Prima o poi troverò il tempo di scrivere qualcosa di più generale su Magnifica Humanitas.
Lettura difficile, densa, molto "onnicomprensiva". Praticamente un compendio di dottrina sociale.
Per ora segnalo questo paragrafo, tratto dal numero 173:
Nulla, nel mondo dell’IA, è immateriale o magico. Ogni risposta che appare immediata e perfetta proviene da una lunga catena di mediazioni, da una rete estesa di risorse naturali, di infrastrutture energetiche e, soprattutto, di persone. Una parte significativa del funzionamento dell’economia digitale si regge sul lavoro silenzioso di milioni di esseri umani, impiegati in attività poco visibili ma essenziali: etichettatura dei dati, moderazione dei contenuti – spesso pessimi –, addestramento dei modelli. In molti casi si tratta di giovani, per lo più donne, che lavorano duramente per compensi minimi.
Conoscevo già il tema, che papa Leone cita nelle righe successive, della estrazione dei materiali necessari ai microchip e delle condizioni in cui essa avviene. Non conoscevo invece la questione dell'addestramento dell'IA.
Giusto ieri mi è capitato sott'occhio questo articolo. Dovrei citarlo praticamente tutto, perché è terribilmente (in tutti i sensi) interessante; mi limito alla conclusione:
L’intelligenza artificiale, insomma, non è “uno strumento magico costruito da persone a San Francisco che guadagnano milioni di dollari l’anno e portano le proprie aziende ad avere valutazioni di mercato pazzesche. È una tecnologia estrattiva, come una miniera, che si appoggia sulla fatica brutale di lavoratori sottopagati in tutto il mondo”, dice 404media, e di cui si cerca di non parlare perché le loro sofferenze guasterebbero l’immagine patinata del mondo hi-tech.
Per dirla con Michael Geoffrey Asia: “L’IA non può essere senza gli esseri umani. Non è intelligenza artificiale: è intelligenza africana.”
Condizioni di lavoro dickensiane, però in contesti in cui il prodotto di quel lavoro non è fruito nello stesso posto in cui ci sono queste condizioni, e dove magari c'è una cultura disposta a ragionare progressivamente su come migliorarle*, come succedeva ai tempi di Dickens. Una delocalizzazione completamente virtuale che separa del tutto l'utente dal lavoratore. Occhio non vede, cuore non duole.
* che poi non è detto che funzioni, i braccianti agricoli sfruttati ci sono anche da noi, per prodotti che consumiamo vicino a dove sono raccolti.
Nessun commento:
Posta un commento