martedì 17 marzo 2026

La riforma della giustizia (3)

Valutazioni sparse sulla riforma. Versione breve: mi pare una modifica che se approvata ha un impatto molto ridotto sia nel bene che nel male. Trovo improbabile che possa fare grossi danni, e ancor più improbabile che possa portare benefici.

Proviamo a espandere il ragionamento. Avevo già scritto tra gennaio e febbraio le mie prime impressioni, ora ho "studiato", seguito interventi a favore di entrambe le posizioni, qualcosa ho capito, su qualcosa ho cambiato parere.

Io concordo decisamente sul fatto che la terzietà tra accusa e giudice è un valore. Ho ascoltato anche le posizioni secondo cui avere esperienze diverse può essere arricchente e “aprire” la mente, trovandole interessanti. Ho letto chi dice che un PM prima di fare il PM dovrebbe fare un po’ il giudice, e anzi ancor meglio anche l’avvocato difensore.
Questo però mi pare completamente impraticabile nel nostro sistema, nel quale quindi continuo a preferire in linea di principio la separazione. Però non vedo come questa riforma possa renderla più effettiva di quella che già oggi c’è (o non c’è).
La riforma introdurrebbe una differenza nominale tra magistratura giudicante e requirente, ma di fatto giudici e PM continuerebbero a essere tutti magistrati, a differenza degli avvocati difensori; a essere pubblici dipendenti con lo stesso datore di lavoro (il ministero della giustizia), a differenza degli avvocati; a avere gli uffici in tribunale, a differenza degli avvocati; a vedersi alla macchinetta del caffè, a differenza degli avvocati. In sostanza, continuerebbero a essere colleghi che lavorano agli stessi casi.
Mi pare velleitario che possa succedere quanto auspicato dall’avv. Cavaliere nel suo intervento a favore del sì, secondo cui finalmente anche i PM dovranno prendere appuntamento con il giudice come fanno gli avvocati. Ma intervenire per cambiare questa cosa implicherebbe rivoluzionare il sistema e far diventare l’accusa una sorta di avvocato, come (mi pare d’aver capito) negli USA, cosa assolutamente aliena al nostro sistema, oppure una specie di poliziotto con sede in caserma e dipendente dal ministero dell’interno, cosa anch’essa a noi estranea e non auspicabile.

Leggo che circa la metà dei procedimenti finiscono con esiti che non rispecchiano le richieste dell’accusa, e questo sarebbe prova di indipendenza dei giudici; però leggo anche che in fase preliminare le richieste del PM sono accolte in più del 90% dei casi, cosa che come numero è impressionante. Magari una buona parte sono assensi “fisiologici” per svolgere le indagini, ma magari invece no: in Italia abbiamo troppi procedimenti, visto anche la metà di assoluzioni probabilmente molti andrebbero cassati in fase preliminare invece di farli procedere.
Sento dire che questo è dovuto, tra le altre cose, al fatto che GIP e GUP sono spesso magistrati giovani, che magari non se la sentono di andare contro PM esperti. Questo non è giusto in linea teorica, ma all’atto pratico capisco che i magistrati giovani passino prima in quei ruoli più “lontani” dalla sentenza, intanto che imparano. Anche qui non credo che una modifica costituzionale potrebbe cambiare i rapporti di forza tra giovani e esperti. E lo dico da garantista scandalizzato per il numero abnorme di detenuti in attesa di giudizio nelle nostre carceri – numero che andrebbe secondo me contingentato…
Sulla separazione dei due CSM non ho grosse idee, finché sono giudici che valutano/promuovono/organizzano altri giudici mi pare che la situazione non cambi rispetto all’attuale, e questa autogestione è connaturata all’indipendenza stessa della magistratura, e quindi irrinunciabile (infatti anche la riforma non la tocca). Mi pare ragionevole la posizione di chi sostiene che una volta rese “due” le magistrature sia logico sdoppiare gli organi. Ho letto più di una preoccupazione sul fatto che i PM che si autogestiscono possano diventare dei super-inquisitori. Registro la possibilità, che non mi piacerebbe in linea teorica ma che non so quanto sarebbe peggio rispetto a ora, stante quanto scritto sopra. Diciamo che è uno dei rischi che ritengo improbabili ma non inesistenti della riforma.

Sul sorteggio e corte disciplinare torno domani.

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