Un post magistrale sull'argomento. Chapeau.
A cui aggiungo oggi questo.
mercoledì 11 gennaio 2017
venerdì 23 dicembre 2016
Il Natale delle lamentazioni
Lamentazione numero 1, su Roma e dintorni.
Lamentazione numero 2, su economia e dintorni.
Affidiamo alla Provvidenza che viene (rectius: è venuta) il nostro mondo, e l'uomo, affinché renda più pienamente umano il mondo stesso.Cerchiamo di imparare da quello che ci dice la realtà, di prendere il giusto insegnamento dalle cose brutte che ci stanno capitando.
Buon Natale!
Lamentazione numero 2, su economia e dintorni.
Affidiamo alla Provvidenza che viene (rectius: è venuta) il nostro mondo, e l'uomo, affinché renda più pienamente umano il mondo stesso.Cerchiamo di imparare da quello che ci dice la realtà, di prendere il giusto insegnamento dalle cose brutte che ci stanno capitando.
Buon Natale!
lunedì 5 dicembre 2016
La scelta, prima e dopo
Alla fine ho votato No.
Ho deciso tra sabato e domenica, con un criterio diverso da quello che avevo pensato in precedenza: ho pensato a lungo termine.
Nel breve termine avrei preferito il sì, ci sarebbero stati certamente alcuni vantaggi (ed è per questo che sto odiando ciò che succede in queste ore). Ma sarebbero stati di corto respiro.
Nel lungo periodo, ho pensato che la riforma va in direzione di una società più centralizzata e più "disintermediata". Secondo me non è la direzione giusta, anche per il percorso educativo che sto compiendo per me e per gli altri che incontro con la pastorale sociale.
Se sul centralismo avevo già i miei dubbi prima, ho realizzato che la riforma così concepita del bicameralismo perfetto andava nella direzione di una diminuzione dei corpi intermedi (Senato, diminuzione del ruolo dei partiti in relazione agli elettori), mentre io credo che nella democrazia rappresentativa e sussidiaria.
Intendiamoci, nessun rischio a breve termine, ma a lungo andare la riforma disegna una società che secondo me è più esposta ai rischi del populismo, già adesso così forte. L'intermediazione secondo me permette potenzialmente pesi e contrappesi, permette un approccio più graduale alla politica e richiede una partecipazione più responsabile della democrazia diretta.
Ricordando che "il tempo è superiore allo spazio" (Evangelii Gaudium) ho preferito pensare a lungo termine.
Ho deciso tra sabato e domenica, con un criterio diverso da quello che avevo pensato in precedenza: ho pensato a lungo termine.
Nel breve termine avrei preferito il sì, ci sarebbero stati certamente alcuni vantaggi (ed è per questo che sto odiando ciò che succede in queste ore). Ma sarebbero stati di corto respiro.
Nel lungo periodo, ho pensato che la riforma va in direzione di una società più centralizzata e più "disintermediata". Secondo me non è la direzione giusta, anche per il percorso educativo che sto compiendo per me e per gli altri che incontro con la pastorale sociale.
Se sul centralismo avevo già i miei dubbi prima, ho realizzato che la riforma così concepita del bicameralismo perfetto andava nella direzione di una diminuzione dei corpi intermedi (Senato, diminuzione del ruolo dei partiti in relazione agli elettori), mentre io credo che nella democrazia rappresentativa e sussidiaria.
Intendiamoci, nessun rischio a breve termine, ma a lungo andare la riforma disegna una società che secondo me è più esposta ai rischi del populismo, già adesso così forte. L'intermediazione secondo me permette potenzialmente pesi e contrappesi, permette un approccio più graduale alla politica e richiede una partecipazione più responsabile della democrazia diretta.
Ricordando che "il tempo è superiore allo spazio" (Evangelii Gaudium) ho preferito pensare a lungo termine.
Rassegna stampa post referendum
Blog di Beppe Grillo, 28 aprile 2015
Corriere della Sera, 16 settembre 2016
Blog di Beppe Grillo, 4 dicembre 2016
Cuore, 8 aprile 1991
Corriere della Sera, 16 settembre 2016
Blog di Beppe Grillo, 4 dicembre 2016
Cuore, 8 aprile 1991
venerdì 25 novembre 2016
Ragionamenti sul referendum (4)
(Prosegue da qui, qui e qui)
Infine, dopo aver passato i rassegna le modifiche più grandi e influenti della legge elettorale, valutiamo le altre modifiche: la nuova modalità di elezione del Presidente della Repubblica e le nuove forme di consultazione popolare. Credo che l'abolizione del CNEL non sia messa in discussione da alcuno, e anche io non la tratterò, pur essendo dell'idea che l'intenzione dei costituenti fosse buona e che sia stato sbagliato solo il funzionamento. A epitaffio, ricordiamo che al CNEL si deve l'istituzione del Sistema Sanitario Nazionale.
Infine, dopo aver passato i rassegna le modifiche più grandi e influenti della legge elettorale, valutiamo le altre modifiche: la nuova modalità di elezione del Presidente della Repubblica e le nuove forme di consultazione popolare. Credo che l'abolizione del CNEL non sia messa in discussione da alcuno, e anche io non la tratterò, pur essendo dell'idea che l'intenzione dei costituenti fosse buona e che sia stato sbagliato solo il funzionamento. A epitaffio, ricordiamo che al CNEL si deve l'istituzione del Sistema Sanitario Nazionale.
Caso migliore a Costituzione vigente
Nel caso ideale, i parlamentari riconoscono l'importanza di avere un Presidente della Repubblica condiviso e super partes e lo eleggono sempre ad ampia maggioranza (cosa in effetti già successa nella storia) senza bisogno di quorum aumentati.
Per quanto riguarda invece le leggi di iniziativa popolare, i parlamentari si fanno attenti interpreti delle proposte e portano in Aula tutte quelle accettabili per la discussione, badando che il loro filtro sia limitato allo stretto indispensabile.
I referendum trovano una ampia partecipazione popolare e forze politiche mature non approfittano del quorum per farli fallire.
L'indirizzo popolare ai lavori parlamentari avviene tramite i corpi intermedi, i partiti e nel contatto diretto tra elettori e deputati.
Per quanto riguarda invece le leggi di iniziativa popolare, i parlamentari si fanno attenti interpreti delle proposte e portano in Aula tutte quelle accettabili per la discussione, badando che il loro filtro sia limitato allo stretto indispensabile.
I referendum trovano una ampia partecipazione popolare e forze politiche mature non approfittano del quorum per farli fallire.
L'indirizzo popolare ai lavori parlamentari avviene tramite i corpi intermedi, i partiti e nel contatto diretto tra elettori e deputati.
Caso migliore a Costituzione riformata
Anche
in questo caso i parlamentari eleggono un Presidente ampiamente
condiviso, senza nemmeno bisogno di arrivare agli scrutini con un quorum più basso.
Le leggi di iniziativa popolare vengono normate in maniera rapida e altrettanto rapidamente trovano una calendarizzazione nei lavori dell'Aula ed una discussione non preconcetta.
I referendum - se importanti - raccolgono una ampia partecipazione popolare sia nella raccolta di firme che nella votazione; così come i referendum propositivi e di indirizzo.
Le leggi di iniziativa popolare vengono normate in maniera rapida e altrettanto rapidamente trovano una calendarizzazione nei lavori dell'Aula ed una discussione non preconcetta.
I referendum - se importanti - raccolgono una ampia partecipazione popolare sia nella raccolta di firme che nella votazione; così come i referendum propositivi e di indirizzo.
In questo caso ottimisitico le modifiche sono pressoché ininfluenti per le materie già previste dall'attuale Costituzione, visto che le clausole di garanzia pensate dalla riforma non scatterebbero mai; ma la nuova Costituzione si fa preferire per gli istituti di nuova introduzione.
Caso peggiore a Costituzione vigente
Nel
caso peggiore, oggi la Costituzione fa sì che una qualsiasi maggioranza
possa forzare dal quarto scrutinio l'elezione di un suo candidato
Presidente, magari impresentabile, e non c'è possibilità di impedirlo.
Sempre nel caso peggiore le leggi di iniziativa popolare sono sistematicamente trascurate ed ignorate, così come gli esiti dei referendum abrogativi, quando questi non sono svuotati da campagne che puntano ad abbassare la partecipazione.
Sempre nel caso peggiore le leggi di iniziativa popolare sono sistematicamente trascurate ed ignorate, così come gli esiti dei referendum abrogativi, quando questi non sono svuotati da campagne che puntano ad abbassare la partecipazione.
Caso peggiore a Costituzione riformata
Con
la nuova Costituzione, invece, il caso peggiore probabilmente è quello
in cui il Presidente della Repubblica non venga eletto per lungo tempo,
per via del quorum rafforzato. Volendo essere proprio diabolici
si potrebbe pensare che una maggioranza possa anche non accordarsi mai
con l'opposizione su alcun nome per poter così avere il controllo delle
funzioni presidenziali tramite il supplente, ovvero il presidente della
Camera, eletto a maggioranza semplice. Non mi è chiaro se in questo caso
i lavori parlamentari sarebbero completamente paralizzati o se
potrebbero continuare "intercalati" tra gli scrutini.
I referendum propositivi e le leggi di iniziativa popolare potrebbero attendere per anni i regolamenti attuativi. Una volta predisposti, c'è il rischio che le leggi di iniziativa popolare siano sempre posticipate e comunque bocciate; mentre c'è il rischio che i referendum propositivi siano disattesi in quanto non vincolanti, oppure
I referendum propositivi e le leggi di iniziativa popolare potrebbero attendere per anni i regolamenti attuativi. Una volta predisposti, c'è il rischio che le leggi di iniziativa popolare siano sempre posticipate e comunque bocciate; mentre c'è il rischio che i referendum propositivi siano disattesi in quanto non vincolanti, oppure
utilizzati da frange populiste per pressioni con proposte irrealizzabili (uscita dall'Euro?).
I referendum abrogativi potrebbero non realizzare mai il livello di firme rafforzato necessario per un quorum abbassato.
I referendum abrogativi potrebbero non realizzare mai il livello di firme rafforzato necessario per un quorum abbassato.
In questi due casi è difficile scegliere tra un possibile farabutto alla Presidenza o un'impasse paralizzante. Invece credo che le modifiche sugli istituti di democrazia diretta possano introdurre qualche possibilità in più rispetto alla Costituzione vigente.
giovedì 24 novembre 2016
Ragionamenti sul referendum (3)
(Prosegue da qui e qui)
Dopo aver parlato del Senato, vediamo cosa succede alle autonomie regionali (riforma del Titolo V).
Dopo aver parlato del Senato, vediamo cosa succede alle autonomie regionali (riforma del Titolo V).
Caso migliore a Costituzione vigente
Nel caso ideale, l’attuale Costituzione può funzionare molto
bene: lo Stato si occupa di alcune materie, le Regioni di tutto il resto, i
conflitti vengono definiti nella Conferenza Stato-Regioni e grazie alla
giurisprudenza pregressa della Corte Costituzionale. In questo modo le Regioni
hanno ampio spazio per agire in autonomia in molti campi, e in caso di
necessità lo Stato può intervenire con sussidiaria. Lo Stato potrà addirittura
delegare alle Regioni più virtuose ulteriori competenze.
In caso di superiore interesse statale, non c’è un meccanismo di prevalenza statale, e il riconoscimento dell’interesse nazionale è affidato al ragionevole accordo tra le parti.
Nel caso ideale non c’è gran bisogno di organi di controllo (che in effetti non ci sono), visto l’accordo tra le parti in vista del bene comune.
In caso di superiore interesse statale, non c’è un meccanismo di prevalenza statale, e il riconoscimento dell’interesse nazionale è affidato al ragionevole accordo tra le parti.
Nel caso ideale non c’è gran bisogno di organi di controllo (che in effetti non ci sono), visto l’accordo tra le parti in vista del bene comune.
Caso migliore a Costituzione riformata
La Costituzione riformata funziona come quella vigente nei
meccanismi (vige ancora la competenza residuale regionale), ma non nelle
competenze: lo Stato si occupa di molte più materie, diminuendo la
sussidiarietà. Tenuto conto di questo fatto, però, nel caso migliore si può
sperare che alle Regioni virtuose vengano devolute competenze aggiuntive,
ripristinando una modalità di funzionamento più rispettosa delle autonomie. In
caso di disaccordi sulle competenze, nel caso ideale questi sono discussi dai
rappresentanti delle Regioni in Parlamento, inoltre rimane sempre la Conferenza
Stato-Regioni: con queste camere di compensazione il ricorso alla Corte
Costituzionale potrebbe essere ridotto al minimo.
Sempre nel caso ideale, lo Stato eviterà il più possibile l’attivazione della “clausola di supremazia”, lasciandola solo per situazioni ponderate, in cui sia assolutamente necessaria.
Se necessario, lo Stato avrà anche a disposizione eventuali “punizioni” per le amministrazioni locali che si comportassero in modo meno che irreprensibile: questo potrebbe fungere da stimolo per il miglioramento delle classi dirigenti locali.
Sempre nel caso ideale, lo Stato eviterà il più possibile l’attivazione della “clausola di supremazia”, lasciandola solo per situazioni ponderate, in cui sia assolutamente necessaria.
Se necessario, lo Stato avrà anche a disposizione eventuali “punizioni” per le amministrazioni locali che si comportassero in modo meno che irreprensibile: questo potrebbe fungere da stimolo per il miglioramento delle classi dirigenti locali.
Nel confronto tra i due casi migliori, secondo me vince la Costituzione vigente, anche se la mancanza di controlli e contrappesi fa sì che questa preferenza sia molto legata a un'idealità che sembra più un wishful thinking.
Caso peggiore a Costituzione vigente
Vediamo ora le possibilità peggiori. Nella vigente
Costituzione, la situazione può completamente sfuggire di mano a ogni controllo
statale: le Regioni potrebbero approfittare (anche in modo non opportuno) della
competenza residuale per fare il bello e il cattivo tempo su moltissime
materie, approfittando anche del fatto che non hanno la responsabilità fiscale
completa di ciò che fanno. Lo Stato non avrebbe neppure il modo esplicito di
far valere le proprie ragioni in caso di interesse nazionale.
A quel punto ci si troverebbe in una situazione di conflitto permanente: le Regioni legifererebbero in continuazione, anche su materie di dubbia competenza, e lo Stato farebbe lo stesso anche su materie regionali, tentando di far valere la propria supremazia anche invadendo il campo.
La Corte Costituzionale sarebbe continuamente oberata di lavoro; nel caso peggiore questo continuerebbe a succedere anche dopo molto tempo, visto che il conflitto sembrerebbe l’unico modo per opporsi alle ingerenze della “controparte”.
Lo Stato potrebbe però giocare per la carta economica per piegare le Regioni al suo volere, tagliando i contributi agli enti locali più riottosi.
A quel punto ci si troverebbe in una situazione di conflitto permanente: le Regioni legifererebbero in continuazione, anche su materie di dubbia competenza, e lo Stato farebbe lo stesso anche su materie regionali, tentando di far valere la propria supremazia anche invadendo il campo.
La Corte Costituzionale sarebbe continuamente oberata di lavoro; nel caso peggiore questo continuerebbe a succedere anche dopo molto tempo, visto che il conflitto sembrerebbe l’unico modo per opporsi alle ingerenze della “controparte”.
Lo Stato potrebbe però giocare per la carta economica per piegare le Regioni al suo volere, tagliando i contributi agli enti locali più riottosi.
Caso peggiore a Costituzione riformata
Con la Costituzione riformata, sarebbe lo Stato ad avere il
coltello dalla parte del manico, tanto da avere potenzialmente molte armi per
esautorare le Regioni.
Nel caso peggiore l’amministrazione centrale potrebbe continuamente invocare l’interesse nazionale, svuotando le Regioni delle loro competenze, o magari farlo solo con le Regioni di colore politico diverso. Anche la possibilità di dare competenze in più alle regioni “virtuose” potrebbe essere usata solo per gli “amici”, mentre con i “nemici” si potrebbero mettere in campo le punizioni per chi ha i conti in disordine, condizione questa piuttosto fumosa e che dipende anche dai trasferimenti statali.
La situazione sarebbe quindi molto sbilanciata a favore dello Stato.
Nel caso peggiore l’amministrazione centrale potrebbe continuamente invocare l’interesse nazionale, svuotando le Regioni delle loro competenze, o magari farlo solo con le Regioni di colore politico diverso. Anche la possibilità di dare competenze in più alle regioni “virtuose” potrebbe essere usata solo per gli “amici”, mentre con i “nemici” si potrebbero mettere in campo le punizioni per chi ha i conti in disordine, condizione questa piuttosto fumosa e che dipende anche dai trasferimenti statali.
La situazione sarebbe quindi molto sbilanciata a favore dello Stato.
(continua qui)Nel confronto tra i due casi peggiori, secondo me la riforma propone una situazione troppo sbilanciata, anche se la Costituzione vigente porta a una paralisi, mentre con quella riformata lo Stato potrebbe in qualche modo continuare a funzionare.
mercoledì 23 novembre 2016
Ragionamenti sul referendum (2)
(Prosegue da qui)
Per prima cosa analizziamo la parte della riforma che riguarda il superamento del bicameralismo perfetto e la riforma del Senato.
Caso migliore a Costituzione vigente
Nel caso ideale, supponiamo di avere una classe politica attenta e diligente, composta da persone che lavorano alacremente per il bene della Repubblica.
Con l’attuale Costituzione, i deputati e i senatori potranno contribuire entrambi alla scrittura di tutte le leggi, che potranno comunque essere approvate rapidamente grazie a un forte accordo politico di maggioranza e all’assenza di ostruzionismo da parte di una opposizione costruttiva. In questo caso il doppio passaggio (Camera e Senato) è garanzia di migliore qualità legislativa e di maggiore controllo parlamentare.
Con una maggioranza coesa e un’opposizione corretta non dovrebbe essere necessario usufruire troppo dello strumento dei Decreti legge del Governo, che potrebbero restare riservati ai casi di vera urgenza.
Se per le leggi le cose funzionerebbero bene, potrebbe essere più complessa la situazione del Governo: nel caso (sempre possibile) di maggioranze diverse nelle due Camere la necessità di ottenere la fiducia in entrambe da parte dell’esecutivo potrebbe porre dei problemi anche con parlamentari lungimiranti. Se infatti sulle singole leggi può essere più facile trovare un accordo sulle cose da fare, la fiducia a un Presidente del Consiglio o a un altro è un atto molto più impegnativo, e alcuni parlamentari potrebbero essere combattuti tra la necessità di dare un Governo al Paese e il rispetto del mandato elettorale, che non prevede di solito casi così incerti.
Secondo la Costituzione vigente ogni singolo parlamentare rappresenta l’intero Paese, e non solo il suo collegio di elezione. La rappresentanza degli interessi locali, quindi, è affidata a organi complementari quali la Conferenza Stato-Regioni.
Caso migliore a Costituzione riformata
Nelle stesse ipotesi, la Costituzione che scaturirebbe dalla riforma riduce il numero dei senatori a 100, eletti indirettamente da parte delle Regioni. Supponendo che i Consigli Regionali scelgano bene i loro rappresentanti a Roma, potremmo avere una classe dirigente che si fa portavoce delle istanze locali presso il Parlamento. Probabilmente scegliendo le persone adatte si potrebbe anche ridurre il problema del “part-time”: se i senatori non avessero altro incarico locale che non rappresentare la Regione a Roma e si mettessero d’impegno nel lavoro nazionale, magari circondandosi di buoni collaboratori, potrebbero seguire in maniera sufficiente anche i lavori del Senato. Certo non sarà mai come avere un bravo senatore a tempo pieno, neppure nella migliore delle ipotesi.
Nel caso di maggioranze diverse tra le due Camere – cosa che con la nuova elezione regionale e scaglionata nel tempo dei senatori diventa più probabile* – la produzione legislativa potrebbe proseguire ugualmente, come dicevamo sopra, con accordi sulle singole leggi, mentre dovrebbe essere più facile formare un Governo, per cui basta la fiducia alla Camera.
Parlando delle leggi, senz’altro queste sarebbero più rapide: il fatto che la maggioranza dei testi venga approvato con procedimento monocamerale renderà in ogni caso i tempi più brevi che con un doppio passaggio tra Camera e Senato, per quanto bravi e collaborativi possano essere i parlamentari del sistema bicamerale.
Anche con dei senatori molto responsabili e coscienziosi, invece, sarà inevitabile un certo periodo di transizione in cui ci sarà lavoro per la Corte Costituzionale riguardo alla corretta definizione dei vari procedimenti legislativi (il famigerato articolo 70).
Con la riforma, se bene applicata, il Governo potrebbe utilizzare pochi Decreti legge, perché il tempo di conversione diverrebbe simile a quello di approvazione di leggi “con corsia preferenziale”, che sarebbero quindi preferiti (sempre in modo non invasivo per il Parlamento, se questo riuscirà ad approfittare dello snellimento procedurale per fare leggi più rapidamente).
Infine, i cinque senatori di nomina presidenziale potrebbero portare il loro patrimonio di competenze ed eccellenze, stando attenti a non alterare le maggioranze espresse dai senatori eletti.
Caso peggiore a Costituzione vigente
Per prima cosa analizziamo la parte della riforma che riguarda il superamento del bicameralismo perfetto e la riforma del Senato.
Caso migliore a Costituzione vigente
Nel caso ideale, supponiamo di avere una classe politica attenta e diligente, composta da persone che lavorano alacremente per il bene della Repubblica.
Con l’attuale Costituzione, i deputati e i senatori potranno contribuire entrambi alla scrittura di tutte le leggi, che potranno comunque essere approvate rapidamente grazie a un forte accordo politico di maggioranza e all’assenza di ostruzionismo da parte di una opposizione costruttiva. In questo caso il doppio passaggio (Camera e Senato) è garanzia di migliore qualità legislativa e di maggiore controllo parlamentare.
Con una maggioranza coesa e un’opposizione corretta non dovrebbe essere necessario usufruire troppo dello strumento dei Decreti legge del Governo, che potrebbero restare riservati ai casi di vera urgenza.
Se per le leggi le cose funzionerebbero bene, potrebbe essere più complessa la situazione del Governo: nel caso (sempre possibile) di maggioranze diverse nelle due Camere la necessità di ottenere la fiducia in entrambe da parte dell’esecutivo potrebbe porre dei problemi anche con parlamentari lungimiranti. Se infatti sulle singole leggi può essere più facile trovare un accordo sulle cose da fare, la fiducia a un Presidente del Consiglio o a un altro è un atto molto più impegnativo, e alcuni parlamentari potrebbero essere combattuti tra la necessità di dare un Governo al Paese e il rispetto del mandato elettorale, che non prevede di solito casi così incerti.
Secondo la Costituzione vigente ogni singolo parlamentare rappresenta l’intero Paese, e non solo il suo collegio di elezione. La rappresentanza degli interessi locali, quindi, è affidata a organi complementari quali la Conferenza Stato-Regioni.
Caso migliore a Costituzione riformata
Nelle stesse ipotesi, la Costituzione che scaturirebbe dalla riforma riduce il numero dei senatori a 100, eletti indirettamente da parte delle Regioni. Supponendo che i Consigli Regionali scelgano bene i loro rappresentanti a Roma, potremmo avere una classe dirigente che si fa portavoce delle istanze locali presso il Parlamento. Probabilmente scegliendo le persone adatte si potrebbe anche ridurre il problema del “part-time”: se i senatori non avessero altro incarico locale che non rappresentare la Regione a Roma e si mettessero d’impegno nel lavoro nazionale, magari circondandosi di buoni collaboratori, potrebbero seguire in maniera sufficiente anche i lavori del Senato. Certo non sarà mai come avere un bravo senatore a tempo pieno, neppure nella migliore delle ipotesi.
Nel caso di maggioranze diverse tra le due Camere – cosa che con la nuova elezione regionale e scaglionata nel tempo dei senatori diventa più probabile* – la produzione legislativa potrebbe proseguire ugualmente, come dicevamo sopra, con accordi sulle singole leggi, mentre dovrebbe essere più facile formare un Governo, per cui basta la fiducia alla Camera.
Parlando delle leggi, senz’altro queste sarebbero più rapide: il fatto che la maggioranza dei testi venga approvato con procedimento monocamerale renderà in ogni caso i tempi più brevi che con un doppio passaggio tra Camera e Senato, per quanto bravi e collaborativi possano essere i parlamentari del sistema bicamerale.
Anche con dei senatori molto responsabili e coscienziosi, invece, sarà inevitabile un certo periodo di transizione in cui ci sarà lavoro per la Corte Costituzionale riguardo alla corretta definizione dei vari procedimenti legislativi (il famigerato articolo 70).
Con la riforma, se bene applicata, il Governo potrebbe utilizzare pochi Decreti legge, perché il tempo di conversione diverrebbe simile a quello di approvazione di leggi “con corsia preferenziale”, che sarebbero quindi preferiti (sempre in modo non invasivo per il Parlamento, se questo riuscirà ad approfittare dello snellimento procedurale per fare leggi più rapidamente).
Infine, i cinque senatori di nomina presidenziale potrebbero portare il loro patrimonio di competenze ed eccellenze, stando attenti a non alterare le maggioranze espresse dai senatori eletti.
Nel confronto tra questi due modelli, preferisco la Costituzione vigente: a fronte di un limitato guadagno di velocità legislativa, la Costituzione riformata propone una diminuzione di una buona classe dirigente. Certo questo giudizio è legato all'ipotesi che la classe dirigente sia davvero buona...
Caso peggiore a Costituzione vigente
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