mercoledì 7 settembre 2016

Ahi ahi Roma

Il mese prossimo sarò di nuovo a Roma, a vedere l'effetto dell'amministrazione grillina.
Per ora, alcuni pensieri sparsi.

Roma è irrecuperabile. Ora ne abbiamo la prova. Le abbiamo provate tutte. La destra dopo decenni di sinistra, e Alemanno si è messo a occupare tutto l'occupabile. La sinistra "diversa", che vien da fuori, e Marino è stato mangiato vivo da chiunque rappresentasse un qualche potere a Roma - compreso il suo partito. I Cinque Stelle si rivelano facile preda degli stessi maneggi da parte degli stessi ambienti.
Forse un commissario con poteri di dictator potrebbe fare qualcosa. Ma ormai la do per persa.

I Cinque Stelle stanno affrontando il fatto che non esistono risposte semplici a problemi complessi. Che in politica non esistono regole universali sempre ciecamente valide, che fare buona politica vuol dire scegliere ogni volta qual è la cosa giusta da fare. Che ci sono i princìpi, ma la loro declinazione in pratica non può essere risolta in uno statuto (tra l'altro già disatteso plurime volte).

Virginia Raggi sta dando ragione a chi la descriveva come una marionetta. io non ci avevo creduto, e me ne dispiaccio.

Secondo me finirà con i Cinque Stelle che metteranno sotto tutela Raggi, ribalteranno la giunta, governerà il direttorio (che nome triste) e si andrà avanti continuando ad alzare la voce e a comportarsi come oggi con chiunque non sia del loro partito. In una politica fatta di "noi e loro" va così.

venerdì 26 agosto 2016

L'illusione della scolarizzazione progressiva

Ci sono stati e ci sono molti dibattiti, alla luce della Brexit, di Trump, dei populismi che avanzano minacciosi per l'Europa. Alcuni di questi dibattiti hanno anche osato intaccare un totem delle democrazie moderne, il suffragio universale. Qui, qui, qui e qui alcuni esempi del dibattito.
Per ora siamo solo a livello di disquisizioni teoriche, ma il principio è sempre quello: stabilire una "soglia minima" per votare, con un esame di cittadinanza, un "peso" differente a seconda delle competenze eccetera.

A me sembra un po' un discorso da snob frustrati perché il mondo non va come si vorrebbe. Intendiamoci: anche a me non piace come va il mondo, ma non credo che porre limiti al suffragio sia una strada praticabile, anche se spesso mi tenta. Non lo credo perché se provo a pensare a un modo pratico di porre questi limiti non mi viene in mente nulla di oggettivo. Chi scrive i test? Chi decide chi sono i "competenti"? Insomma, secondo me la scelta è tra il suffragio universale e l'arbitrio, e allora mi tengo il primo.

Detto ciò, però, vedo i problemi e non posso fare a meno di chiedermi da dove vengono. Cosa abbiamo sbagliato?
Secondo me nel pensiero ottocentesco che ha accompagnato l'espansione della democrazia c'era una valutazione troppo ottimistica della razionalità delle persone. Il diritto di voto è stato man mano allargato, più o meno di pari passo con la scolarizzazione. Si pensava che man mano che le classi popolari avrebbero avuto accesso ad un'istruzione, ciò sarebbe stato sufficiente per votare "bene", a ragion veduta. Si pensava che le persone non fossero irrazionali, stupide, egoiste o umorali, ma semplicemente illetterate. Una volta risolto il problema educativo si avrebbero automaticamente ottenute persone in grado di votare (e vivere) coscienziosamente.

Gli ultimi cinquant'anni hanno smentito quest'ipotesi.

Negli ultimi decenni la popolazione ha avuto ampio accesso alla scuola e all'istruzione, ma le sacche di stupidità, di poca intelligenza, di egoismo e di irrazionalità sono rimaste ben diffuse. Nonostante i titoli di studio continuino a diffondersi, la gente non è meno "ggente", se mi si passa il gioco di parole.

Perché? Ci sono due possibili risposte.
Una è pensare che l'umanità (o meglio: una parte degli uomini) sia irrimediabilmente bacata, egoista, miope, e che non ci sia istruzione o educazione che tenga.
L'altra è pensare che in realtà siamo di fronte a un fallimento educativo, che l'istruzione e l'educazione che forniamo non siano fatte bene.

Visto che la soluzione 1 porterebbe semplicemente a sedersi in riva al fiume con la pipa in bocca, preferisco pensare alla 2 e continuare a cercare di fornire il mio piccolo contributo educativo a questo mondo.

mercoledì 24 agosto 2016

Preghiera

Una preghiera per la nostra parrocchia, il nostro oratorio, il parroco e il curato. Che lo Spirito li illumini.

mercoledì 17 agosto 2016

Momenti olimpici

La cosa che mi è piaciuta di più è stato vedere tutti gli allenatori e tuffatori di altre nazioni andare a complimentarsi con Tania Cagnotto dopo la medaglia.
E' bello vedere una tale stima. Si vede che parliamo di una bella persona, oltre che di un'atleta fantastica.
Avrebbe meritato la stessa cosa anche la Ferrari. Ma il rimpianto vero è per Londra, qui poteva non starci.

martedì 2 agosto 2016

Il ballottaggio come forma di filtro

Ritorno sul ballottaggio, di cui parlavo qualche giorno fa. Sono in una fase in cui me ne sono praticamente innamorato, e oggi gli attribuirò proprietà taumaturgiche varie, tra cui quella di salvare la democrazia.

Prima di tutto, uno sguardo a questa tabella. Come si vede, Hitler prese il potere in Germania senza avere la maggioranza dei voti: al più arrivò al 43%, mai al 50%.
Poi, riportiamo alla mente quanto successe nel 2002 in Francia. Nel 2002 il candidato di estrema destra non potè sfondare al ballottaggio per l'opposizione congiunta dei candidati di destra e sinistra, che si unirono contro Le Pen.

Mi pare chiaro che il ballottaggio, oltre a conferire una legittimazione popolare ad una maggioranza parlamentare magari assente al primo turno, può fare da argine a proposte evidentemente inaccettabili, permettendo all'elettorato di "correre ai ripari" dopo il primo turno. E' quello che è successo in Francia alle regionali del 2015 e in Austria di recente, al netto delle successive decisioni legali: il candidato dell'"arco costituzionale" ha recuperato un distacco notevole dal candidato di estrema destra.
Se c'è un ballottaggio, un candidato "pericoloso" o "impresentabile" deve davvero raggiungere il 50% dei voti per prendere il potere. Laddove c'è un proporzionale o un premio di maggioranza, o anche un uninominale secco, non è così, la soglia può essere più bassa. In Polonia il partito di estrema destra governa con il 37.5% dei voti, per esempio.

In un certo senso anche in America il bipolarismo permette meccanismi di questo tipo: l'elezione presidenziale corrisponde a un ballottaggio sui generis, in cui in effetti i candidati più estremi come McGovern e Goldwater sono sempre stati emarginati. A novembre vedremo se il "filtro" reggerà ancora, o se Trump sarà in grado di raggiungere il 50%.

Io non rinuncerei a cuor leggero a un simile meccanismo di salvaguardia, specie con questi chiari di luna.
Non certo solo perché in Italia Salvini fa l'utile idiota di Grillo e rischia di far vincere i 5 Stelle. Non mi pare un motivo sufficiente. Lo strumento in sé mi sembra più che buono, se poi gli italiani non lo sapranno usare, ce lo saremo meritato.

venerdì 22 luglio 2016

Cambiamo l'Italicum? No, grazie

Non ricordo se ho scritto della legge elettorale, in passato.
Non è perfetta, ma secondo me è un passo avanti rispetto al Porcellum.
In particolare, ho sempre trovato un uovo di Colombo l'idea del ballottaggio: il premio di maggioranza rimane ampio e sufficiente (con una sola Camera) a governare, ma viene assegnato dopo un voto popolare in cui il vincitore prende per forza più del 50% dei voti, e non più (come nel Porcellum) dopo un voto in cui il primo può avere anche solo il 25% dei voti.
Ora non mi è chiaro come dovrebbe funzionare l'abolizione del ballottaggio, "perché adesso c'è il tripolarismo". Anzi, proprio perché c'è il tripolarismo, è necessario il secondo turno: al primo non si avrà mai un vincitore certo, né una quantità di voti tale da meritare il premio di maggioranza.
A meno che non si cambi radicalmente la legge elettorale (non solo ritocchi, quindi), passando a un maggioritario a collegi uninominali all'inglese, che però rischia di essere ancora più distorsivo in termini di rappresentanza.
Oppure si rinunci all'idea del vincitore certo, e continuiamo con le larghe intese. Non credo che sia una prospettiva auspicabile. Il secondo turno serve, se poi gli elettori lo "usano male", votando "contro", avranno il governo che si scelgono e che si meritano.

giovedì 14 luglio 2016

Dopo il Corpus Domini

Nota: questo post è di più di un mese fa, ma mi è rimasto tra le bozze fino ad oggi! Lo pubblico comunque, non mi pare così "invecchiato".

Ho seguito l'omelia di don Renato per il Corpus Domini.
Dopo aver sottolineato che l'Eucaristia e la Chiesa non possono essere "fuori" dalla società, il parroco ha fatto alcuni riferimenti ad argomenti di attualità, stigmatizzando la poca partecipazione dei parrocchiani alle iniziative su immigrazione e salute.

Una persona che conosco ha commentato: "E dov'era don Renato quando si facevano le iniziative contro la discarica?". Mi ha fatto pensare.
E' vero: la partecipazione dei cittadini cristiani alla vita politica e sociale non può esplicarsi solo nelle iniziative "timbrate" Parrocchia, ma vive nella società di tutti i giorni. Per fortuna, direi.
Dobbiamo stare attenti, come comunità cristiana, all'equivoco per cui la nostra partecipazione sociale sia legata solo a momenti che hanno un certo "placet", potremmo dire, perché questa interpretazione è molto limitativa.
Anzi, mi chiedo se il compito di una Parrocchia o di un Consiglio Pastorale non sarebbe prima di tutto quello di fornire strumenti ai cristiani per agire da cristiani all'interno delle iniziative sociali e politiche che ritengono più opportune, piuttosto che organizzare in proprio queste stesse iniziative.
Naturalmente non è proibito attivare iniziative proprie, espressione di alcune sensibilità o priorità che possono essere presenti nella comunità, ma secondo me prima di tutto dovrebbe esserci una formazione socio-politica di base. Se questa fosse fatta bene, probabilmente i cittadini sarebbero stimolati a prendere in mano anche da soli queste tematiche, e non ci sarebbe bisogno di organizzarle come Parrocchia.

Un'alternativa potrebbe essere quella di cercare una collaborazione con le realtà non parrocchiali che si occupano di queste tematiche. Questa è una scelta difficile e coraggiosa: richiede un ponderato discernimento e rischia di esporre all'accusa di politicizzazione (si immagini se il CPP esprimesse pubblico appoggio all'iniziativa di qualche Comitato locale). Però se davvero si crede in certe tematiche non si può prescindere dall'affidarsi alla responsabilità laicale anche in questi campi, fidandosi dei cristiani sul territorio.

Se poi la frase della mia conoscente era riferita di persona a don Renato, allora potremmo pensare che era un po' ingenerosa, considerando tutti gli impegni che un prete ha dalla mattina alla sera.
Però i preti non sono gli unici che hanno impegni... c'è anche chi ha famiglia, lavora, insomma può non avere tempo di partecipare a tutto. Magari tanti cristiani (ne conosco) hanno preferito impegnarsi in iniziative civiche, sociali e politiche diverse da quelle proposte dalla Parrocchia. Insomma, su questo tema non si può invocare l'esclusività.
Se un (se-dicente) cristiano non va a Messa, non può certo rivolgersi altrove per mostrare il suo impegno liturgico. Se però un cristiano non partecipa agli incontri sociali della Parrocchia, non è detto che non si impegni attivamente, da cristiano, nella vita civile.