venerdì 30 ottobre 2026

L'elettore Gondrano

Gondrano è il cavallo della Fattoria degli animali. Lavoratore instancabile, si fida dei maiali alla guida della rivoluzione. E fa una brutta fine, ma non è questo che mi interessa oggi.

Mi è venuto in mente che ci sono un sacco di elettori che ragionano come Gondrano. Tante persone hanno sempre votato, e sempre voteranno, la stessa parte politica. La loro scelta è guidata dalle loro convinzioni. Sono persone di destra – o di sinistra – e quindi votano partiti di destra – o di sinistra. Questo in ogni caso, indipendentemente da chi è il candidato “pro tempore” della loro parte: si fidano a prescindere, o comunque si fidano più del loro candidato che dei candidati delle altre parti. Indipendentemente anche dai risultati che destra e sinistra ottengono al governo. Le prossime elezioni politiche saranno un momento di valutazione, di giudizio sull’operato del governo Meloni? Sì, in parte è vero. C’è però una componente dell’elettorato che continuerà a votare a destra anche se i risultati ottenuti dal governo sono stati scarsi, nella convinzione che la sinistra avrebbe comunque fatto peggio; così come c’è un’altra parte che non ha mai preso in considerazione di votare a destra, anche se in questi anni avessimo visto un boom economico e il Paese dei balocchi.

Tutto ciò è legittimo, e anche giusto, si badi: se ci sono persone con convinzioni ideali/ideologiche profonde non può che funzionare così. Io credo che questi elettori siano pure tanti. Ci sarà un motivo se l’Emilia ha sempre votato a sinistra e il Veneto sempre a destra, a parità di governo centrale per entrambe le regioni e con gli elettori esposti allo stesso sistema mediatico e informativo.

Ciò non implica che le elezioni siano non contendibili o sempre uguali, ovviamente: se anche – esagero – due elettori su tre fossero dei Gondrani, che anche di fronte alle oggettive difficoltà della loro parte si fidano comunque di essa più che delle altre, il restante terzo di elettori sarebbe più che sufficiente per cambiare il risultato di un’elezione. Inoltre ci sono anche dei Gondrani “moderati”, che non voteranno mai la parte avversa ma che magari si avvicinano a possibilità terze, o nuove, o – più probabilmente – possono restare delusi dalla propria parte e restare a casa invece di andare a votare.

Va bene tutto ciò? Non si dovrebbe votare secondo i programmi migliori, o quelli più convenienti per sé stessi in un dato momento? Quanto è probabile che le soluzioni migliori in ogni contesto vengano sempre dalla stessa parte politica?

Dirò che secondo me sì, va bene: se si ha una certa visione della società il discorso dei programmi migliori è un ottimo criterio per elezioni molto legate alle scelte pratiche, come accade a livello amministrativo, ma a livello politico il governo imprime una certa direzione al Paese, e trovo molto più verosimile che in quel caso si sia sempre d’accordo con una parte piuttosto che con l’altra. A maggior ragione in tempi in cui i vincoli esterni (l’Europa, la globalizzazione) fanno sì che su quella che è sempre stata considerata la “ciccia” delle elezioni, cioè l’economia, ci sia tutto sommato poco margine di manovra. Non credo che sia un caso che l’Italia da decenni viaggi sempre allo stesso modo, cioè all’incirca un mezzo punto sotto la crescita del PIL dell’Eurozona. Ciò su cui può incidere un governo sono le questioni “identitarie”, e su quelle è difficile che uno valuti e cambi idea a seconda della contingenza. E allora, viva Gondrano.