lunedì 2 febbraio 2026

I fatti di Torino

Nei giorni scorsi hanno fatto molto notizia i fatti di Torino, dove la manifestazione a favore del centro sociale Askatasuna è degenerata in scontri tra manifestanti e polizia, con l'episodio del pestaggio del poliziotto uscito dalle sue file per inseguire dei manifestanti e ritrovatosi da solo.

Faccio un discorso un po' più ampio. A me pare che le manifestazioni a rischio di presenza di antagonisti siano un po’ in una situazione lose-lose.
Se ci sono scontri, si parla solo di quelli. Anche l’articolo del Post parla di una manifestazione pacifica per la sua durata quasi completa e per la grande maggioranza dei partecipanti, e tutto questo va perduto come lacrime nella pioggia.
Se non ci sono scontri, la manifestazione non fa notizia e il giorno dopo non ne parla più nessuno.

Tra le due situazioni mi pare comunque preferibile la seconda, non solo (ovviamente) in assoluto perché non c'è violenza, ma anche dal punto di vista della "causa" per cui si manifesta. Almeno il manifestare non diventa controproducente, inoltre io non sono del tutto convinto che una manifestazione ben partecipata sia del tutto inutile: fa incontrare persone – cosa che potrà magari essere utile in occasione di altre iniziative, fa girare un certo messaggio.
Per esempio, io credo che il fatto che le manifestazioni per la pace siano più partecipate di quelle pro Ucraina contribuisca a orientare quantomeno l’opinione pubblica, ma anche una certa sensibilità politica, in un modo invece che un altro.

Non so se esista un modo di tenere fuori gli antagonisti più turbolenti da queste manifestazioni. Bisognerebbe isolarli? Credo che anche gli antagonisti non siano sprovveduti, magari si mischiano alla folla e si raggruppano solo al momento concordato, magari anche i passamontagna saltano fuori dalle tasche solo in quel momento… Negli anni '70 c'erano servizi d’ordine "autogestiti", i famosi Katanga, oggi non è pensabile: non ci sono più le organizzazioni strutturate di allora, e - per fortuna - l'attitudine al confronto fisico è prerogativa di pochi, e questi stanno di solito tra coloro che vogliono menare le mani.  C’è poco da fare. Sono invece contrario all’idea che siano le forze dell’ordine a effettuare fermi preventivi, come ho letto in giro, perché tanto “si sa chi sono”: una roba assolutamente inaccettabile.

Saltando di palo in frasca: quando arriveranno bodycam e numeri identificativi per le forze dell’ordine sarà sempre troppo tardi. Però è anche vero che senza una scintilla iniziale la polizia non comincia per prima a manganellare (o lo fa molto raramente), infatti anche in questa manifestazione per ore non è successo nulla non solo da parte dei manifestanti, ma anche da parte della polizia. Poi non dubito che i poliziotti non vadano per nulla per il sottile, anzi, e commettano abusi che andrebbero sanzionati pesantemente; ma il problema resta chi viene organizzato per cercare o causare lo scontro.


venerdì 30 gennaio 2026

La riforma della giustizia (2)

Torniamo sui detti e non detti riguardo alla riforma. La scorsa volta avevo accennato qua e là alle possibili conseguenze istituzionali della stessa. Il fronte del No, tra cui di recente Alessandro Barbero e Mario Monti, collega la separazione delle carriere a una potenziale deriva autoritaria. La riforma sarebbe un indebolimento della magistratura e un prodromo alla sua sottomissione alla politica.

A me pare che nella riforma non ci sia tecnicamente nulla che permetta di trarre conclusioni del genere. La composizione dei due CSM è grosso modo la stessa attuale, come proporzione tra membri “togati” e “laici”. Non vedo modo in cui la politica potrebbe “prendere il controllo” di uno di quegli organismi. Si ribatte che la magistratura, causa sorteggio, perderà il “controllo” dei membri togati, che potranno essere meno motivati e meno compatti; mentre la politica avrà forse un po’ meno controllo di ora, con il sorteggio anziché l’elezione diretta, ma ne perderà meno che la parte togata, visto che il sorteggio sarà “pilotato”. Mi sembrano considerazioni piuttosto ipotetiche; non dico che per forza un giudice valga l’altro (ho già scritto la scorsa volta che l’”uno vale uno” ha già dato cattiva prova di sé), ma a livello di indipendenza o orientamento politico credo ci si possa tendenzialmente fidare anche dei giudici sorteggiati.

L’altro elemento che si osserva è che in molti Paesi in cui c’è la separazione delle carriere il PM è dipendente dall’esecutivo, quindi questa separazione potrebbe essere il primo tassello per un cambiamento in quella direzione. La dipendenza del PM dall’esecutivo è una cosa che esiste anche in democrazie solide, ma onestamente ne farei a meno, però – torniamo a quanto scritto sopra – non è in questa riforma. E’ vero che chi volesse attuare un simile progetto dovrebbe separare le carriere, e che quindi chi in futuro avrebbe questa intenzione si troverebbe il primo passo già compiuto, ma per completarlo sarebbe/sarà necessaria comunque una ulteriore modifica costituzionale, da passare a referendum (escludo che una cosa così grossa possa essere approvata a maggioranza qualificata), nel quale voterei contro. Né un eventuale vittoria del No impedirebbe a qualcuno in futuro di presentare comunque una riforma complessiva che compia in una volta sola entrambi i passaggi (separazione delle carriere e subordinazione del PM all’esecutivo) in un colpo solo.

Però è vero che c’è il dato politico: una vittoria del No direbbe chiaramente che questa direzione non è gradita, rendendo politicamente più difficile perseguire quella strada almeno a breve termine. Politicamente purtroppo la questione è diventata uno scontro tra magistratura e governo al di là del merito tecnico della riforma. Il No rafforzerebbe la prima. Ma è vero che il Sì la indebolirebbe? Secondo me è discutibile: la politica può essere indebolita da un voto politico, ma magistratura no. La politica ha dei limiti invalicabili in quello che può fare rispetto alla magistratura, costituiti dalle leggi, e la magistratura a quelle risponde; non a un voto politico. Anche se vincesse il Sì la politica non potrebbe esercitare sui magistrati alcun controllo o pressione oltre quanto previsto dalla legge, e torniamo al merito tecnico della riforma. 

Con tutto questo cosa voglio dire? Non lo so bene, forse che la valutazione che farò non terrà in gran conto queste discussioni politiche, ma più il merito tecnico.

lunedì 26 gennaio 2026

La riforma della giustizia (1)

Prime impressioni, senza essermi informato granché, sul referendum sulla riforma della giustizia.
Per come l’ho capita io, questa riforma ha 3+1 punti fondamentali: 

1. la separazione delle carriere;
2. la separazione dei CSM;
3. la costituzione di un’Alta Corte disciplinare;
4. il fatto che 2 e 3 saranno scelti tramite sorteggio.

1) Sulla separazione delle carriere, io di principio sono sempre stato d’accordo. So che è un punto che all’atto pratico riguarda pochissimi casi, ma pur essendo poco influente mi pare un principio corretto. Questa suddivisione c’è in molti Paesi, inoltre se col tempo succedesse che si creassero due “ambienti” diversi anche come studi, convegni, frequentazioni sarebbe secondo me una cosa positiva.

 2) Sulla separazione dei CSM, io non l’avrei fatto; un CSM unico mi parrebbe una garanzia del fatto che non si vada verso una subordinazione del PM all’esecutivo. So che anche questa cosa c’è in molti ordinamenti, ma visti i chiari di luna e la temperie democratica in giro per il mondo preferirei evitare qualsiasi passo che vada nella direzione di un maggiore controllo della politica su anche solo una parte della giustizia, per quanto legittimo. Avere il CSM unificato potrebbe essere una “assicurazione” in tal senso. D’altra parte mi rendo conto che la suddivisione potrebbe essere vista come un completamento del punto 1, il creare “ambienti” completamente separati tra la magistratura inquirente o giudicante. Diciamo che sono abbastanza neutrale sul tema.

 3) Sull’Alta Corte disciplinare cominciano le dolenti note. Se per gli altri due punti ci sono solidi esempi in altri ordinamenti, questa mi pare una peculiarità tutta italiana. Essendo quella Corte uguale agli altri due CSM come composizione (maggioranza di togati, minoranza di “laici” scelti dal Parlamento) , non vedo il vantaggio. Anche io ho la netta impressione che quando i giudici sbagliano o intentano processi temerari non subiscano nessuna conseguenza, e non mi piace; però non vedo come questa cosa potrebbe cambiare con una Corte che è composta nello stesso modo dell’organo che oggi si occupa della parte disciplinare, cioè il CSM stesso. E in ogni caso il fatto che siano dei giudici a giudicare altri giudici mi pare assolutamente necessario per garantire l’indipendenza del potere giudiziario; se questo si traduce in una inefficienza della fase disciplinare mi pare un costo che è necessario pagare per preservare una necessaria divisione dei poteri. Tra l’altro mentre i CSM sono due, questa Corte disciplinare è unica, competente sia per i giudicanti che per i requirenti, perciò in un certo senso quello che esce dalla porta rientra dalla finestra. Insomma, mi sembra un provvedimento inutile e guardo con sospetto la sua unicità nel panorama internazionale.

4) Stesso discorso per il sorteggio: pure quello, specie se integrale, mi pare sia un unicum. Ho seguito poco e distrattamente le polemiche sul caso Palamara, ma onestamente che in magistratura ci siano correnti, comunelle, cordate e corporazioni mi pare il segreto di Pulcinella. Capisco che un sorteggio possa togliere la terra sotto i piedi agli ambiziosi, ma non eliminerà le correnti e le comunelle: un sorteggio fatto bene statisticamente porterà in CSM la stessa proporzione di magistrati espressa oggi dalle correnti (per esempio: se oggi i componenti del CSM sono in maggioranza di Magistratura Democratica, anche i sorteggiati saranno in maggioranza di Magistratura Democratica, con percentuali simili a oggi). E non avere certi ambiziosi è probabilmente un bene, ma non averne altri può essere un male, nel senso che con l’elezione comunque si sceglieva gente che quel ruolo lo voleva fare; avere persone non interessate può essere un male per il funzionamento degli organi. Dovremmo aver imparato che l’uno vale uno non funziona.
Inoltre è molto importante la questione procedurale: i sorteggiati potranno rinunciare? La lista da cui si sorteggiano i membri “laici” come verrà composta? A maggioranza qualificata, come è oggi per l’elezione dei membri laici? Ho letto da qualche parte che per quell’aspetto non cambia nulla, ma andando a leggere la legge del 1958 che oggi regola l’elezione dei membri laici a me pare sostanzialmente non applicabile con il nuovo ordinamento. Bisognerà scrivere una nuova legge? Questa parte del sorteggio mi pare estremamente esposta a possibili storture legate non alla riforma ma ai regolamenti con cui verrà attuata praticamente.

martedì 25 novembre 2025

Sulle elezioni regionali

Proseguo un po' il discorso di qualche tempo fa sull'astensionismo alle elezioni regionali.
Oltre al fatto dell'affluenza, che si conferma sotto il 50% anche a questa tornata, abbiamo avuto di nuovo la conferma dell'amministrazione uscente, seppure con candidati diversi per raggiunto limite di mandati.

Questa è una tendenza recente. Ho tirato fuori una piccola statistica. Le prime elezioni con elezione diretta del presidente sono per gran parte d'Italia nel 1995. Ho conteggiato il numero di cambi di maggioranza per ogni quinquennio (visto che le legislature durano 5 anni) da allora:
1996-2000: 5 cambi su 16 elezioni (31%)
2001-05: 8 su 16 (50%)
2006-10: 7 su 19 (37%)
2011-15: 10 su 19 (53%)
2016-20: 10 su 18 (56%)
2021-25: 3 su 19 (16%).

Nell'ultimo lustro hanno cambiato "colore" solo il Lazio nel 2023 (da sinistra a destra) e Sardegna e Umbria nel 2024 (da destra a sinistra).

Probabilmente anche questo ha a che fare col calo dell'affluenza: se vanno a votare in pochi alla fine è sufficiente mobilitare la propria base, e chi amministra ha più leve per farlo, anche eventualmente con politiche clientelari.

Oppure dobbiamo pensare che gli amministratori regionali amministrano benissimo e i cittadini sono molto contenti... 

 

domenica 2 novembre 2025

Notizia inaspettata

Stavo navigando cercando tutt'altro e mi sono imbattuto in questa notizia:

Teheran dedica alla Madonna una nuova stazione della metropolitana

Mi ha fatto quasi commuovere. C'è persino la raffigurazione della Vergine, mentre per l'Islam le raffigurazioni umane sono proibite.
 
 
In questo periodo di conflitti anche religiosi mi sembra un bel segno. 

lunedì 27 ottobre 2025

Cinque allenatori in tre anni

Metto giù alcuni pensieri sparsi sulla reggenza di Igor Tudor alla Juve.
Lo scorso anno, quando c'era da sostituire Motta, ero stato d'accordo con la scelta. Serviva un allenatore con un minimo di polso per una squadra che aveva perso fiducia nel tecnico e che doveva essere portata a fine stagione col "pilota automatico" raggiungendo il quarto posto (Motta lasciò dopo due sconfitte a -1 dal quarto posto, la situazione non era naufragata).

Però la carriera di Tudor dice che se è un allenatore buono per subentri e "scosse", d'altra parte ha una storia di esoneri e rapporti che si deteriorano rapidamente con l'ambiente.
Grazie tante per il traghettamento, ma tanti saluti: Tudor aveva anche il vantaggio di accettare un contratto solo fino a fine stagione, sarebbe stato il caso di organizzarsi fin da aprile per lavorare a un profilo nuovo. Un Gasperini che va alla Roma secondo me sarebbe venuto di corsa a Torino, se fosse stato contattato per tempo.
Invece la dirigenza non c'era (causa cacciata di Giuntoli) e Comolli arrivò tardi. Anche senza dar credito alla imbarazzante versione di Sabatini sul loro contatto, diamo per buono che ormai era troppo tardi. Anni fa Marotta orfano di Conte scippò Simone Inzaghi alla Lazio, dove aveva già annunciato il prolungamento del contratto ed era lì con la penna pronto a firmare, ma diciamo pure che Gasperini pur non avendo firmato non voleva tornare indietro sulla parola data a Ranieri.
Alla Juventus restò Tudor. Non bene, ma tant'è.

La squadra non mi sembra peggiorata rispetto allo scorso anno. Dietro purtroppo è venuto a mancare Bremer, come lo scorso anno, davanti c'è più scelta.
Purtroppo è rimasto sul groppone lo stipendio di Vlahovic che si trova a essere l'unica punta. David aveva cominciato in modo promettente ma mi sembra infilato in una spirale nera di sfiducia e errori grotteschi, ancora vorrei non darlo per perso perché siamo ancora a ottobre ma ora sta a lui essere un po' forte di testa. Certo lui e Openda sembrano seconde punte, e l'unica punta è ancora Vlahovic; ma se gioca il serbo con David/Openda poi non reggiamo anche Yldiz... squadra male assortita, ma non peggiore dello scorso anno.
Tudor ha messo in campo moduli e uomini molto variabili, senza trovare nessuna quadra. Purtroppo però non è che ci si potesse aspettare molto di diverso: non è che le sue squadre abbiano mai mostrato un "marchio" di gioco ben preciso.

Adesso è arrivato l'esonero. Giusto prima di un turno infrasettimanale, cosa che non succede quasi mai, e senza un nome pronto. Elementi che secondo me dicono ancora della insipienza dirigenziale.
Ci sarà l'interregno di Brambilla, nel mentre circoleranno indiscrezioni varie. Mancini, Spalletti, Palladino. E la dirigenza internazionale potrebbe pure finire per pescare uno straniero da qualche campionato estero, ripetendo gli errori fatti dal Milan con Fonseca e Conceicao, o dal Napoli con Garcia. Sono molto sollevato che Mourinho sia già accasato.

A questo punto il mio preferito sarebbe Palladino.
Forse in estate sarebbe stato una scelta rischiosa, sarebbe arrivato come un "nuovo Motta", il giovane "giochista", ma dopo essersi lasciato male con la Fiorentina (in modo inspiegabile, ha fatto meglio di entrambe le annate di Italiano). Troppe aspettative.
Se subentra a un esonero le aspettative sono per forza di cose più basse, dovrà "solo" dare fiducia e magari un paio di concetti di gioco riconoscibili a cui aggrapparsi. Secondo me potrebbe tranquillamente arrivare quarto, e sarebbe probabilmente l'unico con cui, se la scommessa andasse bene, si potrebbe aprire un nuovo ciclo. Gli altri (Mancini, Spalletti) sono ormai attempati e probabilmente hanno dato già il meglio, oltre a essersi costruiti un ego ormai troppo grande.

Si dirà: ma la squadra è quella che è.
Sì, non è una squadra da scudetto, ma è una squadra che arriva regolarmente tra le prime quattro. Secondo me con 2/3 innesti indovinati nei prossimi due anni potrebbe tornare a lottare per lo scudetto. Secondo me non è una squadra da rifare da capo, in cui vanno cambiati 7/8 giocatori. Ci sono buoni giocatori ma hanno bisogno di qualcuno a trascinare (il capitano oggi è Locatelli...) e a dare forza.
In questo contesto secondo me un allenatore che crei fiducia e automatismi su cui innestare qualcuno potrebbe davvero aprire un ciclo.
Nella più rosea delle previsioni, ovviamente.
Ma è una cosa che di Tudor non avrei detto comunque.

giovedì 23 ottobre 2025

Pensieri sparsi sull'astensionismo

Le elezioni regionali in Toscana, qualche tempo fa, hanno visto un'affluenza del 48%.
Bassissima, e non è certo una novità: poco tempo prima, Marche e Calabria hanno fatto registrare rispettivamente 50% e 43%.
Vero che in Toscana e Calabria si sapeva già il vincitore, come in Veneto tra poco; ma nelle Marche no, e l'ordine di grandezza è lo stesso. 
Tra l'altro non è che si vota solo il presidente, ci sono anche altre questioni affidate all'elettore. Puoi votare il partito, puoi scegliere il consigliere con le preferenze.
 
Cosa vuol dire questa rinuncia totale a esprimersi?
Che quello che conta è la faccia del presidente e tutto il resto non conta nulla, una volta che so che tanto sarà Giani o Occhiuto non mi interessa altro? Un effetto quindi della personalizzazione della politica in queste cariche monocratiche?
Che non mi interessa nemmeno chi è il presidente, ché tanto sono tutti uguali?

A me pare una cosa un po' incomprensibile e un po' potenzialmente pericolosa.
Incomprensibile perché comunque lo sforzo richiesto per recarsi a votare è veramente basso, io per quanto sia poco importante (?) la decisione da prendere non trovo sensato rinunciarci.
Potenzialmente pericolosa per alcuni motivi:
1) perché a questo punto si apre la strada al fatto che gruppi piccoli ma motivati diventino molto influenti (a pensar male, ad esempio, nelle zone di mafia);
2) perché con affluenze basse non vince chi convince gli elettori altrui, ma chi riesce a mobilitare i propri perdendo meno nell'astensione, e questo contribuisce a degradare il dibattito pubblico che non deve inseguire l'altro ma alzare i toni in una "chiamata alle armi";
3) perché se finisce tutto in una melassa indistinguibile - sia nelle regioni dove vince la destra sia in quelle dove vince la sinistra, tra l'altro -, se è completamente persa la fiducia che votare A o B faccia una qualche differenza, allora credo che si abbassino anche gli anticorpi il giorno che A e/o B dovessero porre in atto politiche pericolose e financo antidemocratiche.