Cioè: arrangiatevi (detto con parole educate). Tra l'altro con quella indicazione di andare a comprarne dai venditori, in piena notte, che sa tanto di presa in giro.
E lo fanno in gruppo. Nemmeno una che si comporti evangelicamente. Praticamente una baby gang che bullizza le compagne.
Ma ripensandoci, forse più che "baby", queste vergini devono essere delle zitelle inacidite. Per forza restano vergini, non se le piglia nessuno!

* Tra l'altro stiamo parlando di ebree, per cui la "moltiplicazione" dell'olio di Channukah è storia ben nota.

lunedì 26 agosto 2019

Le nozze regali

Il Vangelo di qualche giorno fa proponeva la parabola delle nozze del re (Mt 22,1-14).
Il senso morale è chiaro: estote parati, siate sempre preparati, e c'è quel monito al versetto 14 che suona piuttosto inquietante:
Perché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti.
Ma la storia usata per raccontare il concetto è deboluccia.
Va bene, il re invita e gli invitati adducono ogni genere di scusa.
Però che arrivino addirittura a uccidere i servi... qui siamo all'iperbole. E il re cosa fa? Li fa uccidere - e va bene, c'era la pena di morte - e brucia le loro città. Quindi, ricapitoliamo:
  1. il re invita a nozze
  2. gli invitati uccidono i messaggeri che portano l'invito
  3. il re brucia le città degli invitati

Tra l'altro mi sfugge cosa vorrebbe significare nell'allegoria il punto 3. Se il punto 2 simboleggia la crocifissione di Gesù, il 3 è la distruzione del tempio a opera di Tito? Quindi dobbiamo interpretare la parabola con un significato storico, ormai esaurito, e non come un monito sempre valido?

Poi la situazione si normalizza. Il re ha un sacco di roba preparata e cucinata, ai tempi non ci sono i frigoriferi e i congelatori, piuttosto di buttare via la roba il re invita i passanti per strada.
Però pretende che siano vestiti a festa.
Questa cosa non l'ho mai accettata. Erano in giro così come si trovavano! Non puoi fargliene una colpa, non lo sapevano! L'unica spiegazione che mi dò è che l'invito fosse nella forma "Fra tre ore ti aspetto a cena", e quindi il re faccia buttare fuori chi non passa a ripulirsi. Ma questa è evidentemente una costruzione mia, non presente nel testo.
Comunque, se il senso è l'estote parati, perché non sappiamo né il giorno né l'ora (come giustamente si insegna in un sacco di altri passi), la similitudine non è corretta. Noi infatti sappiamo che da un momento all'altro saremo invitati alla festa, quindi è giusto richiedere che siamo preparati. Quei poveri invitati dell'ultima ora non ne avevano idea.

martedì 13 agosto 2019

La pecorella smarrita

Ok, oggi è facile: leggiamo la parabola in qualsiasi versione.
Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta? Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli. (Mt 18,12-14)
Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione. (Lc 15,3-7)
Chi lascerebbe 99 pecore nel deserto o sui monti in cambio di una?
Prima si mettono al sicuro le altre 99, poi semmai si va a cercare l'altra.
La morale è chiara, ma il pastore non è proprio verosimile...



mercoledì 31 luglio 2019

La perla preziosa

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo.Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose;trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».
Vangelo di oggi (Mt 13,44-46).
Per la prima analogia, niente da dire: se uno trova un intero tesoro sepolto in un campo, sicuramente può andare e vendere tutto pur di acquistare il campo: si presume che il tesoro valga molto più del campo, e che quindi l'uomo investa un tot, fosse anche tutto quello che ha, per dissotterrareun tot molto maggiore e guadagnarci. Semmai si potrebbe obiettare sulla correttezza nei confronti del venditore del campo: "Tu sapevi che c'era un tesoro, non me l'hai detto e hai acquistato sottocosto!".
Gesù ci invita quindi a essere "furbi"? Direi piuttosto che l'analogia è con il fatto che il Regno di Dio ci è donato immeritatamente, godiamo di grazia sovrabbondante ai pochi o nulli meriti con cui la ripaghiamo.
Quello che torna meno è la seconda analogia: un mercante trova una perla preziosa. Se la compra a prezzo di mercato, cosa ci guadagna? Se la perla vale 100, lui vende i suoi averi per 100, poi usa 100 per comprare la perla, si ritrova con una perla che vale 100 e senza più nemmeno i mobili di casa... Un mercante piuttosto sprovveduto...
Manca l'elemento di guadagno della compravendita. Il centuplo quaggiù, se vogliamo. Questo mercante farà il cambio solo per amore dell'idea di avere una pietra unica. Forse significa per fede?

venerdì 26 luglio 2019

La parabola del seminatore

Oggi il Vangelo presenta la spiegazione della parabola del seminatore.
In tanti anni non avevo mai osservato una cosa.
Il seme che cade tra spine, germoglia e poi viene soffocato non è la vita di fede che va persa nelle difficoltà.
E' invece la vita di fede che viene soffocata dalle preoccupazioni materiali: gli affari, i soldi, il mondo. Questi non sono distrazioni. Sono i rovi che soffocano la fede.
Le difficoltà, i dolori, le tribolazioni, sono menzionati da Gesù sotto la fattispecie del seme che non trova terreno abbastanza profondo.
Se ci facciamo sopraffare dai dolori è perché la nostra fede non è abbastanza profonda. Cioè: è "colpa" nostra. Piuttosto cattivello, questo giudizio di Gesù.
Meditate, gente, meditate.

In realtà Gesù parla delle tribolazioni a causa della Parola. Si parla forse allora del martirio. Per accettare le persecuzioni per la fede ci vuole molta fede, questa è abbastanza una tautologia. Se prendiamo per buona questa limitazione, allora forse i dolori e le malattie ricadono di nuovo nel mondo. Interpretazione già più accettabile.

lunedì 4 febbraio 2019

Un Gesù antropocentrico e poco animalista

Il Vangelo di oggi (Mc 5,1-20) mostra Gesù fare una precisa scelta di campo.
Per salvare l'anima di un uomo, non esita a sacrificare un'intera mandria di maiali. Duemila animali contro un uomo. Una vera strage...
Tra l'altro, senza voler essere animalisti - ché ai tempi non sapevano nemmeno cosa volesse dire... - gli abitanti della regione si fanno due conti in tasca e pensano ai padroni di quei porci. Una rovina! E chiedono a Gesù di allontanarsi.
La vita di un singolo uomo conta molto di più di ogni altra creatura, e di ogni altro valore economico.
Sempre bene tenerlo a mente, quando si fanno le "scale di valore".

venerdì 14 dicembre 2018

Parabole sbagliate (1): abbiamo cantato...

Inauguriamo oggi un nuovo filone, quello delle parabole evangeliche "sbagliate", ovvero quelle in cui io povero ignorante, pur capendo il senso generale, non capisco la lettera del testo. Oggi il Vangelo propone Mt 11,16-19:

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «A chi paragonerò io questa generazione? Essa è simile a quei fanciulli seduti sulle piazze che si rivolgono agli altri compagni e dicono: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto. E' venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio. E' venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere».
Il senso che si dà di solito - e che suggerisce Gesù al versetto 18 - è: è venuto Giovanni Battista, ha parlato di penitenza e conversione (il lamento), e non lo avete ascoltato. Sono venuto io, Gesù, a portare la lieta novella (il flauto), e non mi avete ascoltato. Ok, questo è chiaro: un monito contro l'incredulità e la poca fede.
Però, alla lettera, "questa generazione" non è paragonata agli "altri compagni", coloro che non hanno ballato né pianto, ma ai fanciulli che rimproverano coloro che non hanno ballato né pianto.
Quindi "questa generazione" non sono gli ebrei increduli, ma coloro che li rimproverano? "Questa generazione" sono forse Gesù, il Battista e i discepoli?
Più probabilmente il senso delle parole letterali è da leggere come: «A cosa paragonerò ciò che accade in questa generazione? Succede come con quei fanciulli seduti...», cioò si sta paragonando la situazione e non il singolo gruppo di fanciulli o di compagni.