venerdì 14 luglio 2023

Le bombe a grappolo

La questione delle bombe a grappolo, che verranno fornite dagli USA all'Ucraina nonostante dichiarazioni critiche di molti alleati (significative quelle provenienti da Regno Unito e Italia, Paesi molto pro-NATO), presenta molti aspetti a loro modo paradigmatici di questa brutta vicenda.

Dimostra quello che già si sa: il dominus dell'alleanza sono gli Stati Uniti, che mantengono l'ultima parola sulle decisioni.
Permette all'Europa di ritrovare un minimo di voce autonoma, dopo 16 mesi di appiattimento sulle posizioni americane.
Questa voce autonoma è sostanzialmente gratis, non avendo alcun effetto. Si marca una differenza, ma senza conseguenze pratiche. Si può interpretare quindi sia in modo positivo (il recupero di autonomia) che negativo (dichiarazioni ipocrite).
L'ipocrisia d'altra parte è uno dei tratti tipici di questa guerra, come di ogni guerra.
La questione dimostra inoltre che il supporto militare è sostanzialmente appaltato per la quasi totalità agli Stati Uniti. Una realtà che, col senno di poi, avrebbe forse permesso un atteggiamento diverso da parte dell'Europa.

giovedì 29 giugno 2023

La politica migratoria del governo Meloni

Avevo già citato, mi pare, questo dato: il governo Meloni è quello che vede il minor numero di morti in mare rispetto alle partenze. L’articolo di Pagella politica risale a qualche mese fa, oggi il rapporto è leggermente peggiorato (dovremmo essere attorno all’1,3%), ma resta sempre il valore più basso dall'inizio della crisi migratoria con la guerra in Siria.
Questo a fronte di un numero di sbarchi (ufficiali, senza contare quelli “ufficiosi”) che resta il più alto da prima degli accordi di Minniti del 2017.

Un fallimento, quindi, rispetto a quanto detto in campagna elettorale. Il "blocco navale"...

Però Giorgia Meloni si sta muovendo in Europa, e nel discorso di ieri alla Camera in vista del Consiglio europeo ha detto che sta lavorando per una soluzione “strutturale”.

mercoledì 28 giugno 2023

Il pacifismo italiano

La sempre feconda comunità di Hookii suggerisce questo interessante articolo sulla storia del pacifismo italiano. Ne consiglio la lettura.

Spoiler, come si dice adesso: non parla di Ucraina.

Cita le varie forme di pacifismo, da quello "integrale" alla Gandhi di Capitini a quelli dei "piccoli passi" che qualche successo l'hanno avuto (per esempio con l’abolizione delle mine antiuomo).

Bobbio riconosce, tra gli altri, un primo filone pacifista “strumentale, ovvero la pace attraverso il disarmo”, un secondo “istituzionale, ovvero la pace attraverso il diritto, il terzo etico e finalistico, ovvero la pace attraverso l’educazione morale”.

L'articolo offre un interessante excursus a volo d'uccello. Non concordo con alcuni passaggi (per esempio dubito che oggi il pacifismo sia davvero "emancipato" dal comunismo e dal cattolicesimo, tanto da camminare da solo), ma soprattutto esso secondo me corrobora un concetto: è utile, forse anche necessario, che ci sia sempre chi indica la meta alta, financo utopica.
E’ il mestiere del Papa e del cardinal Zuppi, in questa circostanza.

venerdì 2 giugno 2023

Impressioni

Dopo avere assistito (parzialmente) al primo Consiglio Comunale del mandato Trecani, sono andato a rileggermi quel che scrissi nel 2012, al primo Consiglio di quella amministrazione Sarnico.

Probabilmente sarà io che sono pessimista (forse) e invecchiato (di sicuro), ma mi sembra l'eterno ritorno del sempre uguale. Se non nei programmi, negli atteggiamenti.

Battibecchi inutiili.
Maggioranza che non fa quel che diceva che sarebbe stato opportuno fare quando era all'opposizione.
La scelta di tenersi tutto, ma proprio tutto, non depone a favore della maggioranza. Cavolo, che importanza può avere il vicepresidente del Consiglio Comunale? Quando mai succederà che manchi Mandelli in maniera sistematica, tanto che addirittura non si possa convocare il Consiglio?
E' tornato pure un riferimento identico a quello che avevo sentito nel 2012 e avevo notato nel vecchio post, quello ai femminicidi.

Minoranza che, alla primissima occasione, ricorda all'ex minoranza che quando erano all'opposizione chiedevano di abbassare i gettoni di presenza. Un classico, questo, di ogni primo consiglio comunale con ogni colore politico.

Il momento forte della serata è stato senz'altro il discorso dell'ex sindaco ed ormai ex consigliere Sarnico. Mezz'ora su un tempo previsto di 15 minuti.
Sarnico comincia tutto sommato bene, quando parla da minoranza e non da opposizione. Poi comincia a togliersi sassolini di ogni tipo, e il clima peggiora.
"Il vostro programma non va bene perché non cita questa nostra cosa". Per le omissioni, non per quello che c'è.
"Se farete quello che diciamo noi, allora voteremo". Manca il senso di cosa vuol dire essere minoranza, ci torno alla fine.
I riferimenti alla sua lunga esperienza e a episodi del passato mostrano il grande contributo che avrebbe potuto portare Sarnico. L'eloquio è probabilmente il migliore in quell'aula.
Con l'allungarsi dell'intervento cominciano i battibecchi. L'inosservanza del tempo nonostante i blandi richiami di Mandelli (il primo dopo 20 minuti), il riferirsi al pubblico ("vedo dei risolini tra il pubblico", ma lascia perdere!), le scene quando ritornano gli inviti a concludere (su "Io sono un democratico! Se il presidente mi dice di concludere" ho avuto un déjà-vu personale spiacevole): già nel vecchio post di 11 anni orsono avevo annotato l'atteggiamento dell'allora sindaco, irritante in alcuni passaggi.

Diciamo che mercoledì ho capito un po' meglio perché hanno perso.
Da dove veniva tutta questa voglia di cambiare facce
.

La mia opinione sulle dimissioni resta la stessa di sempre: fecero male Prandelli e Giudici a dimettersi a suo tempo, fa male Sarnico ora.
Io capisco tutto, ma la gente ti vota, vota te personalmente e non un altro, scrive la preferenza. Il tuo impegno non è solo con la lista, ma principalmente con i cittadini a cui hai chiesto il voto e che te l'hanno dato. Va bene lasciare spazio ai giovani, ma fra due anni, a metà mandato, non al primo consiglio. E la differenza tra non accettare la nomina e accettarla e dimettersi subito è così sottile che io non la percepisco.

Chiudo citandomi, nel ritorno del sempre uguale, sui ruoli di maggioranza e minoranza:

Alla maggioranza (avevo già scritto anche questo) spetta l'onere di dimostrarsi diversa, anche nei toni, dal (sindaco precedente) che ha sempre criticato: per questo, una volta scaricata la tensione e la rabbia accumulata in questo primo Consiglio, mi aspetto meno aggressività nei confronti dell'opposizione. Niente più prese in giro gratuite, [...]

All'opposizione spetta il compito di cercare di essere costruttiva: le scuse per dire dei no si possono sempre trovare, speriamo di vedere anche dei sì detti con onestà intellettuale, sapendo che non si può pretendere nulla e che la decisione spetta sempre alla controparte. Un atteggiamento costruttivo nelle Commissioni è il primo passo.

Diciamo che mercoledì hanno cominciato male entrambe le parti.

lunedì 29 maggio 2023

Giro d'Italia 2023

E così è finito il Giro.
Dai, non mi è dispiaciuto così tanto. Si leggono tante critiche, per me è un 6 e mezzo. Anche 7, dai, perché siamo buoni.

E' stato un Giro molto godibile in tutto ciò che è "contorno". Tante belle storie, Gee, Pinot, Healy, Zana, Cort, Denz sono stati bei protagonisti. E non di una sola tappa, si sono dati battaglia per vari giorni, non sono stati exploit isolati.

La lotta per la maglia verde blu appassionante come non si vedeva da anni.
Per la ciclamino c'è stata lotta finché non si è ritirato Pedersen, comunque maglia meritatissima, e chi se l'aspettava un Milan così?

Ogni volata ha avuto un vincitore diverso. Alla fine hanno "timbrato" tutti tranne il povero Gaviria, che ha sempre fatto il Gaviria partendo da casa sua e tirando sempre la volata a qualcuno.
Tra l'altro le volate sono state a loro modo interessanti, a volte sono state da conquistare, la lotta con la fuga è stata quasi sempre aperta, e dove non è stato così (Caorle) il finale era comunque tecnico per la planimetria. Bene il disegno, quindi.

Un bel finale a Roma, stavolta, reso bellissimo dal gesto di Geraint Thomas

Tutto molto godibile, tranne il piatto principale (la classifica generale) che ha subito un po' il disegno, un po' le caratteristiche dei tre. Ma alla fine ne è uscito un bel podio.
Felicissimo per il primo podio di Almeida, un grande, ma si capisce che per caratteristiche su un arrivo in salita lui qualche manciata di secondi la paga.
Gli altri due sono dei regolaristi che hanno sempre vinto, quando lo hanno fatto, sfruttando al massimo questa caratteristica (e le squadre).

La scalata finale, come hanno detto tutti, ha bloccato molto le giornate precedenti (un delitto sprecare una tappa con Giau e Tre Cime, dai, su una tappa così non può arrivare terzo Cort Nielsen...).
E' stata una scommessa, forse vinta nel senso che logisticamente è andato tutto bene, c'è stato pathos fino alla fine e pure il ribaltone.
Ma a me è parsa una salita eccessiva.

C'è anche da dire che è vero che la cronoscalata era messa male, ma prima c'erano 55km a cronometro che in teoria servono a sparigliare e scavare distacchi. Non è colpa di Vegni se nonostante ciò si sono ritrovati tutti e tre in 20''. Si fossero trovati a due minuti da Evenepoel magari sarebbe andata diversamente.

L'unica cosa che mi ha veramente disturbato della condotta di gara (lasciamo perdere la cosa della tappa accorciata) è stato il disinteresse per la maglia rosa.

La Soudal-Quickstep di Evenepoel ha detto subito che l'avrebbe lasciata volentieri.
La Ineos a Lago Laceno ha tentato di farglela tenere... e poi la ha regalata a Amirail.
La maglia meriterebbe più rispetto.

domenica 21 maggio 2023

Qualche numero sulle elezioni (2)

(continua da qui)

E qui mi inserisco per alcune riflessioni più generali.
Prima delle elezioni, pensavo che un elemento di debolezza per la lista Trecani fosse quello di avere una base solida (Ospilab) ma un contorno di persone che si sono viste poco per cinque anni. Ma questa base solida, con l'aggiunta di alcune persone molto conosciute (i risultati di Bersini e Antonelli parlano da soli) è stata super premiata.
La lista Radici ha avuto più preferenze totali, che sono arrivate anche dai meno preferenziati, ma meno nelle prime 5 candidature. Una lista più completa, ma meno candidati forti?

La presenza di giovani nella lista Radici non ha portato i frutti sperati. Buoni risultati di Burato, Facchi e Cugola, ma forse ne sarebbero bastati due, come fu cinque anni fa con Burato e Ghiglia, entrambi eletti.
La lista Radici aveva forse anche meno varietà: non c'erano commercianti, non c'erano personaggi legati allo sport (mentre Trecani ha candidato Maranza e Torri), in generale quasi tutta la lista - specialmente nelle persone che poi hanno portato il grosso delle preferenze - pescava da un ambito validissimo ma limitato, quello che gira attorno alla parrocchia.
Inoltre sono venuti meno dei grossi pacchetti di preferenze in Reboldi e Boragini.
Parlando di Boragini e di donne, e ricordando quanto detto sopra, probabilmente un elemento di debolezza è stato il fatto che le donne che erano in lista la scorsa volta non si siano ripresentate, con l'eccezione di Chiara Raza che ha fatto il pieno di preferenze.

Chiara Raza, appunto. Con lei si è un po' ripetuto quello che era successo cinque anni fa a parti invertite: già cinque anni fa si vociferò della candidatura Trecani, si scelse Prandelli, Trecani fu la più votata nella sconfitta. Cinque anni fa arrivò un segnale forte su chi doveva essere il candidato sindaco. Magari sarà così anche questa volta. Tra l'altro Raza rispetto al pur ottimo Radici ha avuto un ruolo pubblico più visibile: l'assessore alla cultura è presente a conferenze, inaugurazioni, a scuola, mentre giocoforza un urbanista incontra meno persone.

Ma al di là di tutte queste osservazioni, ragionamenti, di tutti questi se e ma, resta un risultato molto netto e inaspettato in queste dimensioni.
Io resto dell'idea che Ospitaletto non sia un paese male amministrato, e mi pare - per quel che ho sentito in campagna elettorale - che neppure Trecani la pensi così: la posizione è che si può fare meglio, non che si sono fatti disastri.
Semplicemente, la voglia di cambiare facce di cui avevo accennato nello scorso intervento era forte, più forte delle altre considerazioni. Probabilmente queste elezioni sarebbero andate così anche con qualche faccia diversa nelle liste. Non fare neppure discorsi di campagna elettorale giusta o sbagliata. Più d'uno, sia prima che dopo, mi ha detto che era stufo di avere Taini a comandare, nonostante i suoi sondaggi. Evidentemente un cambio era nelle cose, magari si poteva arrivare a una differenza di due-trecento voti invece di cinquecento, ma non sarebbe cambiato il risultato.

L'alternanza in sé apre a delle opportunità positive e può essere un valore, evidentemente era un valore voluto e desiderato nella cittadinanza.
Buon lavoro all'amministrazione.

venerdì 19 maggio 2023

Qualche numero dalle elezioni (1)

Ok, avevo indovinato l'affluenza. E solo quella...

Sorpresona, già che vincesse Laura Trecani non era atteso, che vincesse di quasi 500 voti con Totò a 550 poi era completamente fuori da ogni previsione.

Le liste faranno le loro valutazioni. Metto in fila alcuni numeri.

Molte preferenze, a questo giro. 2488 per i candidati della lista Radici, 2293 per quelli della lista Trecani. Cinque anni fa furono 2254 per Sarnico e 1735 per Prandelli. Particolarmente notevole il fatto che le preferenze di Radici siano più di quelle della lista Sarnico nonostante 700 voti (e schede) in meno.

Questo si traduce in una grossa differenza nelle preferenze per voto.
Dato 2023: 0,98 per la lista Radici, 0,76 per la lista Trecani (0,44 per la lista Totò)
Dato 2018: 0,69 per la lista Sarnico, 0,89 per la lista Trecani.
Si vede che:

  • la lsita perdente ha una concentrazione di preferenze maggiore: questo è normale, perché la lista vincente riesce ad attirare i voti "d'opinione" oltre a quelli personali, più convinti e informati;
  • a prescindere da questo, sia la lista vincente che quella perdente incrementano le schede preferenziate. Questo può essere dovuto a una campagna migliore da parte dei candidati o al fatto che, mentre parenti e amici ai seggi ci vanno, i voti "d'opinione" sono sempre meno e finiscono nell'astensione.

Sempre parlando delle preferenze, altri dati:

  • le sei donne della lista Trecani portano ciascuna 180 preferenze in media, i dieci uomini 121;
  • le otto donne della lista Radici portano 145 preferenze ciascuna, gli uomini 166.

Cinque anni fa i dati furono: uomini lista Sarnico 150, donne 131; uomini lista Prandelli 92, donne 130.
Si conferma quindi che il centrosinistra porta candidati più forti tra i maschi, mentre il centrodestra va forte con le candidature femminili (che però, essendo di meno, portano un totale di preferenze leggermente inferiore).

Per curiosità, ho guardato anche la distrubuzione "geografica" delle preferenze.
Nella lista Radici si ha una concentrazione maggiore di preferenze in singoli seggi. Calcolando solo chi ha preso più di 100 preferenze, Domenighini ha il 26% delle sue preferenze al seggio 3, Gotti il 24% all'1, Raza il 20% al 3. La dispersione minore si ha con Lombardo e Sarnico al 15%.
Nella lista Trecani le preferenze sono meno concentrate, l'unica sopra il 20% è Masperi con il 23%. Germana Antonelli ed Ernesto Mena hanno voti sorprendentemente costanti: il loro seggio migliore porta rispettivamente il 13% e il12% del totale, il che con 10 seggi vuol dire una distribuzione praticamente uniforme.
Anche in questo caso si può vedere una doppia lettura: chi ha una forte concentrazione ha mobilitato con efficacia amici e parenti, ma si può anche dire che sia mancato nel voto trasversale.

Riguardo alla distribuzione territoriale, sono andato a vedere anche i risultati delle regionali di tre mesi fa, spartiti per seggio. Di seguito le percentuali prese da Fontana e Trecani nelle due elezioni.

La percentuale complessiva è stata del 60% per Fontana e del 49% per Trecani.
Si nota la particolarità del seggio 3, dove il centrodestra prende significativamente di meno che negli altri seggi (-10% rispetto alla media alle regionali, -3% - quindi meglio - alle comunali). E' il seggio in cui Domenighini e Raza hanno fatto il pieno di preferenze, il seggio del "villaggio Polonini".

Tra gli altri seggi, curiosamente c'è una lieve correlazione negativa: per esempio il seggio in cui Laura Trecani è andata meglio (seggio 7) è il secondo in cui Fontana era andato peggio, mentre quello in cui è andata peggio (seggio 5) è stato tra i migliori per Fontana.
Questo non vuol dire che c'è gente che votava Fontana e non Trecani o viceversa. o magari qualcuno sì, ma è ben più probabile che la spiegazione sia nella astensione e nella diversa affluenza, nella capacità di portare alle urne il proprio elettorato.
 

I candidati che si sono ripresentati nelle stesse liste sono solo 7. Pensavo di più, ma tre si sono candidati  a sindaco, alcuni hanno cambiato lista, alla fine sono rimasti Raza, Burato, Faini e Bianchi per Radici, Guarneri, Mandelli e Gallo per Trecani. Queste le variazioni: Raza da 259 a 379, Burato da 170 a 228, Faini da 180 a 111, Bianchi da 60 a 46. Gli assessori crescono, gli altri scendono (contiamo anche che la lista ha perso il 30% dei voti).
Dall'altra parte, uno spettacolare +259 per Guarneri (da 114 a 353), +153 per Mandelli (da 157 a 310), -44 per Gallo (da 64 a 20). In questo caso è stata premiato il lavoro di Ospilab: per cinque anni sono stati sempre presenti e attivi.